DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

11 Novembre 2025

LIBERATE IL SOLDATO GIANI PRIGIONIERO DELLA SCHLEIN

Il commento di MARCELLO MANCINI

La nuova giunta regionale della Toscana è il prezzo che Eugenio Giani ha dovuto pagare per il via libera alla sua ricandidatura. Era prevedibile, del resto. Considerate le difficoltà che si sono frapposte con la coalizione voluta dalla segretaria Schlein per compiacere Conte e il cosiddetto campo largo. Giani aveva la forza, e l’ha dimostrato con il voto, per vincere da solo le elezioni e quindi dare vita al suo nuovo gabinetto, nel nome di una continuità che sarebbe stata più utile. Ma è stato costretto a sottostare, come succedeva una volta, alle pretese dei partiti, e alla mera spartizione del potere, con una prova di forza voluta dal diligente (verso la Schlein) segretario regionale Fossi, dalla banda di Avs e dai capricci dei superflui Cinque stelle. Assessori semi sconosciuti, non rappresentativi di tutte le aree della regione, e una vicepresidente che ha appena 23 anni, che sarà pure un precoce fenomeno e il simbolo del rinnovamento, ma chissà dove troverà l’esperienza e la capacità per occupare una poltrona così importante. Giani è riuscito a imporre solo i suoi due fedelissimi, Bernard Dika, sottosegretario, e Cristina Manetti, suo ex capo di gabinetto e ora assessore alla cultura. Il resto pare una scommessa per andare avanti, sopravvivere e poi si vedrà.

Era prevedibile, dicevo. Perfino scontato. Il riformismo toscano va a farsi benedire, con una micro rappresentanza, mentre fa la voce grossa il segretario Emiliano Fossi, proconsole di Elly Shlein e sentinella della linea sinistrissima della segretaria. Se il Pd dovesse essere rivoltato alle prossime elezioni, con un ipotetico cambio di linea e di segretario, non si sa che cosa potrebbe accadere.

Fin qui la fiction politica. Che può appassionare, ma anche no. Quello che conta, tuttavia, è come sarà governata la Toscana. Che cosa possono aspettarsi i cittadini nei prossimi cinque anni. Questo è un grosso punto interrogativo. A partire dalla Sanità, che è il settore più delicato, più controverso e più deficitario. Direi il più importante, perché qui si parla della nostra salute. E per cui la Regione spende l’85 per cento del suo bilancio. Tanti soldi, affidati a Monia Monni che, per cominciare, non è stata scelta dai toscani perché non eletta. E poi rappresenterà in giunta la Piana fiorentina che, per la prima volta, non è riuscita a eleggere nemmeno un consigliere. Cioè: un’incognita. Al tavolo delle poltrone, Stefania Saccardi, che è stata un’ottima assessore all’agricoltura, è stata sacrificata alla presidenza del Consiglio, per consentire un altro giro di giostra e poter liberare un posto in giunta.

Giani, dunque, ostaggio del campo largo e della Schlein. Ma non è finita: perché il governatore potrebbe aver ottenuto qualcos’altro. Siccome la Toscana è terra in cui domina la malizia, le voci che circolano nei palazzi, raccontano che l’accordo consentirebbe al Governatore appena confermato, di restare in carica per quattro anni, e poi dimettersi nel 2029 per fare il sindaco di Firenze, visto che l’attuale prima cittadina, la nardelliana Sara Funaro, per ora viene giudicata insufficiente dal suo stesso partito. E si sa quanto a Eugenio Giani stia a cuore il trono di Palazzo Vecchio. Sarà vero? Diciamo che è verosimile.

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