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13 Dicembre 2025

Father Mother Sister Brother, l’umanità fragile secondo Jim Jarmusch

AGIPRESS – Mentre l’attenzione del grande pubblico è concentrata sull’uscita del terzo, attesissimo capitolo di Avatar: fuoco e cenere, il 2025 porta con sé anche un’opera molto diversa, una piccola gemma firmata da Jim Jarmusch. Father Mother Sister Brother, in arrivo nelle sale italiane il 18 dicembre grazie a Lucky Red, è una commedia drammatica dal passo quieto, costruita con la cura minimalista e l’ironia malinconica che da sempre caratterizzano il regista.

Il film intreccia tre storie autonome, ambientate in luoghi lontani tra loro, la costa del Nord Est degli Stati Uniti, Dublino e Parigi, eppure unite da un filo comune: i legami familiari e le fratture che il tempo, la distanza e i silenzi possono aprire. Jarmusch osserva fratelli, sorelle, padri e madri con il suo sguardo partecipe e disincantato, lasciando che siano i piccoli gesti, le omissioni e gli sguardi a raccontare ciò che le parole non riescono più a contenere.

Il cast è straordinario: Tom Waits, Adam Driver e Charlotte Rampling, affiancati da Cate Blanchett, Mayim Bialik, Sarah Greene, Indya Moore, Vicky Krieps e Luka Sabbat, danno vita a personaggi imperfetti, spesso feriti, ma mai privi di una sottile ironia. La fotografia di Frederick Elmes e Yorick Le Saux alterna la ruvidità dell’America costiera alla malinconia irlandese e all’eleganza rarefatta parigina, mentre il montaggio di Affonso Gonçalves mantiene un ritmo pacato, fedele al respiro contemplativo del film.

Father Mother Sister Brother è un anti-film d’azione, qui non esplode nulla, se non le emozioni trattenute. Jarmusch costruisce un’opera fatta di dettagli che si sedimentano lentamente, fino a creare un mosaico emotivo sorprendentemente intenso. Alcuni episodi funzionano meglio di altri, ma nel complesso il film colpisce per la capacità di far emergere la complessità dei rapporti familiari senza ricorrere al melodramma.

È un lavoro che richiede pazienza, ma che ripaga con momenti di rara verità, come solo il cinema più umile e insieme più coraggioso sa offrire. Un’opera che conferma Jarmusch come uno degli ultimi poeti del quotidiano, capace di trasformare il silenzio in racconto.

Elena Sofia Vitali

AGIPRESS

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