DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

19 Maggio 2026

Intesa Sanpaolo: presentato il 109° Rapporto Analisi dei Settori Industriali con Prometeia

AGIPRESS – I primi mesi del 2026 sono stati caratterizzati da una grande incertezza su scala globale, alimentata dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente che ha modificato bruscamente le prospettive per l’anno in corso. Gli indicatori anticipatori, che inizialmente segnalavano un miglioramento del clima di fiducia delle imprese italiane derivante dalle attese sugli ordini interni ed esteri, soprattutto per i produttori di beni strumentali, hanno iniziato a ripiegare nelle rilevazioni più recenti, indicando condizioni operative variabili e deteriorate dagli effetti della guerra. A sottolinearlo è il 109° rapporto Analisi Settori Industriali, a cura del Research Department di Intesa Sanpaolo e di Prometeia.
Anche in caso di durata limitata del conflitto, come è implicito nel nostro scenario di base, la strategicità delle merci che transitano dallo stretto di Hormuz e la natura integrata dei mercati energetici e delle catene produttive, implicano effetti trasversali sull’economia mondiale e strascichi che verranno riassorbiti solo gradualmente, dopo una fase di necessaria normalizzazione degli scambi commerciali, di risanamento delle infrastrutture danneggiate e di ripensamento delle filiere rese più vulnerabili dalle tensioni geopolitiche. L’atteso miglioramento del contesto operativo nella seconda parte dell’anno, pertanto, non sarà sufficiente per mantenere il manifatturiero italiano su un sentiero di crescita, ma potrà garantire una sostanziale stabilizzazione del fatturato sui livelli del 2025, a prezzi costanti. A prezzi correnti, invece, le nuove tensioni inflattive legate al conflitto, che riguardano input energetici e input produttivi chiave divenuti più scarsi e costosi, si rifletteranno in un moderato aumento del fatturato nominale (+3,8%), con un giro d’affari complessivo 2026 pari a 1.168 miliardi di euro.
Sarà il mercato interno a fornire il sostegno principale all’attività della manifattura italiana nel corso del 2026, soprattutto dal lato degli investimenti, che manterranno un profilo espansivo grazie agli incentivi fiscali e alla fase conclusiva del PNRR. Nello specifico, le componenti più dinamiche saranno gli investimenti in beni strumentali, sostenuti dal nuovo schema incentivante (iper-ammortamento), gli investimenti immateriali e gli investimenti in costruzioni legati alle opere infrastrutturali. Gli investimenti in mezzi di trasporto, invece, sono attesi rallentare il passo (principalmente per via dell’attenuarsi della spinta al rinnovo delle flotte di noleggio a lungo termine e del calo previsto delle
immatricolazioni di veicoli pesanti). La ripresa dei consumi sarà smorzata dal quadro di maggior incertezza e dalle rinnovate pressioni sui redditi, derivanti dalla nuova ondata inflattiva, che comporteranno tagli alle spese più comprimibili. Saranno gli acquisti di beni a soffrire maggiormente, soprattutto di durevoli per la mobilità e di prodotti voluttuari come la moda, che già si posizionavano su livelli depressi.
La riattivazione del commercio intra-UE, tanto attesa nel 2026, sarà messa a dura prova dalla situazione di generale debolezza della domanda a livello mondiale, indotta dall’attuale situazione di crisi. Lo scoppio del conflitto, infatti, con il riaccendersi delle tensioni energetiche, ha depotenziato alcuni dei fattori di sostegno alla ripresa dell’Eurozona e della Germania, un mercato rilevante per tutti i settori manifatturieri italiani. Le criticità emerse nei mesi più recenti, inoltre, si inseriscono in un quadro competitivo già penalizzato dalla guerra tariffaria avviata dall’amministrazione USA, che nel 2026 vedrà venir meno anche gli effetti dell’anticipo delle vendite sul mercato americano, che avevano sostenuto la domanda estera nel 2025, soprattutto nel settore farmaceutico.
In questo contesto, saranno i settori più diversificati in termini di geografia degli sbocchi commerciali e fortemente orientati alla doppia transizione che riusciranno a mantenere un export in crescita nel 2026, anche se a tassi moderati: Elettrotecnica (+2,6% a prezzi costanti), Elettronica (+1,1%), Meccanica (+0,7%). In aumento sopra la media manifatturiera anche le vendite estere del Largo consumo (trainate dalla cosmesi) e di alcuni settori più tradizionali del Made in Italy, come Mobili e Alimentare e bevande.

 

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