AGIPRESS – La parola “falsi” può spaventare se non viene usata bene ed oggi a proposito di ciò, voglio parlarvi proprio dei Falsi Ricordi. Siamo abituati a pensare alla memoria come a un archivio fedele, una sorta di registrazione interna degli eventi vissuti. In realtà, la memoria umana funziona in modo molto diverso, non conserva il passato così com’è, ma lo ricostruisce ogni volta che lo richiamiamo. È proprio in questo processo di ricostruzione che nascono i cosiddetti falsi ricordi, esperienze che percepiamo come autentiche pur non essendo mai avvenute o essendo avvenute in modo molto diverso. Un falso ricordo non è una bugia consapevole. Chi lo possiede è sinceramente convinto della sua veridicità. Questo lo rende particolarmente interessante dal punto di vista psicologico, dimostra che la mente può creare contenuti plausibili, coerenti e persino emotivamente intensi senza che ci sia stata un’esperienza reale corrispondente. La memoria è influenzata da numerosi fattori come le emozioni, che giocano un ruolo centrale così come gli eventi carichi di paura, vergogna o felicità tendono a essere ricordati meglio, ma non necessariamente in modo più accurato. Anche il tempo modifica i ricordi. Ogni volta che ricordiamo qualcosa, lo “riapriamo” mentalmente e, senza accorgercene, possiamo alterarlo aggiungendo dettagli, semplificando passaggi o adattandolo alla nostra visione attuale di noi stessi. Un altro elemento fondamentale è l’influenza esterna come i racconti altrui, domande suggestive, immagini, film e persino fotografie possono insinuarsi nella memoria e diventare parte del nostro passato percepito. In alcuni casi, basta sentire ripetutamente una storia per iniziare a ricordarla come se l’avessimo vissuta in prima persona. La mente tende a colmare i vuoti con informazioni coerenti, privilegiando il senso e la continuità rispetto alla precisione. I falsi ricordi sono particolarmente evidenti nell’infanzia, quando le capacità cognitive sono ancora in formazione, ma non scompaiono nell’età adulta ed anche persone molto razionali e istruite possono svilupparli. Ciò accade spesso in ambito giudiziario, dove testimonianze sincere possono risultare imprecise, o in ambito clinico, quando alcuni ricordi emergono durante percorsi terapeutici e vengono vissuti come assolutamente reali. Dal punto di vista psicologico, i falsi ricordi svolgono anche una funzione adattiva. Possono proteggere l’identità personale, ridurre il disagio emotivo o rendere la nostra storia di vita più coerente. La mente, in altre parole, non cerca la verità storica, ma una verità psicologica che permetta alla persona di dare un senso alla propria esperienza. Comprendere i falsi ricordi non significa diffidare costantemente della propria mente, ma sviluppare un atteggiamento più flessibile e consapevole. Riconoscere che la memoria è creativa e dinamica ci aiuta a essere più cauti nei giudizi, più empatici verso gli altri e meno rigidi nei confronti del nostro passato. In fondo, ciò che ricordiamo non è solo ciò che è accaduto, ma anche ciò che siamo diventati nel tempo.
Alessandra Campanini -Psicologa- Sessuologia Clinica e Forense.



