Il commento di Leonardo Bartoletti
Dopo i calcoli iniziali sbagliati, anche quelli al primo compleanno dei dazi non sembrano tornare poi così tanto per gli Stati Uniti. A parte l’Unione Europea che non ha ratificato le intese (con il Presidente Trump che ha reagito mettendo nuovi dazi sulle auto al 25%), la bocciatura della Corte Suprema Usa ed il gran numero di richieste di rimborso arrivate, oggi è possibile osservare alcuni elementi oggettivi. Il primo, che di recessione ed inflazione globale a livelli devastanti non se ne è avuto traccia. Il secondo, che il disavanzo commerciale Usa – che Trump avrebbe voluto ridurre – è in realtà rimasto stabile; infine l’export statunitense, cresciuto ma non a livello tale da compensare le importazioni, dovute principalmente ad investimenti in IA ed anticipo acquisti. A questo si aggiunge un fronte cinese con import in calo causa triangolazioni con Paesi a regimi doganali più favorevoli. E, soprattutto, il fatto che il 90 per cento dei dazi sia finito su aziende e consumatori americani, con le spese Usa sempre maggiori degli incassi e la previsione di un debito federale oltre il 140 per cento del Pil entro il 2031. Un quadro complessivo al quale le elezioni di midterm di novembre potranno dare una prima valutazione.





