
AGIPRESS – Roma, 21.10.2025 – L’autunno si apre con un panorama economico complesso: mercati incerti, contratti in stallo, tensioni sindacali e un costo del lavoro in costante aumento. In un Paese in cui la produttività cresce meno dei proclami, le imprese si trovano a sostenere da sole il peso dell’instabilità, mentre il dibattito pubblico continua a oscillare tra ideologia e retorica. Secondo le analisi dati condotte da FederImprese Europa, oltre un terzo delle aziende italiane segnala un aumento medio dei costi operativi tra il 10% e il 15% rispetto al 2024, mentre quasi una su cinque ha ridotto la propria capacità produttiva a causa di rallentamenti contrattuali, scioperi o carenze di manodopera qualificata. Un quadro che mette a rischio non solo i margini d’impresa, ma anche la stabilità occupazionale di intere filiere. “Il vero paradosso è che in Italia si difende il lavoro indebolendo chi lo crea,” dichiara Tommaso Scalzi, Vicepresidente di FederImprese Europa. “Ogni fermo, ogni vertenza e ogni blocco produttivo non è un gesto simbolico: è un costo reale, che qualcuno dovrà pagare. E il conto, alla fine, ricade sempre sugli stessi — imprenditori e lavoratori.” L’analisi di FederImprese Europa evidenzia come la conflittualità diffusa e la rigidità contrattuale possano generare, entro la fine dell’anno, una perdita fino al 9% dei livelli occupazionali nei comparti produttivi più esposti, con effetti a catena sull’intero sistema economico. In questo scenario, la priorità non è lo scontro, ma il recupero di un equilibrio sostenibile tra capitale e lavoro, capace di garantire continuità e crescita. “Non servono stagioni calde né inverni di allarme sociale,” aggiunge Scalzi. “Serve un nuovo patto di realtà, dove la difesa del lavoro parta dal riconoscimento del valore dell’impresa. Senza impresa non c’è salario, senza produttività non c’è welfare, e senza visione non c’è futuro.” FederImprese Europa invita Governo, parti sociali e sistema bancario a costruire un tavolo permanente per la competitività e l’occupazione, basato su dati concreti e non su formule ideologiche. Solo da un dialogo fondato sulla responsabilità reciproca potrà nascere un’economia stabile, capace di proteggere ciò che davvero conta: il lavoro che resta e l’impresa che resiste. Agipress




