DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

16 Marzo 2026

Intelligenza artificiale in classe per DSA

Giacomo Stella, direttore scientifico di SOS Dislessia e tra i massimi esperti italiani di Disturbi Specifici dell’Apprendimento

AGIPRESS – Gli studenti usano già l’intelligenza artificiale per scrivere testi, riassumere libri, tradurre e correggere compiti. La scuola italiana, invece, discute ancora se vietarla. È da questa contraddizione che prende forma la provocazione dell’8° Convegno Nazionale di SOS Dislessia, in programma venerdì 20 e sabato 21 marzo a Bologna, allo ZanHotel, che mette al centro una domanda destinata a far discutere docenti, famiglie e studenti con DSA: “Mouse o matita? Se l’intelligenza artificiale scrive al posto nostro, ha ancora senso insegnare a leggere e a scrivere?” Una domanda volutamente scomoda che porterà a Bologna neuroscienziati, psicologi, pedagogisti, dirigenti scolastici e innovatori digitali per discutere del futuro dell’apprendimento nell’era dell’intelligenza artificiale. Sul tavolo non c’è solo il tema dell’IA, ma anche il ritardo con cui il sistema scolastico italiano sta affrontando la trasformazione digitale. “La rivoluzione tecnologica è già avvenuta, ma la scuola italiana continua a inseguirla tra divieti e paure”, spiega Giacomo Stella, direttore scientifico di SOS Dislessia e tra i massimi esperti italiani di Disturbi Specifici dell’Apprendimento. “Se rispondiamo al cambiamento solo con restrizioni e tabù, rischiamo di rendere la scuola sempre più distante dalla realtà e ancora meno accessibile proprio per gli studenti che avrebbero più bisogno della tecnologia”. I dati. Il tema riguarda da vicino migliaia di studenti. In Italia, infatti, oltre il 5% degli alunni ha una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento, come dislessia, disgrafia, disortografia o discalculia. Per molti di loro gli strumenti digitali, la sintesi vocale, i software di scrittura e oggi anche le applicazioni basate sull’intelligenza artificiale rappresentano un supporto decisivo per accedere ai contenuti e studiare con maggiore autonomia. Le ricerche più recenti indicano che l’uso di queste tecnologie può migliorare la motivazione allo studio, rafforzare la fiducia in sé stessi e favorire risultati scolastici migliori, perché permette agli studenti di ridurre il carico cognitivo sulle abilità più fragili e concentrarsi sulla comprensione e sul pensiero critico. Allo stesso tempo, gli studi mostrano con chiarezza che la tecnologia da sola non è sufficiente. I risultati più efficaci si ottengono quando gli strumenti digitali vengono inseriti in contesti educativi preparati, con docenti formati, compagni informati e ambienti realmente inclusivi. Quando invece la tecnologia viene vietata o utilizzata come semplice scorciatoia, il rischio è quello di creare nuove forme di esclusione, meno visibili ma non meno profonde. Nel frattempo, la trasformazione digitale ha già cambiato profondamente il nostro modo di apprendere. Scriviamo sempre meno a mano, leggiamo sempre più spesso su schermi, ascoltiamo testi invece di leggerli e affidiamo memoria, calcolo e perfino la produzione di contenuti agli algoritmi. Viviamo ormai in una dimensione che il filosofo Luciano Floridi definisce “onlife”, in cui vita online e offline si intrecciano continuamente. La domanda che attraverserà il convegno è quindi inevitabile: il nostro cervello sta cambiando più velocemente della scuola? Il programma. Durante le due giornate interverranno numerosi studiosi ed esperti del mondo della ricerca, della clinica e dell’innovazione educativa. Tra questi lo stesso Giacomo Stella, Alessandro Rossi, Fabio Celi, Christina Bachmann, Daniela Di Donato, Stefania Millepiedi, Vincenzo Ciccarese e Claudia Liuzzi, insieme a figure impegnate nello sviluppo di modelli di scuola innovativa come Samanta Parise, Daniele Barca e Salvatore Giuliano. Il confronto toccherà molti temi che oggi attraversano il mondo dell’educazione: dal funzionamento del cervello alla lettura digitale, dall’adolescenza nell’era degli algoritmi all’uso dell’intelligenza artificiale nella scuola primaria e secondaria, fino al ruolo delle tecnologie accessibili e della robotica nei processi di apprendimento. Il filo conduttore sarà una trasformazione profonda del ruolo della scuola. In un mondo in cui le informazioni sono ovunque e accessibili in qualsiasi momento, l’educazione non può più limitarsi a trasmettere contenuti, ma deve aiutare gli studenti a orientarsi tra le informazioni, distinguere ciò che è rilevante, interpretare e comprendere.  “La vera questione non è scegliere tra mouse o matita, tra carta o schermo” conclude Stella “La domanda è che tipo di studenti e di cittadini vogliamo formare in un mondo in cui l’intelligenza artificiale è già parte della nostra vita quotidiana”. Il convegno è rivolto a docenti, clinici, dirigenti scolastici, professionisti dell’educazione e famiglie. Sono previsti crediti ECM per i clinici e crediti MIM per i docenti, e l’iscrizione è possibile anche tramite Carta del Docente.

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