DIRETTORE RESPONSABILE FRANCESCO CARRASSI

6 Novembre 2025

Banca d’Italia, L’economia della Toscana

AGIPRESS – FIRENZE – Nella prima parte del 2025 l’attività economica in Toscana si è confermata debole, in un contesto di generale incertezza già caratterizzato da tensioni geopolitiche, ulteriormente acuite dall’instabilità legata alle nuove politiche commerciali degli Stati Uniti. L’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER), sviluppato dalla Banca d’Italia, segnala per il primo semestre in Toscana un aumento del prodotto dello 0,3 per cento, leggermente inferiore alla crescita stimata per l’intero Paese (0,6). L’indicatore coincidente Regiocoin, che coglie l’andamento delle componenti di fondo del PIL, è tornato su valori negativi alla fine del secondo trimestre, dopo i segnali di recupero mostrati nel corso del primo.

La produzione industriale ha continuato a calare. Secondo il sondaggio della Banca d’Italia, nei primi tre trimestri dell’anno il fatturato a prezzi correnti è diminuito rispetto allo stesso periodo del 2024 per quasi la metà delle aziende (una quota analoga a quella dell’anno precedente). Il saldo tra i casi di aumento e quelli di riduzione è risultato negativo per 20 punti percentuali; nel settore della moda tale saldo negativo si è attestato su livelli peggiori, anche se più contenuti rispetto allo scorso anno. I piani formulati alla fine del 2024, che per circa la metà degli operatori prevedevano una riduzione degli investimenti, sono stati perlopiù confermati. Le previsioni sull’evoluzione delle vendite nel prossimo futuro sono più favorevoli, mostrando una prevalenza di valutazioni positive su quelle negative. Non è previsto invece un incremento degli investimenti: a fronte di una netta preponderanza di indicazioni di stabilità, la quota di aziende che ne prefigurano un aumento è leggermente inferiore a quella di quanti ne segnalano un calo.

Nel settore edile l’attività ha registrato un forte rallentamento, meno intenso per le imprese di maggiori dimensioni. Il comparto ha comunque continuato a beneficiare dei lavori per opere pubbliche connessi con l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Le compravendite di abitazioni, tornate a crescere già nella seconda parte del 2024, nel primo semestre dell’anno hanno registrato un’accelerazione.

L’attività del terziario si è indebolita, condizionata dalla dinamica contenuta dei consumi. Secondo il sondaggio della Banca d’Italia il fatturato a prezzi correnti si è mantenuto stabile per circa la metà delle aziende nei primi tre trimestri del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024; il saldo tra i casi di incremento e quelli di riduzione, positivo per meno di dieci punti percentuali, è risultato in calo rispetto all’analogo dato dello scorso anno. Nelle previsioni delle imprese, tale saldo si contrarrebbe ulteriormente nei prossimi mesi. Il comparto turistico ha risentito dell’andamento meno favorevole dei flussi di visitatori italiani e relativi agli esercizi alberghieri.

La situazione ciclica ha in parte inciso anche sulle condizioni economico-finanziarie delle imprese:
redditività e liquidità sono leggermente peggiorate, ma si attestano ancora su livelli adeguati. Nel primo semestre del 2025 il numero di occupati in regione è aumentato dello 0,6 per cento, una crescita inferiore alla media nazionale (1,4); contestualmente si è intensificato l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, soprattutto nel comparto della moda, ma il tasso di disoccupazione si è mantenuto comunque stabile al 4,5 per cento, un valore molto contenuto nel confronto storico e inferiore a quello medio del Paese (6,7).

Il reddito a valori correnti delle famiglie toscane è cresciuto del 2,7 per cento rispetto al primo semestre del 2024, anche grazie alla prosecuzione della fase espansiva dell’occupazione. In termini reali, l’incremento del potere d’acquisto si è attestato allo 0,7 per cento, risentendo di un moderato aumento dell’inflazione. I consumi hanno registrato una dinamica ancora contenuta (1,0 per cento), frenati da un peggioramento del clima di fiducia ma sostenuti dal maggiore ricorso al credito al consumo. L’indebitamento delle famiglie è cresciuto, sia nella componente del credito al consumo (6,6 per cento) sia in quella dei mutui per l’acquisto di abitazioni (2,8). È inoltre proseguita la ricomposizione del risparmio finanziario verso titoli detenuti in custodia presso le banche.

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