
Di Alessandra Campanini
AGIPRESS-È bene ogni tanto pensare discrivere a noi stessi e questa è per tutti noi. Amarsi nei momenti luminosi è relativamente semplice. È nei momenti bui quando falliamo, quando veniamo rifiutati, quando ci sentiamo fragili o inadeguati che l’amore per sé diventa una scelta consapevole e, soprattutto, una necessità psicologica. Quando attraversiamo una crisi, si attiva spesso il nostro “critico interiore”, una voce severa che giudica, svaluta, colpevolizza. Questa voce non nasce per distruggerci, spesso è l’interiorizzazione di aspettative ricevute nell’infanzia o nella cultura di appartenenza. Tuttavia, nei momenti difficili essa può diventare spietata. Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, il bisogno di una base sicura non scompare in età adulta, si interiorizza. Imparare ad amarci significa diventare, progressivamente, quella base sicura per noi stessi. Nei momenti bui non abbiamo meno bisogno di sostegno, ne abbiamo di più. E se non arriva dall’esterno, deve poter nascere dall’interno. La psicologia analitica di Carl Gustav Jung parla di ombra : l’insieme degli aspetti di noi che non accettiamo, che giudichiamo negativi o che temiamo di mostrare. I momenti bui spesso ci mettono proprio a contatto con questa ombra con insicurezze, rabbia, dipendenze affettive e fallimenti. Amarsi non significa negare questi aspetti, ma integrarli. Significa riconoscere che fragilità e valore possono coesistere e che possiamo essere imperfetti e degni allo stesso tempo. Molte persone pensano che “amarsi” significhi avere alta autostima, ma in realtà l’autostima è spesso legata alla performance, mi stimo quando riesco, quando vinco, quando sono apprezzato. L’auto-compassione è diversa, perché è la capacità di trattarsi con la stessa comprensione che riserveremmo a un amico in difficoltà. Nei momenti bui l’autostima può crollare, l’auto-compassione può invece diventare un’ancora. Dal punto di vista psicologico, chi riesce a mantenere un atteggiamento gentile verso sé stesso nei periodi di crisi mostra maggiore resilienza, minori livelli di ansia e una migliore capacità di regolazione emotiva. Perché spesso confondiamo l’amore per sé con l’egoismo. Oppure temiamo che, se smettiamo di criticarci, perderemo motivazione. In realtà la ricerca mostra il contrario: un dialogo interno eccessivamente duro aumenta vergogna e blocco, mentre un atteggiamento di accettazione favorisce il cambiamento autentico. Inoltre, nei momenti bui si riattivano antiche ferite come il timore di non essere abbastanza, di essere abbandonati, di deludere. Amarsi in quei momenti significa interrompere un copione automatico di auto-svalutazione. Non identificarsi completamente con l’errore (“ho sbagliato” non è “sono sbagliato”). Concedersi riposo quando si è esausti. Chiedere aiuto senza viverlo come fallimento; accettare le proprie emozioni senza negarle o giudicarle; amarsi nei momenti bui non elimina il dolore, ma impedisce che il dolore si trasformi in auto distruzione. L’amore per sé non è narcisismo ma è la base di ogni relazione sana. Se nei momenti di crisi impariamo a restare dalla nostra parte, senza volerci abbandonare, costruiamo una stabilità profonda. In fondo, i momenti bui non chiedono perfezione, ma presenza.
Scegliere di amarci proprio quando ci sentiamo meno amabili è forse l’atto più radicale di crescita psicologica che possiamo compiere.
Alessandra Campanini-Psicologa- Sessuologia Clinica e Forense




