
AGIPRESS – SANREMO – A poche ore dall’inizio del Festival, la città è in fermento. Occupata già da settimane da personale RAI, artisti, manager, e chi più ne ha più ne metta, Sanremo è da lunedì 23 febbraio invasa anche da giornalisti vari, in coda per il ritiro dell’agognato accredito; radiofonici, pronti a rendere ogni angolo della città dei fiori il loro nuovo salotto di punta da cui trasmettere il resoconto della kermesse canora; blogger, digital creator e il variegato popolo di Internet, a caccia di pass ed esclusive che li facciano, magicamente diventar virali.
Il clima che si respira è surreale: non tanto di quiete prima della tempesta, ma di preparazione all’eruzione, prossima, del vulcano. Da domani il magma della 76a edizione del più rodato, lodato, criticato, amato e anche odiato Festival della canzone si riverserà in ogni dove. Alla tele, dove occuperà tutti i palinsesti, sia nel suo spazio dedicato (e già prima di cominciare, destinato a strabordare) sia nei vari contenitori, talk-show, servizi di costume che si spalmeranno tra programmi e canali fino a conquistare tutto lo spazio conquistabile (e anche più). E poi nell’etere, con le canzoni che si ascolteranno ovunque, volenti o nolenti. Finché, come tutti gli anni, le stesse note che inizialmente ci lasciavano perplessi, ci conquisteranno e ci ritroveremo a canticchiarle aspettando il bus. E nel web, tra servizi e commenti sui social.
Oggi, a festival non ancora iniziato, in quella che gli addetti ai lavori definiscono “la giornata tranquilla”, Sanremo pare già sotto assedio. Folla e transenne davanti al Palafiori, dove troneggiano le insegne di Casa Sanremo – ormai da diversi anni un polo di eventi, incontri, racconti, dirette alternative all’Ariston. Folla e transenne davanti a piazza Colombo, dove dal grande palco (il Suzuki Stage) rimbombano le note di gruppi che cantano cover di musica italiana anni 80’ e 90’. Giusto per tenerlo in caldo, prima delle esibizioni previste nei prossimi giorni: il 24 Gala, il 25 Bresh, il 26 The Kolors, il 27 Francesco Gabbani e, per il grande finale del 28, i Pooh (di ritorno nella città ligure dopo 36 anni dalla loro vittoria con Uomini soli).
Avanzare davanti all’Ariston, il cui corso è (tanto per cambiare) transennato per lasciare la passerella ai VIP, è impresa ardua, da guinness dei primati (e dire che non è manco la prima serata e dal teatro escono, per la maggior parte, perfetti sconosciuti!). Metal Detector, security, controllo pass, gente pigiata, telefonini in aria sperando di riprendere qualcosa, videoblogger che si intervistano a vicenda: insomma, la fauna variopinta del Festival c’è già tutta, bella calda e pronta per l’esplosione dei giorni a venire. Multicolore però quest’anno non sono solo i fan, ma il tocco di classe delle installazioni sparse del gran maestro Marco Lodola. A cui, come dice Carlo Conti stesso, questa sera, a fine prove, nell’entrata dell’Ariston, si deve il momento che sigla il vero inizio del Festival di Sanremo 2026. L’inaugurazione della meravigliosa scultura che il grande artista lombardo ha dedicato a colui che per decenni è stato l’anima del Festival, e che è recentemente scomparso: Pippo Baudo. Tra gli applausi generali, i pensieri sono andati al Pippo nazionale. Perché, come diceva lui, Sanremo è Sanremo, e lo sarò anche quest’anno. Ma, proprio quest’anno, da quel palco, sarà impossibile non commuoversi, almeno un po’, nel ricordarlo.
GINEVRA VAN DEFLOR
AGIPRESS





