
AGIPRESS – Con Agnus Dei, Massimiliano Camaiti firma un documentario che entra con rispetto e attenzione nel cuore di Roma, all’interno del quieto Monastero di Santa Cecilia in Trastevere. Un luogo appartato, eppure profondamente connesso alla città e alla sua storia, diventa il centro di una narrazione che osserva la vita contemplativa delle monache benedettine con uno sguardo partecipe, senza mai risultare invasivo. Il film, della durata di 73 minuti, è una produzione Cinemaundici con Rai Cinema e arriverà nelle sale italiane il 20 aprile, distribuito da Kinea Distribuzioni.
Il punto di partenza è un rito antico che si rinnova ogni anno. A gennaio, due agnelli appena nati vengono benedetti e ornati con ghirlande, per poi essere affidati alla cura di una suora di clausura. È un gesto che racchiude in sé destino e tradizione, da quella stessa lana, infatti, prenderanno forma i pallii, le stole liturgiche che il Pontefice consegna ogni anno agli arcivescovi metropoliti il 29 giugno, in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo.
Camaiti segue questo intreccio di gesti e significati con un’attenzione che restituisce il valore profondo della consuetudine quotidiana, senza mai ridurla a semplice folklore, ormai ampiamente sdoganato tanto nel cinema italiano quanto in quello internazionale. La forza del documentario sta anche nel dolce ritmo, sempre pacato e rigoroso, che accompagna la vita del monastero. I rintocchi delle campane e la preghiera comunitaria della Liturgia delle Ore accompagnano costantemente l’insieme delle attività quotidiane nel chiostro. Tutto concorre a costruire un coro ordinato, in cui il tempo sembra ripetersi e insieme custodire una forma di verità rara, fatta di dedizione e silenzio.
Ma Agnus Dei non si limita a osservare un mondo immutabile. Nel Giubileo del 2025, proprio mentre la tradizione si compie ancora una volta, arriva la notizia dalla radio: il Papa si ammala improvvisamente. Da qui il film si interroga sulla responsabilità della fede e sulla sua continuità come pratica concreta e faticosa, una disciplina silenziosa; senza mai fornire risposte, ma restituendo la fragilità di un ordine che si sceglie di rinnovare ogni giorno.
Visto in anteprima ad Alice nella Città 2025, in parallelo e in accordo con la Festa del Cinema di Roma, Agnus Dei si conferma, per me, un documentario prezioso, umano. È un film a cui si può voler bene davvero, non è alla ricerca di grandi effetti ma cerca di ascoltare e comprendere il tempo e i corpi, fatti di gesti e di fede, e lo fa con una sincerità rara, mai sfarzosa. Il suo arrivo in sala è per me una notizia felice e il consiglio è semplice e convinto: da vedere assolutamente.
Elena Sofia Vitali
AGIPRESS





