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5 Giugno 2026

La Cronologia dell’Acqua, il doloroso e potente esordio alla regia di Kristen Stewart

AGIPRESS – La Cronologia dell’Acqua segna l’esordio alla regia di Kristen Stewart, che adatta per il grande schermo l’omonimo memoir di Lidia Yuknavitch trasformandolo in un’opera intensa, dolorosa e profondamente umana. Presentato al Festival di Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard, il film arriverà nelle sale italiane l’11 giugno distribuito da Wanted Cinema. Un lavoro che va oltre il semplice racconto autobiografico e si confronta con il trauma, la memoria e la possibilità di ricostruirsi attraverso la narrazione.

Al centro della storia c’è Lidia, interpretata da Imogen Poots, una giovane donna cresciuta in un contesto familiare segnato dalla violenza domestica, dall’alcolismo e dalla perdita. Il suo percorso è attraversato da dolore, dipendenze e tentativi di fuga, ma trova progressivamente nuovi strumenti per dare forma alla propria esperienza. Prima il nuoto, poi la scrittura diventano spazi di resistenza e trasformazione, capaci di offrirle un diverso modo di abitare il mondo e se stessa.

Stewart costruisce il film come un mosaico di ricordi, frammenti e sensazioni in cui il corpo assume un ruolo centrale: luogo in cui il trauma si inscrive, ma anche terreno da cui può emergere una possibilità di liberazione. La narrazione procede tra passato e presente, mostrando come la conquista di una voce personale possa diventare un atto di sopravvivenza. In questa prospettiva, La Cronologia dell’Acqua non racconta soltanto una rinascita individuale, ma riflette sul valore politico del racconto di sé e sulla scrittura come pratica di resistenza.

Il film affronta temi complessi e spesso difficili da rappresentare senza indulgere nel sensazionalismo, scegliendo invece uno sguardo diretto e una messa in scena viscerale che restituisce tutta la fragilità e la forza della sua protagonista. Accanto a Imogen Poots, il cast comprende Thora Birch, Jim Belushi, Tom Sturridge ed Earl Cave. Il risultato è un’opera che interroga il rapporto tra corpo, memoria e linguaggio, mostrando come anche dalle esperienze più dolorose possa nascere una nuova possibilità di espressione e libertà.

Elena Sofia Vitali

AGIPRESS

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