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9 Aprile 2026

Il Nobel della Pace Mukwege alla proiezione del film di Ilaria Borrelli

AGIPRESS – L’8 aprile 2026 alla prestigiosa Filmoteca del Quartier Latino di Parigi si è tenuta una proiezione straordinaria del film The Goat, scritto e diretto dalla nostra connazionale Ilaria Borrelli. L’eccezionalità dell’evento, inserito all’interno del World Art Day International Forum, spazio di dibattito internazionale annuale volto a esplorare la funzione catalizzatrice di trasformazioni sociali dell’arte, è stata sottolineata dalla partecipazione del Premio Nobel per la Pace 2018, il dottore Denis Mukwege. Ginecologo congolese, il Dr Mukwege, fondatore dell’ospedale e della fondazione Panzi, è riconosciuto mondialmente per il suo lavoro con le sopravvissute di violenze sessuali e per la sua lotta contro l’utilizzazione dello stupro come arma di guerra, nonché per la sua opera di sensibilizzazione contro la diffusione della fistola ostetrica (una lacerazione vaginale post-parto, frequente quando la partoriente è molto giovane) nei paesi africani e dell’Asia del sud. Gli stessi dove il tasso di spose bambine è ancora tragicamente alto (ad oggi, nel mondo, si parla di 12 milioni ogni anno di “mogli” sotto i 18 anni). La serata è stata presentata da Guila Clara Kessous, artista per la pace UNESCO, fondatrice del Forum Femina Vox, una piattaforma mondiale che dà voce alle donne in tutti i campi, permettendo di esprimere e far conoscere le loro lotte, successi e aspirazioni.
Alla presenza di un nutrito gruppo di invitati, tra cui molti ragazzi, Guila Clara Kessous è salita sul palco per introdurre un visibilmente emozionato Dr Mukwege, che ha condiviso la sua testimonianza sul campo e si è detto grato alla regista, Ilaria Borrelli, per aver trattato un tema di cui ci si occupa ancora troppo poco. Borrelli, nata a Napoli ma cresciuta cosmopolita, dopo aver vissuto a New York, viaggiato in tutto il mondo ed essersi trasferita da ormai più di un decennio a Parigi, ha da sempre a cuore tematiche scomode, di cui spesso non si vuol sentire parlare, come la prostituzione infantile e il dramma delle spose bambine. Già nel suo film precedente, Parla con gli alberi (Premio Miglior Film al Woman International L.A.), si era occupata del fenomeno del turismo sessuale nel sud-est asiatico.
In The Goat la regista italiana, che ne è anche la scrittrice, racconta ancora una volta dell’avidità occidentale (una società americana impiantatasi a ridosso del deserto sahariano per sfruttare a poco prezzo una delle rare fonti d’acqua locali) e di costumi barbarici legati alla sottomissione delle donne (il vecchio del villaggio obbliga la piccola protagonista, Hadiya, di soli 12 anni, a sposarlo per poter, dopo averla violentata e ucciso il padre, farle firmare il contratto con gli americani). Il film, accolto dalla commozione generale, narra di come la bambina, ormai ingravidata, riesca a scappare con una capra, la sua sola compagna, attraverso il deserto, nella totale indifferenza di tutti gli adulti – locali o stranieri che siano. Gli unici che empatizzano con la sua situazione sono gli altri due bambini, figli dell’ingegnere statunitense (Mira Sorvino): inorriditi dalla sorte della loro coetanea, pronunciano una delle frasi più significative dell’opera, in risposta alla madre che giustifica l’aberrazione di una dodicenne incinta di un cinquanta-e rotti-enne con il, molto comodo, “è una cultura differente”. Il ragazzino le dice che non c’è cultura che tenga, un bambino è un bambino. Sempre. E ovunque. Va trattato come tale, senza voltare lo sguardo.
La serata si è conclusa con un’ovazione per la regista che, in quanto italiani, ci rende molto fieri. AGIPRESS.

Ginevra Van Deflor

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