L'ATTENZIONE

 

10 febbraio 2001

 

 

 

 

Uccelli selvatici e Habitat

 

la Commissione interviene contro la mancata protezione di importanti siti naturali in Belgio, Italia e Spagna

La Commissione europea ha deciso di adire la Corte di giustizia europea nei confronti del Belgio e di inviare un parere motivato (seconda lettera di avvertimento) all'Italia e alla Spagna per non aver protetto importanti siti naturali ai sensi delle direttive comunitarie Uccelli selvatici e Habitat.

La decisione nei confronti del Belgio concerne la mancata protezione di specie di uccelli selvatici nella zona di protezione speciale della vallata di Swarte Beek (Limburgo) dagli effetti negativi di attività ricreative ed agricole.

Nel caso della Spagna, la Commissione ha deciso di notificare un parere motivato concernente la costruzione di un aeroporto privato nella zona di protezione speciale di Ciudad Real senza rispettare i requisiti di protezione del sito. Per l'Italia sono in causa i danni apportati dalla recente realizzazione di un campo di golf ad habitat prioritari a Is Arenas (Sardegna) che erano stati proposti dall'Italia per protezione ai sensi della direttiva Habitat.

Commentando le decisioni, la Commissaria per l'ambiente Margot Wallström ha dichiarato: "Per la conservazione della natura nell'Unione europea non basta avere una legislazione adeguata, essa deve anche essere applicata correttamente." La direttiva Uccelli selvatici (Direttiva del Consiglio 79/409/EEC), uno dei primi atti legislativi per la conservazione della natura, stabilisce un sistema generale di protezione per le specie di uccelli selvatici della Comunità. Questo sistema comprende vari elementi, distinti ma collegati, tra cui la conservazione degli habitat, in particolare mediante le zone di protezione speciale (ZPS).

La direttiva comunitaria Habitat (Direttiva del Consiglio 92/43/EEC sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche) stabilisce un sistema di protezione analogo, esteso però a vari animali e piante e a diversi tipi di habitat e prevede la creazione di una rete di siti protetti "Natura 2000" che ingloba le ZPS ai sensi della direttiva Uccelli selvatici. La direttiva Habitat modifica anche alcune disposizioni sulla conservazione degli habitat della direttiva Uccelli selvatici.

La decisione della Commissione riflette il suo impegno a garantire l'osservanza in tutta la Comunità della legislazione comunitaria per la protezione della fauna e della flora selvatiche e degli habitat.

 

IVA: la Commissione decide di adire la Corte di giustizia nei confronti di sei Stati membri che non hanno tassato gli aiuti per i foraggi essiccati

La Commissione europea ha deciso di adire la Corte di giustizia nei confronti di Finlandia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Svezia in quanto tali Stati non hanno riscosso l'imposta sul valore aggiunto (IVA) su una sovvenzione versata dalla Commissione europea alle imprese di trasformazione produttrici di foraggi essiccati.

La Commissione ritiene che tali Stati membri non abbiano rispettato l'obbligo, derivante dalla sesta direttiva IVA (77/388/CEE), di sottoporre a IVA le sovvenzioni connesse direttamente con i prezzi.

L'articolo 11 della sesta direttiva IVA prevede che la base imponibile comprenda "le sovvenzioni connesse direttamente con i prezzi". Nel caso specifico, la sovvenzione versata dalla Comunità europea alle imprese di trasformazione produttrici di foraggi essiccati rappresenta una somma versata da una parte terza, che permette all'impresa di ottenere un prezzo vantaggioso in un settore i cui il prezzo mondiale è inferiore al prezzo di costo. Mentre gli altri Stati membri tassano tale aiuto, la Finlandia, la Germania, l'Italia, il Portogallo la Spagna e la Svezia non riscuotono l'IVA sugli aiuti.

Tale situazione non solo viola la sesta direttiva IVA ma crea allo stesso tempo una distorsione della concorrenza tra le imprese di trasformazione dei differenti Stati membri, delle quali alcune percepiscono gli aiuti diminuiti dell'IVA e altre no.

