DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

15 Luglio 2026

INCENDI BOSCHIVI, SPEGNERE I ROGHI NON BASTA. SERVE LA PREVENZIONE

AGIPRESS – Prevenire gli incendi forestali, ancorché combatterli, non è solo la scelta più logica ma anche la più conveniente: sono circa un migliaio, dall’inizio dell’anno, gli incendi che hanno bruciato oltre 100mila ettari di foreste in Europa, di cui 10mila in Italia (fonte: European Forest Fires Information System). Un dato più basso rispetto al 2025 ma comunque il doppio della media sul lungo periodo, a cui si accompagna la distruzione del territorio e il rilascio in atmosfera di 5 milioni di tonnellate di CO 2 . Il rischio di incendi boschivi dipende da tre fattori principali: il cambiamento climatico, che porta all’innalzamento medio delle temperature e a stagioni sempre più calde e secche; i cambiamenti nella gestione del territorio, sempre meno resilienti alla devastazione portata dalle fiamme, e il comportamento umano: in Italia, tra il 70 e il 90% degli incendi è causato direttamente o indirettamente dalle persone (fonte: ISPRA).
Secondo le stime, i danni causati da questi eventi alle proprietà e alle infrastrutture costerebbero alla UE circa 2,5 miliardi di euro l’anno. A questo si sommano i danni provocati all’agricoltura, la perdita di vite umane e l’impatto sulla salute pubblica in termini di peggioramento della qualità dell’aria e degli ecosistemi. Ridurre il rischio di incendi boschivi non è quindi solo una necessità ambientale ma anche una componente chiave della resilienza e competitività dei territori. Ricerche scientifiche, tra cui la recente Active governance of agro-pastoral, forest and protected areas mitigates wildfire impacts in Italy, confermano sempre più la necessità di passare dalla lotta alla prevenzione, ed evidenziano come i territori con una gestione forestale attiva siano meno colpiti dagli effetti degli incendi, anche in
condizioni climatiche e di infiammabilità gravi. Queste pratiche – che includono l’asporto selettivo di biomassa, la creazione mirata di fasce tagliafuoco, la pulizia del sottobosco e la viabilità forestale – risultano determinanti per affrontare eventi calamitosi e cambiamenti climatici. Due casi studio hanno analizzato l’efficacia di interventi concreti sul campo. Revello, Cuneo. Con l’Italia attanagliata da un’ondata di calore e siccità, alla fine dell’estate le fiamme hanno aggredito l’area boschiva tra Revello e il Mombracco. L’incendio, divampato nel pomeriggio del 18 Agosto 2025 in località Morra San Martino, ha interessato una superficie di circa 50 ettari – pari a oltre 70 campi da calcio – per una durata di circa tre giorni. In condizioni normali, le fiamme avrebbero potuto causare un disastro ambientale ed economico; qui invece i danni finali sono stati significativamente inferiori alle previsioni. La ragione? L’area interessata è stata oggetto di interventi di gestione forestale progettati da Walden s.r.l, società che dal 2019 si occupa di gestione sostenibile delle risorse forestali e naturali e che partecipa assieme ad Etifor | Valuing Nature (spinoff dell’Università degli Studi di Padova), Forest Stewardship Council® (FSC®) Italia ed altri partner al progetto europeo LIFE ClimatePositive ( www.lifeclimatepositive.it ), creato con l’obiettivo di migliorare la gestione forestale italiana. Gli interventi portati avanti da Walden hanno permesso, tra le altre cose, un più facile accesso alle aree da parte dei tecnici dell'antincendio boschivo e in parte hanno funto da barriera naturale contro il propagarsi delle fiamme. “Questo evento calamitoso ha permesso di dimostrare che ogni euro speso nella gestione forestale, se portata avanti in maniera razionale, è un euro speso per la gestione del territorio. In casi come questo poi, l’intervento non ha richiesto spese aggiuntive ma si è auto sostenuto con i ricavi della vendita del legname” ha dichiarato Giacomo Bergese, dottore forestale del team di Walden s.r.l. Campo dei Fiori, Varese. Dopo l’incendio del 2017 e la tempesta Alex del 2020 che hanno colpito severamente alcune aree di foresta nel territorio di Luvinate, sono stati presentati alcuni progetti innovativi che dimostrano come una gestione attenta possa contribuire attivamente alla lotta contro il cambiamento climatico e aumentare il valore dei servizi ecosistemici offerti dalle foreste, tra i quali il sequestro del carbonio, la conservazione della biodiversità e la fornitura di acqua pulita. “Una foresta sana e curata non significa solo salvaguardare e proteggere l’ambiente ma rappresenta il più grande investimento per la sicurezza e la protezione delle comunità. Nel 2017 Luvinate ha ben compreso cosa significhino i cambiamenti climatici in corso – commenta Alessandro Boriani, Sindaco di Luvinate. Allora si verificò, in periodo di basso rischio, il più grande incendio del Campo dei Fiori, la montagna che sovrasta il nostro paese e il Lago di Varese, con oltre 400 ettari
interessati. Da queste aree sono poi partite 5 colate detritiche, nel 2018, nel 2020 e nel 2021 che hanno invaso case, piazze, vie, generando danni per migliaia di euro”. Anche grazie alla riduzione del frazionamento fondiario locale attraverso la creazione di una grande associazione di proprietari pubblici e privati, Luvinate ha avuto finalmente la possibilità di intervenire in modo sistemico e salvaguardare decine di ettari di bosco: nuove piantumazioni, pulizia del sottobosco, eliminazione di piante morte o abbattute dal fuoco e dal vento. “È questa l'unica strada per far sì che le nostre aree, non più in grado di reggere le conseguenze dei cambiamenti climatici, ritornino ad essere presidio di sicurezza ambientale e sociale”, conclude Boriani.

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