
AGIPRESS – FIRENZE – È un appello accorato e preoccupato quello lanciato da Anci Toscana alla vigilia della Conferenza Unificata Stato-Regioni, in programma domani, nella quale dovrebbe essere approvato il nuovo sistema di classificazione dei Comuni montani. Un passaggio che, secondo l’associazione dei Comuni toscani, rischia di produrre effetti gravissimi e irreversibili per ampie porzioni dell’Appennino.
Anci Toscana si rivolge direttamente al ministro Roberto Calderoli e a tutte le forze politiche, chiedendo una revisione urgente dei criteri adottati. «Le dichiarazioni rilasciate oggi dal ministro durante il question time alla Camera confermano le nostre preoccupazioni – afferma Susanna Cenni, sindaca di Poggibonsi e presidente di Anci Toscana –: i parametri scelti penalizzano l’intero Appennino e stanno di fatto creando Comuni montani di serie A e di serie B».
Il rischio, per la Toscana, è concreto e immediato: quasi la metà dei Comuni oggi considerati montani o parzialmente montani verrebbe esclusa dalla nuova classificazione. «Una scelta ingiusta e profondamente sbagliata – prosegue Cenni – che non tiene conto delle reali caratteristiche dei territori e che avrebbe conseguenze pesantissime. Non si tratta solo di essere tagliati fuori dalle risorse della nuova legge sulla montagna, che peraltro sono già insufficienti, ma anche di perdere l’accesso a numerosi strumenti di sostegno fondamentali per aree che ogni giorno combattono contro isolamento, spopolamento e carenza di servizi».
Secondo Anci Toscana, l’impostazione adottata rischia di cancellare con un colpo di penna la specificità di territori che vivono problematiche tipicamente montane. «È inaccettabile – sottolinea la presidente – pensare che non siano montani Comuni come Castel del Piano, che ospita impianti di risalita per lo sci, o realtà come Tresana, Fosdinovo, Podenzana in Lunigiana, così come Cetona, Monterotondo e Montecatini Val di Cecina. Qui la montagna non è un dato statistico, ma una condizione quotidiana».
Cenni non nega la necessità di rivedere l’attuale classificazione, eliminando i casi più evidenti di incongruenza, ma respinge con forza la linea seguita dal Governo. «Generalizzare, come ha fatto oggi il ministro, sostenendo che si escludono città come Roma e Bologna perché hanno altitudini medie di poche decine di metri, è fuorviante e non risolve il problema. Così si colpiscono territori fragili che avrebbero invece bisogno di più attenzione, non di meno».
Sulla stessa linea il coordinatore dei sindaci montani Luca Marmo, che parla apertamente di un allarme ignorato. «Abbiamo espresso fin dall’inizio della discussione, e poi durante l’approvazione della legge sulla montagna, fortissime perplessità sui criteri di classificazione – ricorda –. Abbiamo avanzato proposte alternative e coinvolto tutti i parlamentari toscani, ma non siamo stati ascoltati. Oggi, purtroppo, ne vediamo le conseguenze».
Un allarme che Anci Toscana ribadisce con forza alla vigilia di una decisione che potrebbe segnare il futuro di interi territori montani, acuendo disuguaglianze e indebolendo ulteriormente l’Appennino.
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