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3 Febbraio 2026

L’omicidio Cuscito e l’ombra del Mostro di Firenze: una pista mai seguita

AGIPRESS – Trentanove anni dopo, l’omicidio di Clelia Cuscito smette di essere un cold case dimenticato e torna al centro di un inquietante intreccio investigativo che porta dritto ai delitti del Mostro di Firenze. Nuovi atti depositati in Procura mettono in relazione, per la prima volta in modo organico e documentato, il delitto avvenuto a Firenze nel dicembre del 1983 con una pista ufficiale seguita dalla magistratura nell’ambito delle indagini sul serial killer.

Clelia Cuscito, 37 anni, originaria di Gioia del Colle, fu uccisa il 14 dicembre 1983 nel suo appartamento di via Giampaolo Orsini, con almeno quindici coltellate, la prima delle quali alla carotide destra. Una morte rapidissima, preceduta da una colluttazione. Sulla scena furono repertati numerosi elementi: tracce di sangue sull’interruttore della luce, un’agenda con pagine strappate, 46 videocassette VHS, ma l’arma del delitto non venne mai ritrovata. Materiale acquisito, ma mai analizzato in modo sistematico nel corso delle indagini.

Per anni l’attenzione degli inquirenti si è concentrata su Giancarlo Lotti, unico indagato formale dal 1998 fino alla sua morte. Una pista rivelatasi fragile, fondata su una somiglianza con un identikit e su dichiarazioni indirette. Nel 2009 la Procura archiviò definitivamente la sua posizione.

Oggi, una relazione-esposto e una successiva integrazione, depositate dall’avvocato Mattia Alfano con il giornalista Matteo Calì e il consulente Loris Bonacci Martinelli, rimettono in discussione l’intero impianto investigativo. Dallo studio degli atti emerge la figura di un sospettato mai indagato in modo organico: un uomo in confidenza con la vittima, indicato come l’ultima persona entrata nello stabile la mattina dell’omicidio. Testimonianze raccolte all’epoca ne attestano la presenza costante accanto a Clelia e una lunga serie di dichiarazioni contraddittorie mai approfondite.

Secondo la relazione, il possibile movente sarebbe legato all’attività della donna nella prostituzione e, soprattutto, alla gestione e circolazione di videocassette pornografiche, un mercato allora agli albori. Un ambito nel quale il sospettato avrebbe avuto rapporti documentati, tra produzione e noleggio di VHS. Un contesto mai esplorato dagli investigatori dell’epoca e oggi ritenuto centrale per comprendere la ferocia dell’omicidio.

Ma è l’incrocio con i delitti del Mostro di Firenze a dare alla vicenda una portata ancora più inquietante. Nel portafoglio di Stefano Baldi, una delle vittime del duplice omicidio di Travalle del 1981, fu trovato un numero di telefono riconducibile a Clelia Cuscito: un dettaglio mai verificato. Durante la colluttazione, la donna avrebbe strappato capelli all’assassino; il gruppo sanguigno B, estremamente raro, risulta compatibile con quello rilevato su un fazzoletto rinvenuto sulla scena dell’ultimo delitto del Mostro, a Scopeti, nel 1985.

L’integrazione depositata in Procura introduce inoltre un elemento documentale del tutto inedito: la convergenza tra il sospettato dell’omicidio Cuscito e una pista ufficialmente seguita dalla magistratura sul Mostro di Firenze. Un verbale di Polizia Giudiziaria del 1983 attesta che l’uomo aveva la disponibilità di una Alfa Romeo Giulia bianca. Un atto della Procura del 1986, invece, trasmette un rapporto di indagine relativo alla ricerca di una Alfa Romeo Giulia bianca segnalata nei pressi del duplice omicidio di Baccaiano di Montespertoli del 19 giugno 1982, delitto attribuito al Mostro.

Si tratta di una pista disposta formalmente dalla magistratura, non di una semplice segnalazione testimoniale. La ricerca dell’auto, basata su una testimonianza raccolta la sera stessa del delitto, venne avviata solo nell’agosto del 1985, a tre anni di distanza e a poche settimane dall’omicidio di Scopeti. Un ritardo che oggi assume un peso diverso alla luce dell’incrocio tra i due procedimenti.

Secondo l’avvocato Alfano, anche il profilo criminologico del sospettato del caso Cuscito risulterebbe compatibile con le dinamiche dei delitti seriali del Mostro di Firenze, per interessi, contesto relazionale e struttura comportamentale.

L’esposto e l’integrazione non formulano accuse, ma chiedono alla Procura di rileggere tutti gli elementi come parti di un unico quadro, superando omissioni e compartimenti stagni. Perché, come sottolineano i firmatari, il delitto Cuscito non può più essere considerato un caso isolato: potrebbe rappresentare un tassello decisivo per comprendere una delle pagine più oscure della storia criminale italiana. Un Mostro che, secondo il legale, non è mai stato davvero identificato e potrebbe essere ancora vivo, e che di certo non coincide con Pietro Pacciani e i cosiddetti “compagni di merende”.

Letizia Tassinari

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