DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

10 Gennaio 2026

La manipolazione del Social Engineering

AGIPRESS-Il social engineering può essere definito come una forma di manipolazione intenzionale che sfrutta i meccanismi psicologici
dell’essere umano per orientarne il comportamento. A differenza degli attacchi tecnici, che colpiscono sistemi informatici, il social engineering agisce sulla mente colpendo emozioni, processi cognitivi, relazioni sociali e automatismi inconsci. Analizzarlo dal punto
di vista psicologico significa comprendere perché persone intelligenti, competenti e attente possano essere indotte a compiere azioni contro il proprio interesse. Dal punto di vista della psicologia sociale, il social engineering si colloca in una zona di confine tra
persuasione e manipolazione. La persuasione mira a influenzare mantenendo una certa trasparenza e libertà di scelta; la
manipolazione, invece, opera in modo occulto, aggirando la consapevolezza del soggetto. Il social engineer costruisce contesti
comunicativi in cui la vittima crede di agire liberamente, mentre in realtà le opzioni percepite sono state ristrette e guidate, questo processo è efficace perché sfrutta il funzionamento normale della mente umana, che tende a economizzare risorse cognitive attraverso scorciatoie mentali. Secondo il modello dei due sistemi di pensiero, il cervello umano alterna un pensiero rapido, automatico ed
emotivo, e un pensiero lento, analitico e razionale. Il social engineering è progettato per attivare il primo e inibire il secondo. Messaggi che evocano urgenza, minaccia o opportunità improvvise riducono il tempo disponibile per riflettere. In queste condizioni, la
persona reagisce più che decidere. La manipolazione funziona proprio perché non lascia spazio al dubbio, che è il prerequisito del
pensiero critico. Dal punto di vista clinico e cognitivo, le emozioni svolgono un ruolo fondamentale nel social engineering come
paura, ansia, senso di colpa e desiderio sono emozioni frequentemente attivate. La paura della perdita (di denaro, di accesso, di status) è una delle leve più potenti, essa attiva risposte difensive che spingono all’azione immediata, anche il senso di colpa o di responsabilità viene sfruttato, ad esempio come qualcuno in difficoltà che ha bisogno di aiuto. Il desiderio, sotto forma di vantaggio, riconoscimento o opportunità esclusiva, agisce invece sul circuito della ricompensa, riducendo la valutazione del rischio. Gli studi sull’obbedienza all’autorità mostrano quanto gli individui siano inclini a seguire indicazioni provenienti da figure percepite come legittime. Il social engineering sfrutta questa tendenza assumendo ruoli sociali credibili, il superiore gerarchico, il tecnico esperto, l’istituzione. Dal punto di vista psicodinamico, l’autorità attiva schemi interiorizzati legati all’infanzia, all’educazione e alle norme
sociali, mettere in discussione una figura autorevole può generare disagio psicologico, che la vittima tende a ridurre obbedendo. Il
social engineering non colpisce per ingenuità, ma per umanità. Bias cognitivi come il confirmation bias, l’effetto alone e l’eccessiva fiducia nelle proprie capacità riducono la capacità di riconoscere la manipolazione, in particolare, l’illusione di controllo porta molte persone a credere di poter individuare facilmente una truffa, rendendole paradossalmente più esposte. Dal punto di vista psicologico,
nessuno è completamente immune: la vulnerabilità dipende dallo stato emotivo, dal contesto e dal carico cognitivo del momento. Un aspetto spesso sottovalutato è la dimensione relazionale. Il social engineer non attacca, ma entra in relazione cioè costruisce fiducia attraverso empatia simulata, linguaggio condiviso e riferimenti personali. Dal punto di vista della psicologia relazionale, la fiducia è
un meccanismo adattivo che consente la cooperazione sociale e quando viene attivata, le difese si abbassano. La manipolazione
avviene proprio all’interno di questo spazio di apertura. La prevenzione del social engineering non può essere solo tecnica, deve includere un lavoro sulla consapevolezza psicologica. Riconoscere le proprie reazioni emotive, tollerare l’incertezza e concedersi tempo per riflettere sono competenze fondamentali. Dal punto di vista formativo, è utile insegnare non solo cosa evitare, ma come la mente viene influenzata. Comprendere i propri bias riduce il senso di colpa e aumenta la responsabilità personale. Il social engineering
è un fenomeno profondamente psicologico prima ancora che tecnologico. Studiare le sue dinamiche significa confrontarsi con i limiti, ma anche con le straordinarie capacità adattive della mente umana.
Alessandra Campanini – Psicologa- Sessuologia Clinica e Forens

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