
AGIPRESS – Con Enzo, in uscita nelle sale italiane il 28 agosto distribuito da Lucky Red, Robin Campillo torna dietro la macchina da presa per raccontare un dramma intimo e potente sul passaggio all’età adulta. Al centro della vicenda c’è Enzo (Eloy Pohu), sedicenne cresciuto in una villa borghese a La Ciotat, non lontano da Marsiglia. Figlio di una famiglia benestante, vive soffocato dalle aspettative di un padre che lo immagina all’università e da un ambiente domestico caotico, dove ordine e regole sembrano soffocare ogni slancio personale.
Enzo, però, sceglie di ribellarsi a quel destino già tracciato e decide di intraprendere un apprendistato da muratore. Nell’asprezza del cantiere, fatta di sforzo fisico e materia grezza, Enzo sperimenta un mondo radicalmente diverso, lontano dall’artificialità e dalla perfezione domestica che lo hanno sempre circondato. È qui che Enzo incontra Vlad (Maksym Slivinskyi), un collega ucraino più grande di lui, uomo di poche parole ma di intensa presenza. Proprio la sua lucidità amara dà origine a un legame di amicizia, fatto di scoperte condivise, che spinge il giovane a intravedere la possibilità di vivere con maggiore autenticità, liberandosi dalle aspettative soffocanti imposte dalla società.
Ad arricchire il film è un cast di grande rilievo, che vede la presenza di Pierfrancesco Favino ed Élodie Bouchez accanto al giovane protagonista. Con Enzo, Campillo mette in scena un racconto di formazione che interroga il conflitto tra appartenenza e libertà, tra il peso delle origini e il desiderio di costruire da sé il proprio futuro. La villa di famiglia e la casa da edificare diventano così simboli contrapposti: da un lato l’ordine imposto, dall’altro la ricerca di concretezza in un mondo sempre più immateriale.
Elena Sofia Vitali
AGIPRESS





