
AGIPRESS – Perugia – Intelligenza Artificiale e Medicina personalizzata. Siamo già dentro una nuova era. Come sarà la sanità del futuro? Se le cose andranno come auspicato, l’IA e il calcolo ad alte prestazioni apriranno la strada a cure mirate per ogni singolo paziente e questo con benefici enormi sia per la salute delle persone che per i costi del sistema sanitario nazionale (il risparmio per il nostro Paese è stimato intorno ai 20 miliardi di euro l’anno). Un futuro (potrebbe essere molto prossimo) insomma, in cui anziché di una terapia standard ogni paziente potrà fruire di una cura appositamente calibrata su di lui, in modo da massimizzare l’efficacia della terapia minimizzando contemporaneamente gli effetti collaterali. Questo perché ogni individuo è unico, non solo per le proprie caratteristiche genetiche, ma anche per lo stile di vita, l’ambiente e altri fattori che incidono sullo stato di salute. Per raggiungere l’obiettivo però e prevedere ad esempio come un paziente potrebbe rispondere a un determinato farmaco o trattamento adattando la terapia in modo individualizzato, è necessario raccogliere e analizzare enormi quantità di dati “qualificati”.
A che punto siamo?
“Possiamo dire a un buon punto – spiega il dottor Andrea Armirotti coordinatore del laboratorio Analytical Chemistry Facility dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, esperto di bioanalisi e scienze ‘omiche’ che nei giorni scorsi ha partecipato al Panel organizzato da Confindustria Umbria sul tema -, almeno per quanto riguarda gli strumenti tecnologici”.
Che cosa manca ancora?
“C’è da affrontare tematiche relative ad esempio a privacy e sicurezza dei dati sanitari e formazione del personale medico. Per raccogliere in modo omogeneo e inserire i dati in maniera standardizzata è necessario fornire competenze specifiche a figure capaci di effettuare un lavoro fondamentale, quello del biostatistico – fa notare un altro partecipante al convegno: Fortunato Bianconi dirigente di Scarl Puntozero la società di servizi digitalizzati della Regione Umbria -. La privacy dei dati, la sicurezza informatica e l’equità nell’accesso alle cure sono questioni cruciali che richiedono un’attenta considerazione. Per questo è indispensabile sviluppare guardrail etici e regolamenti robusti per garantire che l’uso dell’IA in medicina sia trasparente, equo e centrato sul paziente. La formazione dei professionisti sanitari sull’uso appropriato di questi strumenti è altrettanto importante per garantire un’integrazione efficace dell’IA nella pratica clinica”.
Insomma servono fondi e specifici indirizzi normativi. Compiti che spettano al legislatore e a chi amministra. Serve una programmazione con obiettivi chiari…
“Beh la medicina personalizzata rappresenta un cambio di paradigma nell’approccio alla salute. Non si tratta più di applicare soluzioni standardizzate, ma di sviluppare strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento basate sulle caratteristiche uniche di ogni singolo individuo. L’IA avrà un ruolo chiave ad esempio nella medicina preventiva utilizzando modelli predittivi per identificare individui ad alto rischio di sviluppare determinate malattie e suggerendo interventi preventivi personalizzati – spiega la dottoressa Daniela Donetti, dirigente Salute e Welfare della Regione Umbria dove si sta procedendo a una reingegnerizzazione del sistema raccolta-dati per quanto concerne screening e cartelle cliniche -. L’adozione diffusa dell’IA e della data science nella medicina personalizzata avrà profonde implicazioni comunque per l’intero comparto. Per quanto riguarda i modelli di cura, passeremo da un approccio reattivo a uno proattivo e preventivo. Per raggiungere questo obiettivo la riqualificazione professionale sarà uno dei punti-chiave. Sarà necessario infatti un aggiornamento continuo delle competenze per i professionisti sanitari”.
E per ciò che concerne i finanziamenti?
“Servono investimenti in tecnologie e infrastrutture digitali, ma serve anche intensificare le collaborazioni tra medici, data scientist e esperti di IA.
