DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

29 Marzo 2026

Lo studio: ansia e depressione segnali precoci del Parkinson

AGIPRESS – Ansia e depressione non sono solo disturbi dell’umore, ma in alcuni casi possono rappresentare i primi segnali di una malattia neurologica ancora silenziosa. È quanto emerge da un nuovo studio condotto dall’IRCCS Neuromed, che ha individuato una finestra temporale precisa: fino a dieci anni prima della comparsa dei sintomi motori del Malattia di Parkinson. La ricerca, pubblicata sul Journal of Neurology, si inserisce nel solco degli studi più recenti che stanno ridefinendo l’idea stessa di Parkinson: non più una patologia che inizia con tremori e rigidità, ma un processo neurodegenerativo che può svilupparsi lentamente nel tempo, manifestandosi inizialmente con segnali non motori.

Il ruolo del tempo: la “finestra” dei 10 anni
Lo studio è stato condotto nell’ambito del Progetto Moli-sani, uno dei più ampi studi di coorte italiani, che ha seguito oltre 24mila persone per una mediana di 15 anni. Analizzando i dati, i ricercatori hanno osservato che i partecipanti con diagnosi di ansia o depressione avevano un rischio doppio di sviluppare il Parkinson rispetto a chi non presentava questi disturbi. Ma il dato più significativo riguarda il fattore temporale: l’associazione emerge chiaramente solo quando il Parkinson si manifesta entro dieci anni dalla comparsa dei disturbi psichiatrici. Oltre questo intervallo, il legame tende a scomparire. Un elemento che suggerisce come ansia e depressione, in questi casi, non siano semplici fattori di rischio, ma veri e propri segnali precoci della malattia.

“Non allarmare, ma osservare meglio”
“La finestra temporale che abbiamo identificato è un dato concreto che può aiutare i clinici”, spiega Francesca Bracone, prima autrice dello studio. “Non si tratta di creare allarme: ansia e depressione sono molto diffuse e nella maggior parte dei casi non hanno nulla a che vedere con il Parkinson. Ma in presenza di altri segnali, una maggiore attenzione può fare la differenza”. Tra questi segnali associati, i ricercatori citano disturbi del sonno e perdita dell’olfatto, già noti come possibili indicatori precoci della malattia.

L’importanza della diagnosi clinica e della terapia
Un altro elemento rilevante riguarda la qualità dei dati clinici. Lo studio evidenzia che il rischio è più marcato nelle persone con diagnosi e trattamento farmacologico sia per ansia che per depressione. “L’associazione non emerge in chi dichiara i disturbi senza terapia o assume farmaci senza diagnosi”, sottolinea Alfredo Berardelli, coordinatore della ricerca. “Questo dimostra quanto sia importante integrare le informazioni cliniche con quelle farmacologiche per identificare correttamente i soggetti a rischio”.

Una ricerca lunga 20 anni
Il risultato è stato possibile grazie alla durata e alla qualità del Progetto Moli-sani, avviato nel 2005 e oggi considerato uno dei più importanti studi longitudinali italiani. “Aver seguito i partecipanti per così tanto tempo ci ha permesso di ricostruire con precisione la storia clinica”, spiega Augusto Di Castelnuovo. “Siamo riusciti a dare una misura concreta a un’ipotesi che la medicina sospettava da tempo: che i disturbi della mente possano precedere quelli del movimento”.

Verso una diagnosi più precoce
Le implicazioni dello studio sono rilevanti soprattutto sul piano clinico e preventivo. Riconoscere segnali precoci potrebbe permettere di attivare percorsi di monitoraggio più mirati, integrando gli attuali strumenti diagnostici. Non si tratta, sottolineano gli esperti, di trasformare ansia e depressione in campanelli d’allarme generalizzati, ma di inserirli in una valutazione più ampia, che tenga conto dell’insieme dei sintomi e della storia clinica del paziente.

In prospettiva, questo approccio potrebbe contribuire a intercettare la malattia in una fase molto precoce, quando eventuali interventi terapeutici potrebbero risultare più efficaci. Un passo avanti nella comprensione del Parkinson, che conferma come la malattia inizi ben prima di quanto i sintomi visibili lascino intuire, e che apre nuove strade per la ricerca e la pratica clinica.

Davide Lacangellera

AGIPRESS

ARTICOLI CORRELATI
Torna in alto