AGIPRESS – ASSISI – La storica ostensione delle spoglie mortali di san Francesco, nell’VIII centenario della morte inaugurata dai frati del Sacro Convento, segna un momento che supera i confini della devozione e tocca l’intera umanità. Per la prima volta, il corpo del Santo che ha fatto della pace la sua lingua universale viene mostrato in modo pubblico e prolungato, offrendo ai pellegrini un’occasione unica di incontro, silenzio e preghiera. Un gesto che parla al mondo intero, in un tempo assetato di fraternità.
L’annuncio, accolto con grande sensibilità da istituzioni e media internazionali (presenti per l’occasione ad Assisi inviati di tutto il mondo), apre un mese di celebrazioni, cultura e spiritualità. Centinaia di migliaia di persone – 370.000 le prenotazioni già registrate da cinque continenti – raggiungeranno Assisi per sostare davanti ai resti del Poverello, «riscoprendo la profondità del suo messaggio di amicizia, dono di sé e speranza». L’immagine evangelica del seme che muore per portare frutto guida l’intero percorso: un invito a trasformare la propria vita in un gesto di dono, perché la fraternità diventi radice di futuro.
«San Francesco è ancora oggi un dono per tutti», ha ricordato fra Giulio Cesareo, responsabile della comunicazione del Sacro Convento, sottolineando come la sua testimonianza continui a ispirare relazioni più umane e un’idea di mondo come casa comune. Attorno all’ostensione si muove un popolo: 400 volontari provenienti da oltre 20 Paesi, decine di associazioni, istituzioni civili e religiose, un’organizzazione complessa che ha reso possibile anche importanti interventi di accessibilità nel complesso monumentale.
Accanto ai momenti liturgici, l’ostensione diventa spazio di cultura e dialogo: dal numero speciale “San Francesco vive” ai podcast dedicati, fino al nuovo portale giovaniversoassisi.org, pensato per parlare alle nuove generazioni e trasformare il Centenario in un ponte verso il futuro. La giornata è stata segnata da una forte emozione. «Ho aperto personalmente la tomba con la chiave con su scritto S…», ha raccontato padre Marco Moroni, custode del Sacro Convento. Dentro la teca, le ossa di quel corpo minuto che ha lanciato – e continua a lanciare – un potente messaggio di pace. «Quel corpo non era bello… ma con la sua parola spinse alla pace. Oggi siamo nella dittatura dell’immagine, ma questo corpo continua a parlarci: l’uomo non vale per ciò che appare ma per ciò che è», ha ricordato il vescovo elettp Felice Accrocca. «Ho vissuto una grande commozione e intimità… una grazia immensa», ha aggiunto monsignor Domenico Sorrentino.
In un tempo attraversato da conflitti e smarrimento, Assisi torna così a essere luogo-simbolo di un’altra possibilità: una pace che nasce dalla mitezza, dalla cura, dalla capacità di riconoscersi fratelli. Un messaggio che, a otto secoli dalla morte di Francesco, continua a germogliare. Da oggi, i pellegrini di tutto il mondo potranno pregare davanti al corpo del Santo. Una pagina di storia che si apre nel cuore dell’Umbria e che parla, ancora una volta, al cuore dell’umanità.
Donatella Miliani
AGIPRESS





