
AGIPRESS – Anche quest’anno Tipicità 2026, giunta alla 34a edizione, a Fermo nelle Marche dal 6 all’8 marzo 2026, ha mostrato l’evoluzione del settore agroalimentare ed enologico della regione, e non solo. Ospiti infatti le delegazioni di Giappone, Argentina, Marocco, Perù, Polonia che hanno
dato vita a una serata “a tante mani”, il Gala Tipicità Festival all’Hotel Astoria di Fermo, tema “Trattorie Indigene del Gusto”: una dimensione di internazionalità portata avanti da qualche anno da Angelo Serri, direttore di Tipicità, per promuovere il dialogo fra Marche e realtà di altri Pesi e altre culture.
Tipicità 2026 ha evidenziato una grande attenzione verso il recupero dei prodotti della tradizione, in particolare quelli ritenuti poveri. Come i cereali, che ad Appignano, in provincia di Macerata, il terzo weekend di ottobre sono i protagonisti di Leguminaria. Come racconta Stefano Montecchiarini, vicesindaco con delega al turismo, storicamente ceci, lenticchie, fagioli (anche particolari come fagioli zolfini e cece quercia) erano il sostentamento del borgo. Così nacque la tradizione dei coccià, stoviglie di ceramica di uso quotidiano, nati per contenere legumi ma anche olive. Un’usanza oggi portata avanti da donne: sono infatti 4 le ceramiste che producono piatti e vasellame che si possono comprare a Leguminaria, dopo aver degustato i piatti della tradizione negli stand gastronomici allestiti in
paese.
Un piccolo stand a Tipicità per una grande realtà, l’Agriturismo/Ristorante Fattoria Sociale Montepacini, in contrada Misericordia. E’ un progetto pubblico e privato nato nel 2012, quando sui 12 ettari di una proprietà del Comune di Fermo viene realizzato un programma di agricoltura sociale, con prodotti bio. Un bel casale in collina sopra Fermo ospita il ristorante al centro di questa iniziativa particolare, gestita da volontari che lavorano insieme a persone con fragilità o disabilità, o richiedenti
asilo. Il menù si basa molto sulle verdure ma comprende anche un ottimo pollo arrosto, e dolci casalinghi. Una curiosità: a Montepacini (con la consulenza di agronomi) si coltivano anche grani antichi e cereali coi quali si produce una pasta, che per la composizione mista non può essere
definita tale, quindi viene etichettata come “specialità alimentare” ed è davvero molto buona.
I salumi sono un fiore all’occhiello delle Marche, e un nome storico è il Salumificio Ciriaci a Ortezzano, Fermo, fondato nel 1937, oggi guidato dalla terza generazione della famiglia. Produce salumi della tradizione con una filiera integrata 100% italiana e una forte attenzione alla sostenibilità, e a Tipicità 2026 ha ricevuto il premio “Famiglie del Cibo-Un patrimonio dell’umanità”.
Nelle Marche ci sono tante realtà del settore che portano avanti la tradizione. A Sarnano, il paese del ciauscolo IGP, la Festa del Ciauscolo e del Salame Spalmabile di settembre è un appuntamento fisso del Grand Tour delle Marche. Il ciauscolo, tipico delle zone di Macerata, Ancona, Ascoli Piceno e Fermo, è un salame morbido e spalmabile, ottenuto con una doppia o triplice macinatura di carne
suina (spalla, pancetta, lonza) aromatizzata con aglio, pepe e vino. Il nome deriva dal latino cibusculum, che significa “piccolo cibo”. A Sarnano il Salumificio Monterotti (Borgo Giuseppe Garibaldi, 109), fondato nel 1970, produce ciauscolo Igp, ma anche prosciutto, salsiccia di fegato,
salame lardellato, lonza, lonzino, guanciale, mortadella. Nel salumificio vengono lavorati circa 30 maiali ogni settimana, si usano solo carni di allevatori locali, e stagionata con il metodo “profumo di bosco”, in maniera artigianale, con il caminetto classico e legni selezionati che conferiscono ai salumi un profumo speciale. C’è poi chi produce il ciauscolo in maniera un po’ diversa, più spalmabile, e lo chiama Vissanello: è la Norcineria Calabrò di Visso (MC), nata nel 1936 letteralmente in casa e anche
oggi porta avanti la tradizione. Vengono dalla tradizione contadina anche la galantina di gallina e il salame fegatino piccante, sapori di un tempo oggi prodotte da Terre Vitali a Montottone (FM). E c’è chi, come Picena Gastronomia di Montegiorgio, produce galantina di pollo e tacchino sia in
modo classico che con svariati ripieni.
Un excursus nei sapori tradizionali non può che finire in cantina, quella dell’ Officina del Sole (Contrada Montemilone, 1 Montegiorgio FM). E’ un wine resort con 20 ettari di vigna dove vengono valorizzati antiche gli antichi vitigni. Si coltivano Pecorino, Passerina, Verdicchio, Lacrima e Montepulciano i vitigni autoctoni regionali, e Chardonnay, Sauvignon Blanc, Syrah e Pinot Nero i vitigni internazionali. Si producono anche olio e confetture. La location è perfetta anche per eventi e matrimoni, si svolgono visite e degustazioni guidate, c’è un bel ristorante, e nel resort vi sono 24 camere per chi cerca relax di classe nella natura. Officina del Sole di Montegiorgio appartiene alla famiglia Beleggia e fa parte della Bros Hospitality Collection. Della stessa proprietà fanno parte Villa Lattanzi (Torre di Palme), una dimora storica di lusso immersa nel bosco del Cugnolo; il moderno
4 stelle San Paolo Hotel (Campiglione di Fermo), e Palazzo Alaleona (Montegiorgio), un’antica residenza nobiliare nel centro storico. Tutte proposte speciali per qualità ed accoglienza, che ci fanno vivere al meglio l’ospitalità delle Marche.
Gloria Ciabattoni





