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20 Agosto 2026

Morto Gianfranco Pedullà: il teatro come arte, impegno civile e inclusione

AREZZO – La scomparsa di Gianfranco Pedullà lascia un vuoto nel teatro e nella cultura toscana, ma anche un’eredità fatta di progetti, relazioni e impegno sociale. Regista e drammaturgo, Pedullà ha costruito nel corso della sua lunga attività un rapporto profondo con il territorio aretino e con numerose realtà della Toscana, portando il teatro non soltanto sui palcoscenici, ma anche in luoghi e contesti dove raramente arriva. A ricordarne la figura sono le consigliere regionali del Partito Democratico Roberta Casini e Serena Spinelli, che ne sottolineano il valore artistico e soprattutto la dimensione civile del lavoro. Tra i principali lasciti di Pedullà c’è la fondazione della Rete Teatrale Aretina, che da quasi 25 anni riunisce compagnie e teatri della provincia di Arezzo. Un’esperienza che testimonia il suo impegno nella costruzione di un sistema culturale radicato nel territorio.

«Per il territorio aretino ha lavorato e soprattutto ha costruito molto», ricorda Casini, sottolineando anche le collaborazioni con Comune, Provincia, enti locali e associazioni.

Ma il teatro di Pedullà ha attraversato anche le mura degli istituti penitenziari. Laboratori e spettacoli nelle carceri hanno rappresentato una parte significativa del suo percorso, con un’attenzione particolare alle persone detenute e ai percorsi di reinserimento.

Tra le esperienze ricordate da Spinelli c’è quella nel carcere di Gorgona, sviluppata anche in relazione alle azioni della Regione Toscana per il reinserimento delle persone detenute. Un lavoro che, nelle parole della consigliera, ha portato «parola, dignità e speranza a tante persone detenute».

«Per lui il teatro e l’impegno sociale erano una cosa sola», sottolinea Spinelli, definendo quello di Pedullà «un teatro che cura e che libera, un teatro di tutte e di tutti, anche di chi troppo spesso la società tende a dimenticare».

Un percorso che trova un ulteriore esempio nell’attività realizzata nel carcere di San Benedetto ad Arezzo, ricordata da Casini, attraverso anni di laboratori e spettacoli accanto alle persone detenute.

Il filo conduttore è dunque quello di un’idea di teatro inteso non soltanto come spettacolo, ma come strumento di partecipazione, inclusione e trasformazione sociale. Un’eredità che, secondo le due esponenti regionali, continuerà a vivere nelle realtà culturali e nelle persone coinvolte nel suo lungo percorso. Al cordoglio della comunità teatrale e culturale toscana si uniscono le condoglianze alla famiglia, alla compagnia teatrale e a tutte le persone che hanno conosciuto e condiviso l’esperienza artistica e umana di Gianfranco Pedullà.

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