DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

8 Maggio 2026

INCLUDERE LE PERSONE CON SINDROME DI DOWN NEL RECRUITING AZIENDALE

AGIPRESS – PISA – Non più inserimenti marginali o simbolici ma un ruolo attivo nei processi di selezione del personale. È questa la sfida di UP HR 2026, il progetto sviluppato da MaloHR, società di consulenza in ambito risorse umane con sede a Lucca e Up Impresa Sociale, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa. L’iniziativa giungerà al suo momento conclusivo mercoledì 13 maggio alle 15, presso la sala convegni del Polo didattico delle Piagge, dove gli studenti del corso di Gestione delle Risorse Umane, della laurea magistrale in Comunicazione d’Impresa e politica delle Risorse Umane, presenteranno le proprie proposte per l’inserimento lavorativo di persone con sindrome di Down all’interno degli uffici HR.

Al centro dei lavori, un obiettivo preciso: ripensare il recruiting aziendale in chiave inclusiva, valorizzando il contributo delle persone con sindrome di Down in attività chiave come l’accoglienza dei candidati, l’onboarding e le prime fasi della selezione. L’idea migliore, selezionata da una commissione composta dai docenti Federico Niccolini e Maria Silvia Fiorelli, dalla executive project lead di Up Impresa Sociale, Ivana Di Biase, dall’executive board member di MaloHR, Debora Galligani e da Marco Bartoletti, presidente dell’azienda BB Spa che da decenni si distingue per offrire stabili opportunità lavorative anche a soggetti con disabilità, sarà sviluppata e realizzata entro la fine dell’anno con il supporto di MaloHR. L’incontro si aprirà con i saluti di Andrea Borghini, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e vedrà la partecipazione di Paolo Ruffini, fondatore executive project lead di Up Impresa Sociale da anni impegnato sui temi dell’inclusione sociale e lavorativa.

“Gestire, trasferire e, ancor più, aiutare gli studenti a divenire creatori di nuova conoscenza è il ruolo centrale di ogni docente. Per raggiungere tale obiettivo – spiega il professor Federico Niccolini – è sempre più importante che l’Università si estrofletta, andando a cercare sinergie con organizzazioni private e anche non-profit. Quando questi tre mondi profondamente diversi, pubblico, privato e non profit, trovano un punto di convergenza, ancor meglio se rappresentato da uno scopo alto, allora – per dirla con le parole di Nonaka – ‘something powerful happens’. L’aula universitaria diventa un bellissimo spazio dinamico di co-creazione della conoscenza, dove studentesse e studenti apprendono e raggiungono risultati che superano non solo le aspettative, ma anche l’immaginazione, di chi ha impostato il loro lavoro. Questo è ciò che è avvenuto con il progetto realizzato insieme a MaloHR e Up Impresa Sociale”.

“Malo HR ha sempre creduto che la qualità di un’azienda risieda nelle storie delle sue persone. Da questa visione – illustra Debora Galligani, executive board member di Malo HR – nasce il Progetto ‘Andrea’: un approccio al recruiting che mette al centro l’ascolto e la persona, andando oltre il curriculum per creare connessioni autentiche e inclusive per le Categorie Protette. Non a caso ‘Andrea’ è un nome neutro, senza etichette: una scelta che riflette l’idea di un talento senza definizioni rigide, ma aperto alle possibilità. Da questo progetto prende forma un’idea che rompe gli schemi e mette in discussione uno dei paradigmi più radicati nel mondo del lavoro: formare giovani con Sindrome di Down come supporto al Recruiting e alle Risorse Umane. Con UP HR 2026, infatti, Malo HR compie un ulteriore passo, portando questo approccio più umano e relazionale al centro dei processi aziendali e dimostrando come la vera innovazione nasca dalla valorizzazione dell’unicità”.

“Cosa accadrebbe se sostituissimo il Quoziente intellettivo con il ‘Coefficiente Emotivo’? Se invece di fermarci al risultato standardizzato che si ottiene da una divisione, ci concentrassimo su un moltiplicatore, che tiene in considerazione un numero ben maggiore di variabili? Cosa ce ne facciamo di un punteggio se non consideriamo l’empatia, l’intelligenza emotiva, la creatività?” sono queste le domande a cui cerca risposta Paolo Ruffini: “Ogni essere umano porta con sé un mondo interiore straordinario, che può portare una ricchezza incalcolabile anche nel mondo del lavoro. Ecco il significato profondo di questo progetto: non solo creare occasioni per persone con una fragilità, ma soprattutto offrire la possibilità al contesto lavorativo di crescere, di migliorare, di imparare a guardare oltre, di andare ben oltre l’inclusione, di imparare a condividere davvero”.

“Crediamo che questo progetto sia un ponte reale per avvicinare persone fragili al mondo del lavoro. L’obiettivo – ha aggiunto Ivana Di Biase – è superare modelli precostituiti e costruirne di nuovi, che sappiano valorizzare competenze trasversali come ascolto, sensibilità, cura dell’altro, qualità della relazione”.

Il progetto introduce anche una nuova possibile figura professionale, quella dell’HR Inclusion Assistant, pensata per rafforzare la qualità relazionale dei processi di selezione e migliorare l’esperienza dei candidati. In un contesto in cui le aziende sono sempre più attente ai temi di Diversity, Equity & Inclusion, UP HR 2026 si inserisce in un cambiamento più ampio: non considerare l’inclusione come un obbligo normativo, ma come un’opportunità per rendere i processi organizzativi più efficaci, accessibili e centrati sulle persone.

ARTICOLI CORRELATI
Torna in alto