
AGIPRESS – La mobilità sanitaria interregionale continua a crescere e nel 2023 raggiunge una soglia mai toccata prima: 5,15 miliardi di euro, con oltre metà della spesa assorbita dal privato convenzionato. È il quadro tracciato dalla Fondazione Gimbe, che nel suo nuovo report lancia un allarme chiaro: il diritto alla salute in Italia è sempre più legato al luogo in cui si vive.
Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si confermano le Regioni più attrattive, raccogliendo oltre il 95% del saldo attivo. Al contrario, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna concentrano la parte più consistente del saldo negativo. Un flusso costante di pazienti e risorse che dal Mezzogiorno si dirige verso il Nord, segno di un’offerta sanitaria non omogenea e di servizi che, in molte aree del Paese, non riescono a garantire risposte adeguate.
Per il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, la migrazione sanitaria è ormai “sempre meno una scelta e sempre più una necessità”: spostarsi per curarsi significa affrontare costi economici e sociali che pesano sulle famiglie e amplificano le disuguaglianze. Un tema richiamato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ribadito come il diritto alla salute debba essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Il report evidenzia inoltre il ruolo crescente del privato convenzionato, che intercetta oltre 1 euro su 2 della mobilità attiva. In alcune Regioni – come Molise, Lombardia e Puglia – la quota supera il 60%, mentre in altre rimane marginale, segno di un sistema frammentato e diseguale.
La presentazione del documento ha inaugurato l’anno del trentennale della Fondazione Gimbe, che rilancia il proprio impegno per un Servizio sanitario nazionale equo, universalistico e fondato su dati e prove scientifiche. Un percorso che punta a rafforzare la responsabilità civica e a contrastare la disinformazione, perché – come ricorda Cartabellotta – “la tutela della salute non può dipendere dal codice di avviamento postale”.
D.M.