 

 

Una proposta di direttiva sulla formazione professionale degli autisti

La Commissione europea ha adottato una proposta di direttiva che prevede l'addestramento obbligatorio per coloro che esercitano la professione di autisti, sia che trasportino beni che persone, su strada. Obiettivo della proposta è di migliorare il servizio offerto nonché la concorrenza all'interno di un settore in continua espansione. Nel presentare l'iniziativa, la Commissaria responsabile per la politica dei trasporti dell'Ue, Loyola de Palacio, ha commentato: "La formazione professionale è un tema molto importante, che non andrebbe mai dimenticato: esso costituisce un fattore cruciale verso il continuo miglioramento delle condizioni di lavoro nel settore".

 

 

Servizi finanziari: risoluzione extragiudiziale delle controversie

La Commissione vara una rete per la risoluzione extragiudiziale delle controversie nel settore dei servizi finanziari, per aiutare le imprese e i consumatori europei a risolvere le proprie vertenze in modo rapido ed efficiente, evitando - nei limiti del possibile - che vengano avviati procedimenti giudiziari lunghi non meno che onerosi.

Questa rete, denominata FIN-NET, mira in particolare ad agevolare la risoluzione delle controversie in materia di consumi, qualora il prestatario di servizi sia stabilito in uno Stato membro diverso da quello in cui risiede il consumatore.

Essa riunisce oltre 35 organi nazionali di ricorso, che coprono in modo specifico alcuni servizi finanziari (per esempio i dispositivi di mediazione dei settori bancario e assicurativo) oppure dirimono in generale vertenze in materia di consumi (per esempio gli organi di ricorso per i consumatori).

Oltre a quelli tradizionali, esistono anche i servizi in linea.

La difficoltà di poter formare ricorso in sede extragiudiziale frappone ostacoli allo sviluppo delle prestazioni transnazionali, in particolare nel settore dei servizi finanziari, dove questa difficoltà potrebbe nuocere allo sviluppo del commercio elettronico.


 

 

 

 

 

25 gennaio 2001

 

 

Conservazione del patrimonio culturale e naturale

Nella lista del patrimonio mondiale figurano numerosi siti europei. Tale circostanza è dovuta in parte alla grande influenza avuta dalla cultura del vecchio continente, ma anche alla definizione di criteri di selezione basati essenzialmente sul concetto europeo di patrimonio. Di conseguenza, i paesi meno sviluppati sono stati involontariamente penalizzati. I deputati desiderano che gli Stati membri incoraggino i paesi extra-europei a completare la loro lista dei beni appartenenti al patrimonio naturale e culturale.

Il Parlamento ha approvato la decisione di destinare il 34% del budget del programma 'Cultura 2000' al patrimonio, nel senso più ampio del termine. Sostiene inoltre l'idea di creare un sistema europeo di classificazione del patrimonio, basato su definizioni comuni e su chiari sistemi di identificazione.

L'assegnazione di un'etichetta europea riconoscibile potrebbe contribuire a mettere in evidenza la diversità e la ricchezza del patrimonio dell'Unione.

I beni naturali e architettonici, a livello urbano e rurale, dovrebbero essere considerati come un tutto indivisibile. L'Assemblea chiede quindi che le politiche ambientali tengano conto dell'impatto visivo sul patrimonio artistico e sul panorama rurale. Nessun progetto pubblico o privato che possa danneggiare il patrimonio culturale, storico e artistico dovrebbe ricevere il sostegno di fondi europei.

Il Parlamento sollecita inoltre la Commissione a riservare una particolare attenzione alla formazione dei restauratori del patrimonio e all'artigianato artistico in modo da preservare queste rare capacità professionali.

Infine, i deputati chiedono alla Commissione e agli Stati membri di studiare, in collaborazione con l'UNESCO e il Consiglio d'Europa, la possibilità di attuare un sistema legale e fiscale, a scala internazionale, che faciliti le forme di mecenatismo in questo settore. Al gruppo di lavoro, che dovrà essere creato a questo fine, dovrebbero prendere parte anche alcuni deputati.

