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4 Luglio 2026

Credito, il conto più salato lo pagano le piccole imprese

AGIPRESS – Per le piccole imprese il costo del credito continua a scendere con molta più lentezza rispetto alla rapidità con cui era aumentato negli anni della stretta monetaria. È la fotografia scattata dalla CNA, che in un’elaborazione sui tassi applicati ai finanziamenti alle imprese al 31 dicembre 2025 denuncia come siano soprattutto artigiani e piccole aziende a pagare il prezzo più alto quando chiedono prestiti di importo contenuto.

L’associazione utilizza una metafora efficace: proprio come accade con i carburanti, anche per il credito i prezzi sono “veloci a salire e lenti a scendere”. Una dinamica che pesa sulle imprese che ricorrono a finanziamenti da poche decine di migliaia di euro per acquistare un macchinario, sostenere la liquidità, pagare i fornitori o affrontare momentanee difficoltà finanziarie.

Secondo l’analisi della CNA, il costo del denaro varia sensibilmente in base all’importo richiesto. Per i finanziamenti destinati agli investimenti il TAEG medio nazionale è pari al 3,96%, ma si passa dal 3,58% applicato ai prestiti superiori a un milione di euro al 6,08% per quelli fino a 50mila euro. Anche la fascia compresa tra 50mila e 125mila euro resta su livelli elevati, con un tasso medio del 5,50%.

Le differenze territoriali accentuano ulteriormente il divario. Nel Mezzogiorno il TAEG medio per i prestiti destinati agli investimenti raggiunge il 4,54%, superando la media nazionale. Per i finanziamenti fino a 50mila euro il costo sale al 6,30%, mentre nel Nord-Est, l’area con i tassi più contenuti, si ferma al 5,87%.

Anche a livello regionale emergono differenze significative. I tassi medi più elevati si registrano in Valle d’Aosta (5,30%) e Calabria (5,02%), mentre le condizioni migliori si riscontrano in Liguria (3,43%) e Lazio (3,60%).

A incidere sulle condizioni di accesso al credito è naturalmente anche il profilo di rischio dell’impresa. Per le aziende considerate meno rischiose il tasso medio si attesta al 3,31%, mentre supera il 5,75% per quelle con una probabilità di default superiore al 5%. Anche in questo caso il Sud continua a rappresentare l’area più penalizzata.

Il quadro diventa ancora più oneroso quando il finanziamento serve a garantire liquidità. Il TAEG medio nazionale è pari al 4,95%, ma per i prestiti fino a 50mila euro raggiunge l’8,73%, contro il 3,54% applicato alle operazioni superiori a un milione di euro. Il divario supera così i cinque punti percentuali, risultando più che doppio rispetto a quello registrato per i finanziamenti destinati agli investimenti.

Nel Sud e nelle Isole il costo della liquidità tocca i livelli più alti, arrivando al 9,55% per i finanziamenti fino a 50mila euro. Più contenuti, seppur elevati, i tassi del Nord-Est, dove la stessa tipologia di prestito si attesta all’8,23%.

Per il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, questa situazione rischia di frenare gli investimenti delle imprese di minori dimensioni. «Per una piccola impresa un finanziamento da 30, 40 o 50mila euro può significare acquistare un macchinario, digitalizzare un processo, assumere una persona, pagare fornitori o superare una fase di tensione finanziaria. Se però il piccolo credito continua a costare molto più del credito di grande dimensione, il rischio è che gli investimenti vengano rinviati e che la liquidità diventi sempre più onerosa proprio per le imprese più radicate nei territori».

Rispetto ai picchi raggiunti nel 2023 i tassi risultano in calo, ma restano ancora ben superiori ai livelli precedenti alla stretta monetaria. Per gli investimenti il TAEG medio è passato dal 5,71% del 2023 al 3,96% del 2025, ma nel 2021 era pari appena all’1,61%. Analoga la dinamica per i prestiti destinati alla liquidità, scesi dal 6,60% al 4,95%, mentre quelli fino a 50mila euro rimangono fermi all’8,73%.

Alla luce di questi dati, la CNA chiede un rafforzamento degli strumenti a sostegno dell’accesso al credito delle piccole imprese, puntando su garanzie pubbliche più efficaci, una maggiore valorizzazione del ruolo dei Confidi, criteri di valutazione che tengano maggiormente conto della qualità delle aziende e procedure più snelle. L’obiettivo è fare in modo che la riduzione dei tassi d’interesse si traduca concretamente in condizioni più favorevoli anche per le realtà produttive di minori dimensioni, che costituiscono l’ossatura del sistema economico italiano.

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