
AGIPRESS – Da convinta morettiana, avrei potuto dedicare queste righe al ritorno in sala di Bianca e La messa è finita, che segnalo comunque in uscita nelle sale il 25 maggio, ma oggi vale la pena spostare lo sguardo altrove, verso un film che prende una direzione completamente diversa e ci porta dentro un incubo contemporaneo nato online.
Backrooms, l’horror di Kane Parsons, arriva nelle sale italiane dal 27 maggio con I Wonder Pictures e nasce da uno degli immaginari digitali più disturbanti degli ultimi anni. Corridoi infiniti, stanze vuote, pareti giallastre e luci al neon tremolanti hanno trasformato questo spazio liminale in un fenomeno collettivo, alimentato da racconti, video e meme che ne hanno fatto un mito contemporaneo. È un luogo che sembra esistere appena oltre la realtà, come se bastasse un passo falso per finirci dentro senza via d’uscita, con la costante sensazione che non si sia mai davvero soli.
Parsons ha iniziato a sviluppare il progetto nel gennaio del 2022, quando ha pubblicato sul suo canale YouTube una serie di video dedicata proprio a Backrooms. Da lì A24 ha intuito subito il potenziale di quell’universo e ha spinto il giovane autore verso un lungometraggio pensato come naturale prosecuzione di quel materiale originario. Il risultato è un film che porta la sua firma anche in sceneggiatura, insieme a Roberto Patino e Will Soodik.
A rendere il progetto ancora più interessante è il cast, costruito attorno a due protagonisti di grande rilievo internazionale, Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, entrambi candidati all’Oscar. Accanto a loro ci sono anche Mark Duplass, Finn Bennett, Lukita Maxwell, Avan Jogia e altri interpreti che aggiungono peso e coerenza a un impianto visivo molto preciso. La produzione è firmata da A24, Chernin Entertainment, Atomic Monster, 21 Laps Entertainment e Oddfellows Pictures, mentre la fotografia porta la firma di Jeremy Cox.
Backrooms promette di essere uno degli horror più particolari del 2026 e, sinceramente, ci credo. È un film nato dal web, cresciuto nel linguaggio dei contenuti virali e arrivato ora alla prova del grande schermo. Un’opera giovane e ambiziosa, e dunque già importante per la nostra generazione. Anche perché porta in sala il lavoro di un regista che ha solo 20 anni e, sì, farò il tifo per lui. Sarà riuscito a trasformare un mito digitale in un’esperienza visiva e sensoriale capace di lasciare il segno?
Elena Sofia Vitali
AGIPRESS