 

 

La Commissione propone che l'Unione europea firmi il protocollo sui trasporti della Convenzione alpina

 

La Commissione europea ha proposto oggi che l'Unione europea firmi il protocollo sui trasporti della Convenzione per la protezione delle Alpi, deciso dalle parti contraenti alla fine del mese di maggio 2000. Una volta entrato in vigore, questo protocollo dovrebbe costituire, insieme all'accordo UE-Svizzera sui trasporti terrestri del giugno 1999, alla prossima revisione degli orientamenti per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti e al nuovo Libro bianco sulla politica comune dei trasporti, una solida base di una politica sostenibile dei trasporti nell'area alpina. "I trasporti nella regione alpina sono una delle questioni più sensibili a livello ambientale in Europa" ha detto la Signora Loyola de Palacio, Vicepresidente della Commissione responsabile per l'energia ed i trasporti.

"La regione alpina deve conciliare le opposte necessità di conservare un ambiente naturale unico e la sua posizione economica strategica in un punto di incrocio degli scambi europei.

Con la firma e una rapida applicazione del protocollo sui trasporti della Convenzione alpina la politica comunitaria disporrà di migliori strumenti per rispondere alle aspettative delle popolazioni locali".

L'obiettivo della Convenzione alpina, adottata nel 1991 dai paesi alpini e ratificata dalla Comunità europea, è di conservare e proteggere le Alpi mediante misure che comprendono protocolli specifici in settori quali la difesa del suolo, la gestione delle acque, il turismo, la gestione dei rifiuti e i trasporti.

Il protocollo sui trasporti, uno degli elementi fondamentali della Convenzione, è stato concordato alla fine del mese di maggio 2000 dall'Austria, dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, dal Liechtenstein, da Monaco, dalla Slovenia, dall'Italia e dalla UE. Il protocollo è stato depositato per la firma delle parti contraenti, tra cui la UE, in occasione della Conferenza ministeriale della Convenzione alpina, svoltasi a Lucerna il 30 e il 31 ottobre 2000.

L'obiettivo del protocollo è di stabilire principi e regole specifiche per tutti i modi di trasporto onde garantire la mobilità sostenibile e la protezione dell'ambiente nell'area alpina.

Tali misure dovranno mirare a ridurre il volume del traffico e i rischi da esso presentati ed a trasferire una quota maggiore dei trasporti, soprattutto di quelli di merci, verso la ferrovia mediante la creazione di infrastrutture adeguate.

Il protocollo della Convenzione alpina è conforme agli obiettivi e agli orientamenti della politica comunitaria nel settore dei trasporti. La Commissione ritiene pertanto che questo protocollo debba essere firmato dalla UE e presenta a tal fine un progetto di decisione del Consiglio relativa alla firma del protocollo in nome della CE.

 

 

 

7 dicembre 2000

 

Dove e come fare shopping all'europea

 

Già oggi i consumatori possono familiarizzare con la moneta unica entrando in uno dei negozi che espongono l'Euro-logo, il marchio che contraddistingue gli esercizi commerciali già pronti ad accettare pagamenti espressi in euro.

L'Euro-logo garantisce al consumatore la correttezza delle operazioni di conversione valutaria, l'indicazione dei prezzi sia in lire che in euro, una chiara e semplice informazione sulle principali modalità di introduzione dell'euro nel nostro Paese. Per saperne di più, si può vi sitare il sito della Camera di commercio di Roma a sostegno della campagna Euro-logo: www.eurologo-roma.com

La moneta unica europea non esiste ancora sotto forma di banconote, ma può già essere usata come unità di conto per fare acquisti, per esempio con carta di credito.

Per evitare complicazioni, ci si può rivolgere ai negozi che espongono il marchio Euro-logo (volt sorridente accanto alla scritta "euro"), che hanno i cartellini dei prezzi sia in lire che in euro. Il conteggio dalla lira all'euro viene sempre realizzato senza aggravio di costi e al tasso ufficiale di conversione (1 euro = 1936,27 lire), secondo le regole di arrotondamento stabilite dalla normativa comunitaria.

 

 

I bambini di oggi cresceranno con la moneta unica che sarà in circolazione a partire dal gennaio 2002, una soluzione, quella del gioco, che potrebbe dare qualche idea anche agli adulti

 

La Commissione europea ha messo a punto una serie di giochi per aiutare le persone più anziane, i portatori di handicap, ma anche tutti i consumatori a familiarizzare con la moneta unica. Molte le associazioni che hanno collaborato alla nascita di questi giochi, associazioni che riceveranno gratuitamente i giochi su CD-Rom, che saranno poi prodotti in serie.

