
Di Ginevra Van Deflor
Ormai tutti un po’ strisciando, appesantiti dalle notti insonni, dall’assenza di clamori e dalla lunghezza della maratona, ci si accinge a trascorrere la giornata conclusiva del Festival della Canzone Italiana. Il sabato è storicamente il giorno più intenso, quello in cui la tensione sale, le interviste scendono perché ci si preserva per il finale (e perché nell’ambiente dello spettacolo l’unico vero credo condiviso è la scaramanzia). L’adrenalina tipica, nelle edizioni precedenti, dell’ultimo giorno quest’anno latita un po’. Complice un Festival che si è aperto all’insegna di più di una commemorazione ed è proseguito con l’energia di una veglia, a cui la maggior parte della gente partecipa, ma solo perché deve. La compostezza ha regnato ed è calata sugli animi di tutti i presenti, come una copertina della nonna che, sì, riscalda ma fa anche, inevitabilmente, addormentare. Due brividini sono sfuggiti, a fatica, dalle maglie pesanti della moderazione made in Conti: l’attimo gelo quando Grignani ha fatto la battuta sul telefono della Pausini e quando, sempre alla serata cover, Alessandro Gassmann ha commentato in modo “acidulo” sui social la presenza a sorpresa di Gianni Morandi in duetto con il figlio. Il primo “scandalo” scansato, per chi non lo ha colto, è stato lo scambio di frecciate tra Pausini (che ha professionalmente annunciato Grignani, ma aveva precedentemente sottolineato come alcuni – leggi gli Stadio – siano gentili e telefonino per ringraziare delle cover e altri – leggi Gianlucone nostro – anche no) e Grignani stesso (che ha replicato a fine brano chiedendo a Conti se tra i fiori ci fosse stato il numero della Pausini così avrebbe potuto chiamarla anche lui). La paresi nel sorriso del conduttore ha reso chiaro come il tutto non fosse una gag preparata dagli autori per vivacizzare la serata. Seconda folatina di fresco, il commento di Alesandro Gassmann alla carrambata di Tredici Pietro che canta col padre (in sintesi:”a me non m’han fatto promuovere il mio film e a Gianni gl’hanno fatto fare ‘na canzone, così non vale”). Pure l’ospitata di Schettini, nel pieno della polemica suscitata dai video girati in classe e dei bei voti in cambio di like, è passata sotto silenzio (è bastato fingere indifferenza come se nulla fosse successo, da Fedez in poi il modo migliore per passare oltre gli scandali senza farsi scalfire).
Per il resto calma piatta. Di cui approfitta la Pausini, che si sta a allarga’ ogni sera che passa (fino a iniziare la serata cover vestita tra il fantascientifico e come si immaginavano il fantascientifico negli anni delle droghe psichedeliche). Indubbiamente, esce fuori la sua grande professionalità, il suo talento e la sua strabordante effervescenza romagnola, che oscura un po’ il grigio spento che emana Conti, al di là dell’abbronzatura. Se non sta attento, lo sbatte a portar i fiori e diventa lei la mattatrice dell’ultima serata (magari candidandosi, perché no, per sostituirlo al prossimo Festival, tanto il toto chi lo farà è ancora aperto). L’unico scossone sarebbe la vittoria di qualcuno fuori dalla rosa dei favoriti, ma ci credono così in pochi che molti hanno già titolato “complimenti a Fedez e Masini”. Mentre gli addetti ai lavori fanno carte false per venire invitati alla mitica festa del sabato sera, la sala stampa inganna il tempo intonando “tanti auguri” per gli 80 anni di Tullio de Piscopo. Che la dice lunga sul clima “effervescente” che si respira negli ultimi “scampoli” di questo Festival. La frase più spesso ascoltata in giro? C’è di buono che domani è finita!





