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29 Marzo 2026

Allarme energia: CNA stima fino a 30 miliardi di costi in più per le piccole imprese

AGIPRESS – La crisi geopolitica tra Iran e area del Golfo torna a pesare sull’economia italiana, riaccendendo l’allarme sui costi energetici. A lanciare l’avvertimento è la CNA, secondo cui circa 300mila piccole imprese rischiano di trovarsi di fronte a rincari insostenibili per bollette e carburanti. Si tratta di attività che impiegano oltre 1,5 milioni di addetti e che, pur non essendo grandi consumatrici di energia, risultano particolarmente vulnerabili agli aumenti dei prezzi: in questi casi, infatti, la voce energia incide tra il 12% e il 40% dei costi complessivi.

Scenario a due velocità: 6 o 30 miliardi di rincari
Le stime elaborate dalla CNA delineano due possibili scenari. Se le attuali quotazioni di petrolio e gas dovessero stabilizzarsi entro maggio, l’impatto sarebbe pari a circa 6 miliardi di euro in più su base annua rispetto al 2025. Ma se la crisi dovesse protrarsi fino alla fine dell’anno, il conto salirebbe fino a 30 miliardi di euro. Una “stangata” che riporterebbe il sistema produttivo alle difficoltà già vissute durante la crisi energetica del 2022.

I settori più esposti: servizi e manifattura leggera
Tra le categorie più colpite ci sono le attività di servizio e alcune filiere della manifattura leggera. In prima linea le tinto-lavanderie, dove l’energia rappresenta circa il 35% dei costi: per le 14mila imprese del settore la spesa media potrebbe salire da 17mila a 22mila euro annui. Situazione critica anche per i centri estetici, con bollette che incidono tra il 23% e il 32% dei costi, e per comparti industriali come la concia del cuoio, la lavorazione del ferro e la ceramica, dove l’energia pesa fino al 20%. Nel settore del vetro, l’incidenza di gas ed elettricità può arrivare al 30%, mentre per le imprese dei prodotti da forno supera il 14% e sfiora il 20% per gli autoriparatori. Più contenuto, ma comunque rilevante, l’impatto per le aziende del comparto lapideo.

Meno esposte ma non immuni altre filiere
Altri settori, come la trasformazione alimentare e la meccanica, risultano meno esposti sul fronte energetico, con un’incidenza rispettivamente intorno al 7% e al 4-5%. Tuttavia, restano vulnerabili alle oscillazioni delle materie prime, che rappresentano fino al 30% dei costi di produzione.

CNA: “Misure urgenti o rischio tenuta del sistema”
“L’Italia si conferma tra i Paesi europei più vulnerabili agli shock energetici”, ha dichiarato il presidente della CNA, Dario Costantini. “Il protrarsi della crisi nel Golfo rischia di provocare un aumento dei costi insostenibile per centinaia di migliaia di imprese”. Da qui la richiesta di interventi immediati: misure emergenziali per contenere i rincari, ma anche riforme strutturali per ridurre il costo dell’energia nel lungo periodo.

Un equilibrio fragile
Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo diffuso, fatto di piccole e medie imprese, particolarmente esposto alle turbolenze internazionali. Un equilibrio fragile, che rischia di incrinarsi se la tensione geopolitica dovesse protrarsi. Per molte attività, soprattutto nei servizi e nell’artigianato, l’aumento dei costi energetici non è solo una voce di bilancio, ma una questione di sopravvivenza economica. E il conto, ancora una volta, potrebbe essere molto salato.

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