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18 Luglio 2026

Caldo estremo, Confesercenti: “Costa all’economia italiana fino a 12 miliardi di euro l’anno”

AGIPRESS – ROMA – Il caldo estremo non rappresenta più soltanto un’emergenza sanitaria e sociale, ma è ormai diventato un fattore strutturale che pesa sulla crescita economica del Paese. Secondo una stima elaborata dall’Ufficio Economico di Confesercenti, convivere ogni anno con periodi di afa intensa, compresi tra 30 e 60 giorni, potrebbe costare all’Italia tra i 6 e i 12 miliardi di euro, pari a circa lo 0,2-0,4% del Prodotto interno lordo.

L’analisi arriva mentre il Ministero della Salute ha esteso il bollino rosso – il massimo livello di allerta per il caldo – a sedici città italiane, confermando come le ondate di calore stiano assumendo un carattere sempre più frequente e persistente.

Investimenti, energia e produttività: il conto dell’afa

Secondo Confesercenti, la voce più rilevante riguarda gli investimenti ormai inevitabili per adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Tra climatizzazione più efficiente, installazione di impianti fotovoltaici, schermature solari e riqualificazione energetica degli edifici, la spesa aggiuntiva per imprese e attività commerciali è stimata tra 2 e 4 miliardi di euro l’anno.

A questi si aggiungono:

  • 2-3 miliardi di maggiori costi energetici per il raffrescamento;
  • 1,5-3 miliardi dovuti alla riduzione della produttività del lavoro durante le giornate più torride;
  • 1-2 miliardi di fatturato perso nei comparti maggiormente esposti, come edilizia, agricoltura, logistica e commercio ambulante.

La “tassa climatica” colpisce famiglie e microimprese

Per Confesercenti il cambiamento climatico sta dando origine a una vera e propria “tassa climatica”.

Se in passato il principale costo energetico delle famiglie era rappresentato dal riscaldamento invernale, oggi cresce rapidamente anche quello della climatizzazione estiva. La spesa media per raffrescare le abitazioni si aggira intorno ai 150 euro l’anno, ma potrebbe raggiungere i 400 euro nei prossimi anni, considerando anche l’acquisto di nuovi condizionatori, l’aumento dei consumi idrici e le maggiori spese sanitarie legate allo stress da calore.

Anche le piccole imprese sono chiamate a sostenere costi crescenti. Un negozio o un bar che oggi spende circa 3.000 euro l’anno per il raffrescamento potrebbe arrivare a sostenere una spesa compresa tra 5.000 e 6.000 euro, oltre agli investimenti necessari per migliorare l’efficienza energetica degli immobili.

Lavoro e commercio penalizzati dalle alte temperature

Le temperature superiori ai 35 gradi incidono direttamente sulla produttività dei lavoratori. Aumentano errori, assenze per malattia e diminuisce la capacità di svolgere attività fisicamente impegnative. I comparti più vulnerabili risultano essere edilizia, agricoltura, logistica, manutenzioni, commercio ambulante e turismo all’aperto.

L’afa modifica anche le abitudini dei consumatori. Nelle ore centrali della giornata si svuotano le vie commerciali dei centri storici, mentre aumentano gli accessi ai grandi centri commerciali climatizzati e agli acquisti online. Una dinamica che accentua le difficoltà già vissute dai negozi di vicinato e dalle piccole attività commerciali.

Nel settore moda, inoltre, le stagioni fredde sempre più brevi riducono la domanda di capi invernali, mentre nella ristorazione il caldo rende meno attrattivi i dehors, spingendo i clienti verso gli spazi interni climatizzati.

Cambiano anche turismo e ristorazione

Gli effetti del caldo si riflettono anche sul turismo. Secondo Confesercenti cresce la tendenza a scegliere i mesi di giugno e settembre, evitando il periodo centrale dell’estate. La domanda si orienta maggiormente verso le destinazioni montane, mentre le città d’arte rischiano di registrare una flessione delle presenze durante le settimane più calde.

Anche i pubblici esercizi risentono del fenomeno: paradossalmente, proprio nella stagione estiva, l’utilizzo dei dehors diminuisce a causa delle temperature elevate, limitando il potenziale di fatturato di bar e ristoranti.

Gronchi: “Servono investimenti strutturali”

Il caldo estremo è diventato una vera e propria tassa climatica. Il fenomeno ha smesso di essere un’emergenza meteorologica per trasformarsi in una variabile economica strutturale, che incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche“, afferma Nico Gronchi, presidente di Confesercenti.

Per il presidente dell’associazione non è più sufficiente affidarsi all’iniziativa di famiglie e imprese. “Serve un cambio di paradigma, con interventi strutturali. La risposta passa attraverso la riqualificazione termica profonda degli edifici e delle strutture commerciali e una rigenerazione urbana capace di adattarsi ai cambiamenti climatici. Senza investimenti coraggiosi nella resilienza delle città, il cambiamento climatico continuerà ad accelerare la crisi economica, svuotando lo spazio pubblico e riducendo la competitività del sistema Paese”.

AGIPRESS

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