AGIPRESS – ROMA – “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile…” La frase, attribuita a San Francesco, calza decisamente a pennello a Brunello Cucinelli, proprio come uno dei suoi eleganti smoking grigi. La vita dell’imprenditore umbro che sognava di “rendere il lavoro più umano” e che è convinto che “la bellezza salverà il mondo” perché “non dobbiamo considerarci padroni di quello che abbiamo ma solo custodi”, è diventata un docufilm scritto e diretto dal Premio Oscar Tornatore e con una meravigliosa colonna sonora firmata da un altro Premio Oscar, Nicola Piovani. Prodotto da MasiFilm in collaborazione con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution, il film è stato presentato in anteprima mondiale ieri a Cinecittà. Più di mille gli ospiti nazionali e internazionali (breve visita privata anche della premier Giorgia Meloni) nel rinnovato Teatro 22, allestito appositamente per l’occasione: “Il più grande d’Europa” ha sottolineato l’Ad del centro di produzione Manuela Cacciamani. Parterre di vip per il red, anzi il white carpet, tra i quali Mario Draghi, l’ambasciatore Usa Tilman J. Fertitta, e poi Alexander Zverev, Marco Tardelli, Bianca Balti, Jeff Goldblum, Jessica Chastain, Jonathan Bailey, Margherita Buy, Anna Foglietta, Claudio Santamaria, Alessandra Mastronardi, Alessandro Cattelan, Andrea Pontremoli, Giovanni Malagò, Mirta Merlino solo per citarne alcuni. “Brunello, il visionario garbato” è un racconto sincero, con tanti ricordi diretti anche dello stesso Cucinelli la cui voce, in più di un passaggio, tradisce la forte carica emotiva che il riaffiorare del passato inevitabilmente provoca in lui. Ormai celebre e celebrato in tutto il mondo, l’imprenditore umanista che ha costruito il suo impero partendo da un laboratorio di 40 metri quadri, viene rivelato nei suoi aspetti più autentici, anche grazie alle testimonianze di amici e familiari, dalla maestria del grande regista. Classe 1953, ingegnere mancato (“Ho dato mezzo esame…”), appassionato di filosofia e accanito lettore delle vite dei Santi, Francesco e Benedetto in primis, Cucinelli ripete più volte nel documentario la convinzione che lo anima da sempre: “Dobbiamo avere cura e restituire”. Per Solomeo, il borgo che ha eletto sede dell’azienda ma prima ancora “luogo dell’anima” , il “visionario garbato” ebbe un vero colpo di fulmine quando giovanissimo lo scoprì per amore (la moglie Federica viveva lì con la sua famiglia). Il castello del paesino allora sembrava destinato all’abbandono. Lui però riuscì ad acquistarlo a suon di cambiali. E nell’85 iniziò un restauro rigoroso con in testa ben chiara l’idea di quello che poi sarebbe diventato: non solo un centro produttivo con un appeal assolutamente diverso da quello che non avrebbe mai avuto un capannone industriale, ma piano piano un luogo di arte e cultura con un’accademia, un ginnasio, un teatro, una casa della musica, un parco e una piazza dedicata all’umanità e alla pace.
Il documentario di Tornatore conduce lo spettatore attraverso un viaggio, a tratti quasi poetico, nella vita di chi ha agito animato dalla volontà di cambiare le cose per creare qualcosa di bello. E questo non solo per sé e la sua famiglia (la moglie e le figlie Camilla e Carolina che oggi hanno ruoli fondamentali, sia creativi che manageriali, nell’azienda quotata in Borsa) ma anche per i suoi collaboratori, ormai migliaia e migliaia di persone, con cui Cucinelli tenta di coltivare sempre e comunque anche un rapporto umano. Si parla pure di questo nel docufilm, di un modello di impresa umanistica studiato dalle università di mezzo mondo, che ha costruito ispirandosi ai grandi maestri del Rinascimento, a Lorenzo il Magnifico in particolare “autentico propulsore della cultura, dell’arte e della spiritualità che ha lasciato grandi opere all’umanità”. Il film è costruito su una contaminazione tra documentario e ricostruzione cinematografica: alterna immagini d’archivio, interviste e testimonianze con sequenze recitate, dando voce non solo ai fatti — gli inizi contadini a Castel Rigone, l’infanzia, gli studi interrotti, la nascita dell’azienda di maglieria — ma anche ai sentimenti, ai valori, alla visione profonda che ha ispirato l’imprenditore.
Un elemento narrativo particolarmente suggestivo scelto da Tornatore è una partita a carte simbolica: Brunello affronta un misterioso avversario, invisibile e senza volto, metafora delle sfide della vita e del destino che solo alla fine viene svelato. Mentre la partita si svolge, la narrazione procede con ricordi, testimonianze (tra cui quelle di Mario Draghi, Ramin Anari, Oprha Winfrey, il cardinale Gualtiero Bassetti, Stefano Domenicali, Gianluca Vacchi, Patrick Dempsey etc) e flashback — come se ogni mano di carte rappresentasse una tappa fondamentale della sua esistenza. Il documentario, che vede l’attore Saul Nanni nel ruolo del giovane Cucinelli, esplora infatti non soltanto l’ascesa professionale dell’imprenditore, ma anche la sua filosofia di “lusso etico”: la convinzione che il profitto non debba essere fine a sé stesso, ma accompagnato da dignità del lavoro, rispetto per le persone e per il territorio, bellezza autentica e sostenibilità umana. Attraverso le testimonianze di collaboratori, amici, familiari — e dello stesso Cucinelli — lo spettatore scopre un uomo che non ha mai dimenticato le sue origini contadine. I “nomignoli” con cui in vari periodi della vita è stato chiamato — “volpino” dal nonno, “signorino” dal padre, “il tedesco” dai collaboratori — rivelano non solo l’ironia e l’affetto, ma anche la profondità di un carattere capace di metamorfosi, lavoro duro e visione lungimirante.
«Brunello, il visionario garbato» non è dunque solo un documentario: Tornatore, con la sua sensibilità di regista e narratore, trasforma la biografia di un imprenditore “in una storia universale, capace di parlare ai giovani di oggi e di domani”. Allo spettatore resta così il ritratto di un uomo fuori dal comune tanto che alla fine si congeda dal pubblico annunciando con commozione persino il suo epitaffio “Mi piacerebbe – dice – venisse scritto ‘Era un uomo perbene che amava la bellezza…”.
A partire da febbraio il film avrà una serie di presentazioni internazionali, prima in Europa poi negli Stati Uniti e infine in Asia.
Donatella Miliani
AGIPRESS





