AGIPRESS – Lula cerca un quarto mandato, Flavio Bolsonaro il ritorno della destra alla presidenza. Domenica 4 ottobre il Brasile sceglie tra il presidente progressista e il figlio dell’ex capo dello Stato Jair Bolsonaro, in una sfida ancora aperta che, secondo i sondaggi, si avvia verso il ballottaggio.
Le ultime rilevazioni DataFolha assegnano a Lula il 45% dei voti, contro il 40% del senatore del Partito liberale. Il presidente uscente mantiene il vantaggio, ma non raggiunge la maggioranza necessaria per vincere al primo turno. E nell’eventuale secondo turno, previsto per il 25 ottobre, ottiene il 48% contro il 45% dello sfidante: un pareggio tecnico, considerato il margine d’errore di due punti percentuali.
Il leader progressista conserva il proprio radicamento tra le famiglie meno abbienti, le donne e nel Nord-est, la sua regione di provenienza. Flavio trova invece maggiore sostegno nel Sud e nella classe media. Nel Sud-est, il maggiore bacino elettorale del Paese invece, il confronto è quasi alla pari.
Ma Lula arriva alle urne con alcuni risultati economici da rivendicare: nel trimestre chiuso ad agosto la disoccupazione è scesa al 5,3%, il livello più basso registrato per questo periodo dall’inizio della serie storica nel 2012. Gli occupati hanno raggiunto il record di 103,5 milioni. E anche l’aumento del 15% del Bolsa Família, il programma di sussidi alle famiglie più povere, è un asso nella manica di Lula nella corsa alla riconferma. Annunciata a poche settimane dal voto, la misura rafforza il messaggio sociale e il legame del presidente col suo elettorato tradizionale. I primi pagamenti rinforzati arriveranno a ridosso del possibile ballottaggio, quando il fondatore del Partito dei lavoratori potrebbe giocarsi la partita decisiva con Bolsonaro Jr.
Flavio contrappone alla politica del governo la promessa di ridurre il peso dello Stato e rafforzare la disciplina dei conti pubblici. La sua squadra propone un aggiustamento fiscale e un nuovo limite alla spesa. Inoltre, il candidato affianca alle critiche economiche gli attacchi alla magistratura, cercando di mobilitare il bolsonarismo e attrarre altri elettori insoddisfatti.
La candidatura del conservatore è strettamente legata al destino giudiziario del padre Jair, che sconta una pena a piú di 27 anni per aver guidato un tentativo di golpe dopo la sconfitta del 2022. In carcere restano poi i condannati per l’assalto dell’8 gennaio 2023 alle sedi del Congresso, della presidenza e della Corte Suprema a Brasilia: Bolsonaro Jr ha fatto dell’amnistia per il padre e per i suoi supporter una promessa politica.
Intanto il governo Lula é sottoposto anche alle pressioni degli Stati Uniti, che hanno assunto una dimensione economica attraverso i dazi e una politica con gli attacchi alla magistratura brasiliana. A questi si aggiunge il finanziamento di un progetto a sostegno di organizzazioni che contestano l’operato della Corte Suprema, rivelato nelle ultime ore dal Guardian. Tutte iniziative che alimentano il timore di un’ingerenza di Washington nella competizione elettorale.
Anche la religione è entrata con forza nella campagna elettorale col caso di Nostra Signora Aparecida, la Madonna patrona del Brasile. Lula è cattolico, mentre Flavio Bolsonaro è evangelico e si rivolge a un mondo religioso che non riconosce la venerazione di Maria. In questo contesto, la falsa notizia secondo cui il senatore di destra avrebbe voluto togliere ad Aparecida il titolo di patrona ha assunto un forte significato politico. Flavio ha smentito e si è rivolto alla giustizia; Lula ha difeso pubblicamente la patrona, rafforzando la propria identificazione con l’elettorato cattolico. Una divisione che si riflette nel sondaggio Datafolha in cui il presidente raccoglie il 50% delle intenzioni di voto tra i cattolici e lo sfidante il 52% tra gli evangelici. Una controversia quella su Aparecida che ha inoltre riacceso le tensioni tra giudici della Corte Suprema e del Tribunale superiore elettorale, con un confronto teso sui limiti tra contrasto alla disinformazione e tutela della libertà d’espressione.
In questo clima infuocato è saltata anche l’ultima occasione di confronto tv: Globo ha cancellato il dibattito per l’assenza già annunciata di Lula e la successiva rinuncia di Flávio, sullo sfondo di decisioni giudiziarie che avevano modificato le modalità del programma.
L’attenzione si concentra ora sulle ultime iniziative nelle piazze. Una delle tappe più importanti è il Minas Gerais, il secondo collegio più popoloso del Brasile. Come ricorda la Folha, dal 1989 tutti i candidati che hanno vinto la corsa presidenziale in questo stato hanno conquistato anche la presidenza del Paese.
Patrizia Antonini
AGIPRESS





