
AGIPRESS – Il turismo religioso si conferma uno dei comparti in crescita del turismo internazionale, con oltre 300 milioni di pellegrini e viaggiatori ogni anno e un impatto economico globale stimato in oltre 18 miliardi di euro. Un fenomeno che non rappresenta soltanto un’opportunità economica e occupazionale, ma anche uno strumento di valorizzazione culturale, sociale e spirituale, capace di favorire l’incontro tra popoli e la promozione dei valori di pace, fraternità e dialogo.
Anche l’Italia guarda con crescente attenzione ai cammini spirituali e agli itinerari della fede. Tra le iniziative di rilievo figura il Cammino di Francesco, che attraversa Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Umbria, unendo luoghi della fede, borghi, paesaggi e patrimonio culturale.
A questa esperienza si affianca il progetto dell’Itinerario Religioso dell’Area Sud della Basilicata, attualmente in fase di attuazione e promosso dal GAL “La Cittadella del Sapere”. L’iniziativa coinvolgerà 27 Comuni con l’obiettivo di creare una rete tra luoghi della fede, santuari, tradizioni spirituali e patrimonio paesaggistico, favorendo lo sviluppo sostenibile delle aree interne. Il progetto punta inoltre a una dimensione internazionale attraverso la collaborazione con la World Religious Tourism Network, presente in 18 Paesi. Proprio alla luce della crescita del comparto, il Coordinatore per l’Italia della World Religious Tourism Network, il giornalista Biagio Maimone, coadiuvato da Marcello Guadalupi, neo Presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano, rivolge un appello al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi affinché l’Italia si doti di una sede istituzionale nazionale dedicata al turismo religioso. L’obiettivo sarebbe promuovere e coordinare il settore, ma anche tutelarne l’autenticità, evitando che i luoghi sacri vengano trasformati in semplici destinazioni commerciali. «Il turismo religioso rappresenta una risorsa strategica per l’Italia – afferma Maimone – ma proprio per la sua particolare natura necessita di una struttura istituzionale dedicata, capace di accompagnarne lo sviluppo e difenderne la dimensione spirituale e culturale». La proposta si inserisce nel percorso internazionale della World Religious Tourism Network, rafforzato dal Congresso internazionale “Tierra de Fe Viva”, svoltosi il 10 luglio 2026 a San Salvador. Al termine dei lavori è stata adottata la Dichiarazione di San Salvador, con linee guida per il turismo religioso nel triennio 2026-2028, dedicate in particolare alla tutela dei luoghi sacri, alla sostenibilità e alla cooperazione internazionale. In questo scenario assume rilievo anche l’ingresso dell’Area Sud della Basilicata nella rete internazionale. «La Basilicata possiede un patrimonio spirituale, culturale e paesaggistico straordinario che, attraverso una strategia sostenibile, può generare crescita, occupazione e nuove prospettive per le comunità locali», sottolinea Maimone. Il turismo religioso può infatti produrre ricadute su ospitalità, ristorazione, mobilità lenta, servizi culturali, artigianato e valorizzazione dei borghi, contribuendo alla destagionalizzazione dei flussi e al contrasto dello spopolamento delle aree interne.
Un ruolo è svolto anche dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, che riunisce oltre 1.200 strutture tra conventi, case per ferie e istituti religiosi. «Investire nel turismo religioso significa investire nel futuro dell’Italia – conclude Maimone – creando sviluppo senza perdere l’anima dei territori». Per Guadalupi, il settore può diventare «un motore di crescita diffusa», capace di sostenere imprese, occupazione e competitività, soprattutto a favore delle nuove generazioni. La rete rilancia infine lo slogan “Religious Tourism for Peace”, indicando nel turismo religioso uno strumento di dialogo interculturale e interreligioso e un possibile veicolo di pace e cooperazione.





