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27 Febbraio 2026

La Mattina Scrivo, il coraggio di ricominciare secondo Valérie Donzelli

AGIPRESS – La Mattina Scrivo, diretto da Valérie Donzelli, è un film che esplora il delicato passaggio da una vita consacrata al successo a un’esistenza segnata dall’incertezza, alla ricerca di una più profonda autenticità. Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Franck Courtès, il film racconta la scelta radicale di un celebre fotografo che, seppur all’apice della carriera, decide di abbandonare fama e agi per dedicarsi alla scrittura.

Insieme al protagonista, interpretato da Bastien Bouillon, prendono spazio altri personaggi, interpretati da Virginie Ledoyen, Marie Rivière e André Marcon, che contribuiranno a delineare il tessuto relazionale che si incrina progressivamente sotto il peso di ogni scelta di vita dello scrittore.
La narrazione mette in luce le conseguenze concrete di una decisione tanto coraggiosa quanto destabilizzante, l’atto creativo, idealizzato come spazio di libertà assoluta, si rivela un territorio faticoso, attraversato da dubbi e fragilità. Il film segue così un itinerario umano prima ancora che artistico, mostrando come la ricerca di sé comporti inevitabilmente rinunce e continue ridefinizioni.

La regia di Donzelli si concentra sul conflitto interiore del protagonista, evitando dunque facili retoriche sul talento o sull’ispirazione. La scrittura si trasforma in un allenamento quotidiano, un incontro a pugni nudi tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere, dove i limiti colpiscono duro e le aspirazioni imparano a incassare. Le musiche di Jean-Michel Bernard accompagnano questo percorso sceneggiato dalla stessa Donzelli insieme a Gilles Marchand e prodotto da Pitchipoï Productions. Con una durata di 92 minuti La Mattina Scrivo è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, dove ha ottenuto il Premio per la migliore sceneggiatura e arriverà nelle sale italiane il 5 marzo distribuito da Teodora Film.

Il film esplora quanto possa essere doloroso scegliere di essere pienamente se stessi. Lasciare tutto non è dunque un gesto romantico, ma uno strappo netto che espone a fragilità tangibili e a un dubbio costante, quello di aver confuso un’inquietudine con una reale necessità. Ne sarà davvero valsa la pena?

Elena Sofia Vitali

AGIPRESS

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