
AGIPRESS – Stefano Bini ci porta alla scoperta di due paesi nel grossetano famosi in tutto il mondo per il tufo, la storia, la cucina e l’artigianalità: tutto questo è la seconda puntata de L’Italia più bella che c’è!, in esclusiva su La7.it (piattaforma di La7), il 20 luglio dalle 14:30. Il conduttore farà dapprima tappa a Sorano, alla Fortezza Orsini; si sposterà poi nella frazione di Sovana, tra la Tomba Ildebranda e dei Demoni alati e la Cattedrale. Non mancheranno le artigianalità ceramiche, i balli e i canti popolari per poi terminare con una ricetta della tradizione: i pici all’aglione. Stefano si sposterà poi nella vicina Pitigliano, tra le suggestive vie cave, le interessanti strade dell’artigianato, una pietanza cucinata con uno chef del luogo, l’agnello al buglione e il commovente ghetto ebraico, chiamato anche la Piccola Gerusalemme.
Che emozioni hai provato a fare una puntata sulla tua terra?
Sono un maremmano DOC, per la precisione grossetano, e ogni volta che torno nei miei luoghi di origine è sempre una grande emozione. Quella di Sorano e Pitigliano, che andrà on line il 20 luglio dalle 14:30, è veramente una puntata viscerale, alla scoperta dei segreti più nascosti di quelle cittadine immerse tra tufo e boschi. Ci sarà un’altra puntata sulla Maremma, nello specifico sul geotermico amiatino Enel. Ma quella è un’altra storia!
Perché parla di “segreti nascosti”?
Perché nei miei programmi tendo a narrare quello che non si è mai raccontato. Ad esempio, nelle vie cave, che tutti conoscono, non ho chiesto all’esperto solo quando sono nate ma perché ci nascono piante che in altri luoghi non crescono. Nel ghetto ebraico ho sviluppato tematiche che normalmente non verrebbe in mente a nessuno di trattare…E molto altro!
Ne L’Italia più bella che c’è! inserisce sempre la cucina. Come mai?
Per due motivi: uno televisivo, l’altro familiare. Lo spettatore italiano è innamorato dello sport e della cucina, per cui viene bene seguire questo filone. La questione familiare è quella più forte: sono nipote e figlio di ristoratori da sei generazione. Mia nonna ha insegnato cucina in tutto il mondo, mio nonno è stato il fondatore dell’AIS, mio padre direttore delle Terme di Saturnia, mio zio al Castello di Sovicille. Se non inserisco la cucina, vengo diseredato e punito dai miei avi!
Dalla Rai a La7, com’è avvenuto il passaggio?
In maniera naturale: la Rai non mi ha offerto nulla di televisivo per l’estate. Ho contattato Urbano Cairo e ci siamo trovati subito bene insieme. Da lì è iniziata la mia avventura a La7. Un grazie sincero anche al direttore Andrea Salerno e a tutta il team editoriale e commerciale.
La7.it e non La7. Perché?
Sono strafelice di andare su La7.it perché è una piattaforma da 23 milioni di visualizzazioni mensili e rappresenta un esperimento per La7, ovvero nessun programma con un timing televisivo era mai andato sulla piattaforma. È una scommessa per me ma anche per il gruppo.
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