
AGIPRESS – PERUGIA – Da oltre un decennio il commercio tradizionale nei centri storici italiani vive una lenta ma costante ritirata. L’Umbria non fa eccezione: i due capoluoghi seguono un andamento che, anno dopo anno, ridisegna la geografia delle attività al dettaglio. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi Confcommercio, che ha monitorato 122 città, tra il 2012 e il 2025 la contrazione è stata evidente. Nel cuore di Perugia, le attività presenti nell’acropoli sono scese da 349 a 230: una perdita pari a un terzo dell’offerta commerciale. Anche Terni registra un arretramento significativo, con il centro storico passato da 388 a 291 esercizi, per un calo del 25%. E la situazione non migliora nelle aree più periferiche, dove entrambe le città segnano una diminuzione attorno al 20%. A chiudere sono soprattutto i negozi storici, quelli che per decenni hanno rappresentato la quotidianità dei residenti. Al loro posto avanzano attività legate al turismo: a Perugia, nel periodo considerato, alberghi, bar e ristoranti sono cresciuti del 15%. Un segnale che racconta una trasformazione profonda, trainata da nuovi flussi ma anche da un diverso modo di vivere gli spazi urbani. Qualche timido segnale positivo arriva dal confronto con l’ultimo anno: nel centro perugino si registra un lieve aumento dell’1% delle attività, mentre a Terni la flessione sembra rallentare. L’ospitalità, però, continua a correre: solo nell’ultimo anno, a Perugia, il settore è cresciuto di un ulteriore 5%. Per Confcommercio Umbria il rischio è evidente: città sempre più belle e attrattive, ma progressivamente svuotate della loro identità quotidiana. Il presidente Giorgio Mencaroni guarda al nuovo Testo unico del commercio, su cui la Regione sta lavorando, come a un possibile strumento per invertire la rotta “Così i centri storici delle nostre città perdono la loro identità e l’anima” è il suo commento a proposito di quella tendenza italiana e non solo che vede sempre più abitazioni dell’acropoli diventare bed & breakfast. Col risultato che i centri cittadini si riempiono di turisti ma si svuotano di residenti. Nel frattempo l’associazione punta sui distretti del commercio, un progetto pensato per riportare vitalità e funzioni nei centri storici che si stanno assottigliando.
D.M
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