
AGIPRESS – Una donna su tre in Italia ha subito almeno una forma di violenza fisica, psicologica o sessuale. È questo il dato che emerge dall’ultima analisi condotta dall’Illustrissima Casa Jantus Lordi de Sobremonte (ICJLDS), associazione no profit impegnata nella promozione della dignità umana e dei diritti fondamentali. La violenza di genere non è un fenomeno nuovo. Eppure, ancora oggi, resta profondamente sottovalutata, invisibile in molte delle sue espressioni, e soprattutto normalizzata nei contesti più familiari: tra le mura di casa, nei rapporti affettivi, nei luoghi dove dovrebbe esserci solo sicurezza.
Secondo i dati raccolti da ICJLDS, il 31,7% delle donne italiane tra i 18 e i 74 anni ha subito una qualche forma di abuso. Di queste, la maggior parte non denuncia: oltre il 72% delle vittime rimane in silenzio, spesso per paura di ritorsioni, mancanza di supporto, o semplicemente perché non riconosce di trovarsi in una situazione di violenza. A rendere il quadro ancora più complesso è la differenza tra le forme di violenza, che spesso vengono confuse o ignorate. C’è la violenza fisica, fatta di percosse, schiaffi, spintoni; la violenza psicologica, più sottile ma altrettanto devastante, fatta di insulti, umiliazioni, isolamento; e poi quella sessuale, che va ben oltre lo stupro, comprendendo pressioni, ricatti e rapporti imposti nel silenzio della paura. In questo scenario, i numeri parlano chiaro. Solo nei primi sei mesi del 2024 si sono registrati 9.914 casi di stalking, 755 episodi di revenge porn e 33.000 chiamate al numero antiviolenza 1522, secondo i dati elaborati da ICJLDS su dati ISTAT e Ministero dell’Interno. Ma, come sottolineano gli esperti, questi numeri sono solo la punta dell’iceberg.
«Ogni forma di violenza, anche la più invisibile, ha effetti reali e duraturi sulla vita delle persone. Non basta più intervenire quando il danno è fatto. Serve educare prima. E farlo nei luoghi dove si forma la coscienza: in famiglia e a scuola» spiegano gli esperti di ICJLDS. È proprio qui che si inserisce uno dei messaggi più forti dell’associazione: la necessità di un’educazione sentimentale e sessuale diffusa, non solo come strumento di prevenzione, ma come vero e proprio investimento sociale. L’idea è chiara: insegnare ai bambini, fin da piccoli, il significato del rispetto reciproco, del consenso, dell’ascolto. E tra le cose più importanti da insegnare, c’è il valore e il peso del “NO”: una persona ha sempre il diritto di dire no. Di cambiare idea. Di ritirare il consenso anche se prima aveva detto sì, in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione.
È un concetto semplice, ma ancora oggi troppo spesso disatteso, soprattutto nei rapporti sentimentali e sessuali. Educarlo, spiegarlo e ribadirlo è fondamentale per prevenire gli abusi e affermare una cultura della libertà e dell’autodeterminazione. Per ICJLDS, la prevenzione è un processo culturale, e come tale richiede tempo, linguaggi nuovi e un’alleanza tra scuola, famiglie, istituzioni e media. L’associazione sta portando avanti una serie di campagne di sensibilizzazione, progetti educativi e momenti di confronto con studenti, docenti e genitori. Perché riconoscere la violenza è solo il primo passo. Il vero obiettivo è insegnare a non esercitarla. In un Paese dove la violenza contro le donne continua a mietere vittime ogni giorno —98 i femminicidi registrati nel 2024— il silenzio non può più essere un’opzione.