Al riguardo un funzionario della Direzione Generale per la Protezione del consumatore "Attraverso questi giochi il consumatore memorizza il valore delle monete in Euro e si prepara alla reale entrata in circolazione della moneta unica europea. Nella maggior parte dei casi si tratta di effettuare acquisti, di vendere, rispondere a domande o calcolare le conversioni da una valuta all'Euro" cosi ci dice Helena Raman Janand. "I discorsi sul denaro sono sempre stati considerati un argomento tabù; quando però si parla di soldi attraverso i giochi, ci si possono anche concedere anche errori, visto che non vi saranno ripercussioni negative per il contribuente".

Nei negozi non si possono trovare giochi prodotti dalla Commissione, sugli scaffali però ci sono giochi prodotti da altre società. In Francia ad esempio c,è "Euro Go!" un gioco che permette di simulare il passaggio alla valuta Euro. Su un tabellone in cartone è stato disegnato un supermercato: I giocatori hanno a disposizione diverse monete, di colore differente, e il tasso di conversione in Euro è stabilito da una tabella, lo scopo del gioco è effettuare transazioni con gli altri concorrenti, gestire il budget fino ad acquistare l'intero supermercato.

Commissionato da una associazione di consumatori alla società di edizioni francesi Ediconsum, le carte e le pedine sono però fabbricate da un'altra società. Fino al 1999 sono stati venduti oltre 13000 esemplari acquistati da associazione di carattere previdenziale. Il design è stato messo a punto con l,aiuto di economisti.

Ediconsum pensa a "Europa for all una nuova edizione semplificata del gioco richiesta e finalizzata alle associazioni di portatori di handicap, molti gli sponsor, tra cui lo stesso governo francese. Divertente, dura tra i 20-30 minuti.

Sarà stampato in 11 lingue europee, distribuito prima alle associazioni poi in tutta Europa, anche se si prevede che l'interesse per il gioco diminuirà dopo l'entrata in vigore dell'Euro.

"Euromind" è invece un altro gioco di società reperibile in Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda; i concorrenti devono rispondere a domande varie sui paesi europei, si può pasare da una tappa all'altra pagando in Euro. Un modo per imparare a contare, pagare, gestire un budget in Euro. Prodotto da una piccola impresa francese, Jean Michael Tetigen, il realizzatore del progetto, è fiero del risultato ottenuto senza aver ottenuto fondi dall'Unione Europea.

Quest"anno inoltre verrà sformata una nuova edizione: "Euromind junior", con domande ideate per alunni oltre i sette anni. Un concorsi su "Euromind" aperto a tutte le scuole europee è il sogno di Tetigen

Il gioco è disponibile in 6 lingue, tra cui l'inglese per interesse di un grossista britannico, anche se la Gran Bretagna per ora ha detto no all'Euro.

 

 

 

30 novembre 2000

 

Le Province italiane contro le

decisioni europee sul vino transgenico

 

Su proposta del presidente del Dipartimento Europa dell'UPI, il fiorentino Alessandro Corsinovi, le Province italiane fanno sentire la loro voce nei confronti delle gravi decisioni adottate dal Parlamento europeo: tra pochi giorni infatti il consiglio dei ministri della Comunità si prepara ad aprire la porta alla produzione di vino transgenico.

Il Dipartimento Europa dell'UPI è composto da trenta amministratori provinciali in rappresentanza delle varie province italiane.

Ne fanno parte nove presidenti di provincia, vari assessori e consiglieri provinciali delle diverse forze politiche.

Nell'ultima riunione svoltasi a Roma nella scorsa settimana l'organismo presieduto dal consigliere del CCD della provincia di Firenze Corsinovi ha approvato all'unanimità un importante documento che è stato immediatamente trasmesso ai ministri delle politiche comunitarie e dell'agricoltura.

 

 

Documento approvato

Il Dipartimento Europa dell'UPI ritiene che la decisione del Parla-mento europeo di dare il via alla sperimentazione degli Ogm (or-ganismi geneticamente modificati) nella coltivazione della vite e nella produzione del vino ha creato inquietudine tra le popolazioni di molte realtà provinciali del nostro paese e nei viticoltori.

