
AGIPRESS – C’è un cinema che nasce dalla fatica, dal sale e dal pericolo, e Le Tigri di Mompracem, il nuovo film di Alberto Rodríguez, sembra appartenere proprio a questa famiglia di storie.
Antonio ed Estrella sono cresciuti respirando salsedine e imparando dal padre il mestiere del subacqueo industriale, un’attività che richiede sangue freddo e capacità di affrontare il pericolo senza esitazioni.
Lui, interpretato da Antonio de la Torre, è chiamato la Tigre, un subacqueo industriale, esperto e coraggioso fino all’incoscienza. Lei, a cui dà volto Bárbara Lennie, è la sua bussola morale, sorda dopo un incidente in mare, osserva i fondali con rigore scientifico, affrontando tutto con maggiore controllo.
Quando Antonio rimane coinvolto in un incidente che potrebbe mettere fine alla sua carriera, nello stesso periodo, Estrella riceve una proposta di lavoro che potrebbe invece cambiarle la vita e offrirle una nuova possibilità lontano da Huelva. Ma il destino dei due fratelli prende una svolta inattesa durante un’immersione sotto una nave mercantile. Nascosta nello scafo scoprono un grosso carico di cocaina. Per Antonio quel ritrovamento appare come l’occasione perfetta per uscire dalla miseria, mentre Estrella comprende immediatamente quanto quella scelta possa trasformarsi in una trappola.
Rodríguez costruisce così un thriller drammatico che intreccia fratellanza e sopravvivenza, affidandosi a due interpreti di brillanti e a un universo narrativo in cui il mare non è semplice sfondo, ma forza viva, e dunque ambigua. L’uscita del film è prevista per il 14 maggio, con una durata di 109 minuti e un cast che comprende, oltre ai protagonisti, Joaquín Núñez e Jesús del Moral.
Le Tigri di Mompracem promette di essere una storia di confine, dove ogni scelta può cambiare la direzione della corrente.
Ammetto di essere molto curiosa di vedere il film. Anche per chi, come me, non conosce minimamente il mondo delle immersioni industriali, l’idea di trasformare un ambiente così estremo e poco raccontato in un sembra una scelta davvero interessante, soprattutto perché si allontana da immaginari più convenzionali promettendo qualcosa di visivamente e narrativamente insolito.
Elena Sofia Vitali
AGIPRESS