La convergenza tra data science, IA e medicina personalizzata sta ridefinendo il futuro della sanità. Una rivoluzione che promette diagnosi più precise, trattamenti più efficaci e una migliore qualità della vita per i pazienti. Ma per realizzare appieno questo potenziale è necessario un impegno collettivo da parte di tutti gli attori del settore anche per sviluppare la più efficace interoperabilità dei dati tra ospedali” conclude Donetti ricordando lo scatto fatto in tal senso recentemente dalla Regione Umbria che ha siglato un protocollo d’intesa con l’Università di Perugia e il sostegno di Confindustria Umbria. Obiettivo: dare vita a un modello integrato che combina campioni biologici di qualità provenienti da cliniche universitarie, raccolti secondo rigorosi protocolli clinici e molecolari, il coinvolgimento attivo della popolazione e tecnologie analitiche all’avanguardia in grado di rilevare biomarcatori anche in tracce minime per assicurare diagnosi accurate e monitoraggi efficaci per la personalizzazione delle cure.
Riusciamo a intravedere un orizzonte temporale per la piena operatività della medicina personalizzata?
“Non è lontano. Intanto la sfida è quella di costruire un ecosistema digitale unico, – continua Fortunato Bianconi – puntando sulla qualità del dato e sull’uso intelligente dell’IA per una sanità più efficace e sostenibile. Per quanto ci riguarda l’utilizzo della nuova App Umbria Facile che raccoglie la cartella sanitaria dei pazienti umbri – fa notare – è un primo step”.
Aiuterà anche, assicurano gli addetti ai lavori, ad accorciare i tempi di attesa nei pronto soccorso facilitando l’individuazione rapida dei pazienti più a rischio, che in certi tipi di problematiche può significare anche la differenza tra la vita e la morte.
“Si tratta in particolare del progetto SAIDE – Stroke Artificial Intelligence Detection in Emergency – specifica il professor Gianluca Reali dell’Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Ingegneria Elettronica -, che sviluppa un assistente virtuale per il pronto soccorso nei casi di ictus ischemico. Assistente virtuale può supportare i medici di emergenza nel riconoscere e trattare l’ictus più rapidamente. I risultati preliminari del nostro prototipo, addestrato con pochi casi, hanno già mostrato una buona accuratezza nel riconoscere e diagnosticare i pazienti con sospetto di ictus
ischemico”.
Come funziona?
” E’ basato su tecniche avanzate di deep learning attraverso TensorFlow
per analizzare specificamente i sintomi correlati all’ictus. Utilizza reti
neurali convoluzionali per rilevare cambiamenti nella simmetria facciale e
nei modelli vocali indicativi di eventi di ictus, migliorando la precisione
della classificazione con metadati”.
Ma le buone pratiche in Umbria sono già diverse come dimostra anche il ‘CURI’ (Centro umbro di ricerca e innovazione) che possiede una tecnologia unica messa a punto da oltre vent’anni dal professor Gabriele Cruciani dell’Unipg- Dipartimento di Chimica, uno scienziato che compare nella lista dei top italian scientists, per calibrare cure personalizzate nei pazienti alle prese con patologie metaboliche. Un Centro che si candida a diventare eccellenza mondiale per la medicina predittiva, quel ramo della medicina cioè che si concentra sull’identificazione del rischio di sviluppare malattie in individui sani, spesso attraverso l’analisi del loro patrimonio genetico e di altri fattori individuali. L’obiettivo è quello di intervenire precocemente con misure preventive per evitare o ritardare l’insorgenza della malattia (a partire dai tumori). Il professor Cruciani ha usato l’IA nelle simulazioni del metabolismo del fegato umano riprodotto in laboratorio con tecniche d’avanguardia (una sorta di ‘gemello digitale’ su cui poter effettuare sperimentazioni utili alla personalizzazione della cura oltre che allo sviluppo di farmaci più efficaci). Insomma, la medicina personalizzata non è fantascienza ma una realtà in divenire nella quale investire per creare una sanità migliore sia nella cura che nella prevenzione, in un Paese, l’Italia, che invecchia sempre di più e dove la natalità è da tempo sotto lo zero. Agipress
Donatella Miliani