
AGIPRESS – Quando il tribunale dell’opinione pubblica arriva prima di quello della giustizia, a perdere non sono soltanto i professionisti coinvolti, ma anche la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario. È da questa convinzione che parte l’appello delle principali società scientifiche della chirurgia italiana, che chiedono di fermare i processi mediatici e di riportare al centro dell’informazione equilibrio, rigore e rispetto delle procedure. L’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI), la Società Italiana di Chirurgia (SIC) e la Società Italiana di Chirurgia Endoscopica e Nuove Tecnologie (SICE) hanno acceso i riflettori su una criticità che, secondo le tre organizzazioni, rischia di aggravare una situazione già delicata: quella della crescente carenza di chirurghi nel Servizio sanitario nazionale. Da anni, infatti, la chirurgia generale registra un progressivo calo di interesse tra i giovani medici. In alcune realtà le candidature alle Scuole di Specializzazione si sono ridotte fino al 50%, mettendo a rischio il ricambio generazionale in una disciplina considerata essenziale per la tutela della salute pubblica. Per contrastare questa tendenza, le società scientifiche sono impegnate nella formazione delle nuove generazioni attraverso programmi didattici, attività di mentoring e percorsi di aggiornamento, affiancati da un confronto con istituzioni politiche e universitarie per individuare strategie capaci di restituire attrattività alla professione. Tra i fattori che alimentano la crisi, però, le associazioni individuano anche il crescente ricorso ai processi mediatici in occasione di vicende sanitarie ancora in fase di accertamento. Secondo ACOI, SIC e SICE, la diffusione di accuse, interpretazioni o giudizi prima che siano stati chiariti i fatti rischia di generare disinformazione, compromettere il rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti e delegittimare l’intera comunità sanitaria. Il riferimento è anche alla recente vicenda che ha coinvolto i chirurghi dell’Azienda Ospedaliera Cardarelli di Napoli. Le società scientifiche esprimono anzitutto vicinanza e cordoglio ai familiari della giovane coinvolta, ribadendo al tempo stesso che ogni evento avverso debba essere analizzato nelle sedi competenti, attraverso il contributo di professionisti qualificati e nel pieno rispetto delle procedure previste dall’ordinamento. Nel documento viene riaffermato il principio secondo cui ciascun soggetto coinvolto – medici, magistrati, avvocati, consulenti tecnici, rappresentanti delle istituzioni e operatori dell’informazione – è chiamato a svolgere il proprio ruolo con responsabilità, competenza e rispetto delle reciproche funzioni, evitando valutazioni premature che possano influenzare il corretto accertamento dei fatti. Le conseguenze di una narrazione che anticipa i giudizi, sottolineano le tre società scientifiche, vanno ben oltre il singolo caso. Alimentano la sfiducia nei confronti del Servizio sanitario nazionale, favoriscono il ricorso alla medicina difensiva e contribuiscono a rendere ancora meno attrattiva una professione già alle prese con una preoccupante crisi di vocazioni. Per questo ACOI, SIC e SICE, pur ribadendo la piena fiducia nell’operato della magistratura, rivolgono un appello alle istituzioni, agli organismi di garanzia e al mondo dell’informazione affinché siano promosse iniziative a tutela della correttezza dell’informazione, della presunzione di non colpevolezza e della dignità tanto dei professionisti quanto dei pazienti. L’obiettivo, concludono le tre società scientifiche, è preservare quel rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario che rappresenta uno dei pilastri dell’assistenza, garantire ai chirurghi la serenità necessaria per operare e creare le condizioni perché le nuove generazioni tornino a scegliere una professione indispensabile per il futuro della sanità italiana.
Clarissa Vatti





