
AGIPRESS – Osservare la realtà per reinventarla in una dimensione simbolica, intima e a tratti ironica. È questo il percorso creativo di Maria Novella Palazzeschi, in arte Novella, cantautrice aretina classe 1998 che ha trovato a Milano un nuovo spazio di espressione. Il suo cammino artistico compie un passo importante con “Evoluzione”, il suo primo EP uscito lo scorso 10 luglio. Con un sound che si muove tra alt-pop e indie pop contemporaneo, tra chitarre vibranti e suggestioni synth, “Evoluzione” è un viaggio denso e stratificato dove Novella esplora la trasformazione interiore a 360 gradi, toccando corde delicate come la fragilità, il rapporto con la famiglia, la transizione di genere e le aspettative sociali, il tutto attraversato da un affascinante filo di misticismo.
Novella come nasce l’idea e poi la passione per il canto?
Da bambina avevo una chitarra in casa e ho iniziato a suonare le corde, a incuriosirmi e notavo che, anche se non sapevo suonare lo strumento, comunque mi emozionava. Poi mi emozionavano tanto i musicall e la musica in macchina nei viaggi di ore con i miei. Quando sei bambino però, se nessuno te lo dice, non sai che puoi fare un corso di canto dove magari ti insegnano la musica che ti piace. Poi a me è sempre piaciuto scrivere, ho sempre avuto questo impulso alla scrittura, che poi un giorno ho detto ma io amo così tanto scrivere, ma amo anche la musica, allora proviamo a unire queste due cose, no? Negli anni ho iniziato a cantare da sola e fino a quando poi, tardi, molto tardi, mi sono resa conto che era quello che volevo intraprendere. All’università ho realizzato che non potevo più andare avanti senza buttarmi nella musica, allora ho deciso di studiare canto e chitarra insieme, poi anche un po’ di pianoforte.
Che genere di musica interpreta?
È un genere che attinge al pop, perché appunto nella musica mi piace essere diretta il più possibile, nonostante io abbia anche una vena sperimentale, il mio genere diciamo che è più sull’indie pop. Pop moderno. Ha partecipato a diversi contest nazionali, vincendo e affermandosi come una delle più brillanti cantautrici.
Prossimi obiettivi?
Ho deciso di partecipare ai contest nel momento in cui ho finalizzato il mio progetto, quindi il mio EP. Mi sono detta “adesso ho un progetto pronto, inviamolo un po’ ai vari contest per vedere cosa succede”, e il riscontro è stato positivo. Quindi sono contenta di aver fatto questo periodo, in giro a destra e sinistra, è stato bello e mi ha sicuramente fatto anche crescere. Per quanto riguarda il futuro, ho già iniziato a scrivere nuovi brani, la mia mente è già impegnata nella scrittura di nuove canzoni e nello sperimentare un nuovo sound, perché comunque questo primo progetto è stato un esperimento, ma adesso voglio esplorare nuovi sound più tendenti al rock, perché sto notando che mi affascina e penso che, come nel titolo dell’EP, il sound, il suono e la musica siano in continua evoluzione, sempre da esplorare. Come obiettivi futuri, quindi, sicuramente scrivere canzoni migliori che mi rappresentano e sperimentare.
È appena uscito il suo primo Ep. Parla di Lei? In cosa?
Questo EP parla non solo di me, ma anche di quello che vedo intorno a me, della società, o meglio, del riflesso di me all’interno della società. Parla anche di transizioni di genere, quindi ci sono anche delle tematiche fuoriuscite così in maniera naturale, senza forzare le cose. Infatti questi cinque brani che io ho voluto raggruppare in questo Extended Play in realtà sono stati scritti nel corso di tre anni di vita. Due di queste canzoni sono nate in studio a Milano, con il mio produttore. Abbiamo deciso di sperimentare, di scrivere ”cose nuove”. Il brano Gioconda parla di come riconoscersi proprio all’interno di una società. Nel testo dico proprio “una povera illusa in cerca di posto fisso, senza specchiarsi perché tu sei arte”, perché mi sta stretta questa cosa che tutti dobbiamo avere lo stesso percorso, invece non è così, e quindi è anche un po’ una ribellione, ci sono tematiche attuali della mia generazione, infatti attingo anche un po’ alle relazioni di oggi che non funzionano, insomma, c’è uno sguardo verso l’attualità.
Giovedì tornerà sul palco del Mengo di Arezzo, sua città natale. Che cosa prova?
Sicuramente sono contenta. Avere l’appoggio della tua città è sicuramente fondamentale, perché non puoi andare altrove, secondo me, se prima non hai fatto delle cose nella tua città, perché comunque, prima di andare a Milano, ho fatto tre anni di studi ad Arezzo, per formarmi il più possibile, prima da sola, poi a lezione, poi a un certo punto ho visto che mi hanno appoggiato, mi hanno aiutato. Arezzo che spacca, poi il Mengo, poi la Fortezza, poi il teatro. Quando poi avevo provato un po’ tutto ad Arezzo, è arrivato il momento di espandersi un attimo. Per me, quindi, la cosa più importante è essere appoggiati dal posto da cui tu provieni, perché significa che le cose le stai facendo bene, e anche il fatto che due anni dopo comunque ci sia di nuovo un riscontro positivo da un festival così grande e importante, mi rende felice e spero di lasciare qualcosa di positivo. Mi auguro che le persone di Arezzo accorrano e che in futuro l’ attenzione dei giovani per la musica sia sempre elevata. Sono contenta, sono felice e emozionata di suonare sul palco, perché comunque, sicuramente, è un momento per ritrovarsi con amici e anche con persone nuove.
Rodolfo Di Paolo





