AGIPRESS – In uscita il 16 aprile, Alla Festa della Rivoluzione, diretto da Arnaldo Catinari, si presenta come un ambizioso tentativo di riportare sullo schermo uno degli episodi più ambigui e incandescenti della storia italiana, l’impresa di Fiume (1919-1920). Non solo un fatto politico o militare, ma un momento sospeso, in cui arte e utopia si sono intrecciate fino a diventare spettacolo vivente.
Il film abbraccia questa complessità attraverso una chiave narrativa che intreccia storia e finzione, costruendo il racconto attorno a un evento centrale, l’attentato al Vate. Sullo sfondo di una Fiume trasformata in un teatro rivoluzionario, si muovono tre figure immaginarie. Beatrice, una spia legata alla Russia rivoluzionaria, Pietro, figura di spicco dell’intelligence italiana, e Giulio, un disertore animato da ideali anarchici.
Le loro traiettorie si incrociano quando la minaccia di un attentato inizia a emergere. Il film tenta di esplorare un sistema di tensioni ideologiche fortissime, in cui visioni opposte del mondo si scontrano e si contaminano, restituendo tutta l’ambiguità e l’energia di quel momento.
Dal punto di vista visivo, la scenografia, pur mantenendo un’impronta fortemente italiana, non punta a una ricostruzione naturalistica, ma sembra piuttosto voler emulare il linguaggio del teatro. Gli ambienti risultano spesso costruiti, dichiaratamente artificiali, e a tratti persino sfarzosi. Questa estetica accentua il carattere performativo dell’impresa fiumana, trasformando la città in un vero e proprio palcoscenico. Tuttavia, proprio questa scelta rischia di allontanare lo spettatore in cerca di una maggiore aderenza storica, facendo oscillare il film tra affresco e messa in scena, staremo a vedere.
Resta però una domanda centrale: il livello attoriale riuscirà a reggere un impianto scenografico così marcato? Il cast è composto da interpreti giovani ma già noti, Valentina Romani, Nicolas Maupas, affiancati da attori più maturi, Maurizio Lombardi, Darko Peric, Riccardo Scamarcio e Daniele Paoloni. In un contesto narrativo così storico e visivamente dominante, la prova attoriale diventa decisiva per evitare che il film resti schiacciato dalle proprie ricostruzioni.
Alla Festa della Rivoluzione sembra quindi muoversi su un crinale interessante: tra ricostruzione storica e invenzione e tra teatralità e cinema. Resta da vedere se riuscirà a trasformare questa materia incandescente in un racconto davvero incisivo, o se rimarrà intrappolato nella sua stessa, affascinante messa in scena.
Elena Sofia Vitali
AGIPRESS





