
Il commento di MARCELLO MANCINI
La Fiorentina non è solo una squadra di calcio. Per molti, la maggioranza, anche per quelli che non seguono il calcio, la Fiorentina è Firenze. Insultare la Fiorentina, significa insultare Firenze, fonte di invidia e gelosia per chi non ha la fortuna di vivere nelle bellezze che dona questa città. Significa anche disprezzare l’orgoglio dei fiorentini, che non tollerano altri pari. La squadra di calcio è il riscatto e se la squadra di calcio viene mortificata dai risultati, il popolo fiorentino insorge e il resto d’Italia gode. Siccome il fiorentino sa che cosa significhi essere proprietario della Fiorentina, esposto a critiche, insulti, minacce pressoché quotidiane, si guarda bene da acquistarla. Naturale e inevitabile che la società finisca nelle mani di qualcuno che è ignaro di che cosa comporti questa responsabilità e che magari intravede un business.
E’ successo con la famiglia Della Valle, ora sta succedendo con Commisso. Sia Della Valle che Commisso hanno commesso errori di presunzione che i fiorentini – i tifosi veri, non i colonnelli dell’imprenditoria con il braccino corto – non tollerano, se non corrispondono ai risultati promessi e quindi attesi. La Fiorentina che sta retrocedendo in serie B sta mortificando l’orgoglio di Firenze. Alla quale piace fare i propri comodi, però con i soldi degli altri. Ovvio che questo esponga a delusioni letali, come quella che si sta consumando oggi. La retrocessione della squadra di calcio, di per sé non sarebbe una tragedia: ma è l’onta che la città subisce, compresi i ghigni di godimento di tutto il mondo intorno. Non soltanto i tifosi delle squadre avversarie.
Perché Firenze in questo momento storico, non è una città simpatica. Complici tanti aspetti che l’hanno resa invisa più di quanto l’abbia resa la sua gloriosa storia. Ammirata ma invidiata. Molti identificano Firenze e la fiorentini con personaggi politici come Matteo Renzi, che quando era l’uomo più potente d’Italia era ossequiato e servito come un imperatore, e la sua fiorentinità era un modello da ammirare. Oggi è diventato uno dei politici più antipatici. Chi viene a Firenze con un pacchetto di soldi in mano, pensa di poter fare e disfare a suo piacimento. Abbiamo l’esempio dei cosiddetti grandi investitori, che trasformano antichi palazzi, monasteri, perfino quartieri, in resort di lusso con la scusa della <rigenerazione urbana>, che altro non è che una speculazione dal volto umano. Tutto questo senza che un’amministrazione pubblica si opponga o sappia governare con criterio i cambiamenti urbanistici.
Così è la squadra di calcio. Per la quale si spende (Commisso l’ha fatto), ma nel modo sbagliato. Con l’obiettivo – e questo sarebbe legittimo – di non rimetterci, ma spesso con l’intenzione di guadagnarci. Che è già un po’ più difficile. Gli investitori come l’americano Commisso, che con Firenze non ha niente a che vedere, si insinuano in un vuoto <locale>, vengono accolti come <messia> e quando ci si accorge che in realtà fanno soprattutto il loro interesse – perché non potrebbe essere altrimenti – diventano eretici da mandare al rogo. A Commisso nessuno ha indicato la strada da seguire, e ha sbagliato tutto. Ma a lui siamo arrivati perché il calcio ormai è così, e i mecenati nati in casa, con il cuore dalla parte giusta, non ce ne sono più. Resta il rammarico che se patron Rocco avesse avuto un po’ meno presunzione e si fosse affidato a un manager vero, che sa di calcio e sa muoversi nel calcio, con i soldi che ha speso, le cose sarebbero andate in modo diverso. Ora la Fiorentina, nata nel 1926, rischia di festeggiare i suoi cento anni di vita in serie B. Avrà un Viola Park in più, ma tanti sogni in meno. Che ormai somigliano a incubi.




