
Di Ginevra Van Deflor
AGIPRESS-Dopo la maratona della prima serata e la doccia fredda dei risultati, un po’ deludenti in tema di ascolti, la seconda giornata del Festival di Sanremo è stata un carosello di interviste e conferenze stampa. A cominciare da quella con Carlo Conti, che si è genuflesso per l’errore dell’ormai celeberrimo refuso (“reppubblica”) – e forse anche per tutto il resto, per come era contrito. Hanno tutti sorriso e abbozzato, ma intanto tra i corridoi o per le strade il toto “chi lo sostituirà il prossimo anno” è già iniziato. Poi è stata la volta dei cantanti. Non tutti, visto l’elenco infinito dei BIG di quest’anno (e visto che, tra le ore piccole della sera prima e il caldo tropicale, programmare troppe conferenze una via l’altra sarebbe un chiaro tentativo di infierire sulla sala stampa). Nel menu, LDA & AKA 7EVEN, giovani, carini, a proprio agio (sarà che quello dei due che ha deciso di usare il codice fiscale come nome d’arte è cresciuto nell’ambiente e ha preso dal padre, Gigi D’Alessio, la comunicatività). Sono contenti dell’esperienza che stanno vivendo, e il fatto di viverla insieme li aiuta a “raddoppiare le emozioni belle e dividere le ansie”. Segue ENRICO NIGIOTTI, che forse per la stanchezza e l’emozione o perché, come dice lui, a Livorno lo “chiamano kleenex), si commuove pensando ai suoi due “figliuoli” che ultimamente lo vedono “versione Robocop”, solo dal telefono. E se ne esce con una bellissima riflessione su quanto l’essere diventato padre gli abbia permesso di “vedere da fuori la vita. I figli sono come una metafora: cadono mille volte e si rialzano sempre. Viviamo in un mondo in cui si nascondono le fragilità, bisogna sempre risultare vincenti. Imparare a cadere e rialzarsi è la vera lezione”. A rialzare il morale (e l’attenzione, restare concentrati quando i caffè scarseggiano, la temperatura sale e le ore di sonno sono scarse) ci pensa Arisa, che entra trionfalmente salendo in piedi sul tavolo per farsi riprendere anche da chi è più in fondo. Poi decide di assestare un colpo ben dato a chi l’ha tacciata di aver scelto una canzone troppo “disneyana” e afferma che per lei “l’amore è una perdita di tempo”. Per poi correggere il tiro e precisare che intendeva dire che bisogna” volersi bene e trovare equilibrio e stabilità con sé stessi”.
Il piatto forte è senza ombra di dubbio J Ax, che tutti chiamano “zio” (come recitava il testo di una sua canzone). Spiega la svolta country (“lo ha detto Ray Charles e io faccio tutto quello che dice Ray Charles”). Scherza sul fatto di aver portato una “canna” sul palco dell’Ariston (canta “ti passo la canna del gas”, ma anche, suggerisce qualcuno, si presenta con una “canna da passeggio”,). Ammette che forse da ragazzo non avrebbe immaginato di essere di nuovo a Sanremo perché, “come tutti i giovani, non sapeva che si può evolvere. Cambiare. Anche il Festival è cambiato”. E poi tira fuori un’affermazione da vecchio saggio, che però è la verità più vera sentita in tutta la giornata: “stabilire un dialogo con chi è diverso da te è l’atto più rivoluzionario che possiamo fare oggi, quando l’unica cosa che tutti vogliono è che litighiamo”. Dimostrando che uno che già 30 anni fa cantava “l’impresa eccezionale è essere normale” era uno che si capiva sarebbe evoluto bene. Bellazio!