Il provedimento di modifica della Direttiva 68/193/eee sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite (in pratica le viti transgeniche) è già iscritto all'ordine del giorno del consiglio dei ministri dell'agricoltura Ue.

Poiché il Parlamento europeo si è già espresso a favore (427 favorevoli e 83 contrari) la direttiva potrebbe passare. Quella del Parlamento europeo è una decisione che potrà avere risvolti gravissimi se soprattutto, in base alle norme generali già oggi in vigore, le procedure per concedere licenze di colture Ogm (in fase di revisione da parte del Consiglio dei ministri dell'Ue) venissero varate.

L'Unione delle Province d'Italia riconferma la necessità che si realizzi una alleanza tra i paesi interessati per cercare di sospendere l'approvazione del provvedimento al Consiglio dei ministri europei e, se questo non fosse possibile, invita il Governo italiano ad adottare immediate iniziative per non recepire la direttiva comunitaria e impugnarla di fronte alla Corte di Giustizia.

Presentando ed illustrando il documento al Dipartimento Europa dell'UPI da lui presieduto, Corsinovi ha detto che la manipolazione genetica e l'introduzione di uve e di vino transgenico determinerebbero una omogeneizzazione delle produzioni con conseguente appiattimento e unificazione dei sapori e del gusto senza creare alcun tipo di vantaggio né per i consumatori né per i produttori.

Si profila la possibilità di creazione di veri e propri vini sintetici e c'è comunque il rischio che, modificando la natura intrinseca delle coltivazioni, vengano alterati la tipicità e le caratteristiche organolettiche di ciascun vino. Da alcuni anni ormai una grande parte delle derrate prodotte per il mercato e utilizzate dalle industrie alimentari vengono fabbricate con il ricorso alle ibridazioni ed anche alla manipolazione genetica. Dopo il mais, la soia, il tabacco, adesso tocca all'uva: l'ingegneria genetica consentirà di intervenire sul Dna della pianta della vite modificandolo per ottenere una nuova varietà di vite.

Corsinovi sostiene che non si tratta di esprimere una condanna generalizzata e incondizionata all'ingresso degli Ogm in agricoltura e che non si devono creare inutili allarmismi destinati a tramutarsi in battaglie forse già perse in partenza, ma il caso dell'introduzione degli Ogm nel mondo della viticoltura deve però essere trattato con grande attenzione. Si potranno ottenere nuove varietà di piante della vite immuni da determinate patologie ma dietro apparenti motivazioni che puntano a "giustificare" questo tipo di decisioni, c'è la concreta possibilità che gruppi economici e società multinazionali utilizzino l'ingegneria genetica nel settore vitivinicolo per ben altri obbiettivi. Con la manipolazione genetica verrebbe di fatto "saltato" il ruolo dell'ambiente e le caratteristiche tipiche dei territori dove per secoli si sono prodotti i vitigni. Si potranno avere vini caldi, zuccherini e concentrati anche in Groenlandia, e anche vini fini ed eterei all'equatore.

Siamo consapevoli che la ricerca scientifica non si può fermare, prosegue Corsinovi, ma l'obbiettivo delle biotecnologie in questo settore dell'agricoltura dovrebbe essere quello di difendere le viti da gravi patologie come la peronospora e la filossera e di caratterizzare le nostre varietà di viti salvaguardando il binomio vitigno-territorio. Con le manipolazioni genetiche dell'uva potremmo avviarci verso la distruzione di millenni di storia dell'agricoltura e tutto questo senza adeguate né tantomeno giustificate motivazioni. Il vino è anche tradizione, cultura, ambiente ed è qualcoa che in molte delle nostre province e regioni si lega fortemente alla promozione dell'immagine di vasta parte del territorio italiano. E' pertanto necessario salvaguardare la salubrità e la localizzazione tipica dei vini delle nostre province. Corsinovi aggiunge anche che il settore vitivinicolo è un comparto produttivo importante per molte province e non possiamo consentire che i nostri vini siano messi in difficoltà dall'invasione di prodotti geneticamente manipolati, standardizzati e di qualità discutibile. Da tempo le forze economico-produttive, i Comuni, le Province e le Regioni hanno puntato sulla zonizzazione dei territori, sulla selezione dei vitigni zona per zona con l'espresso scopo di valorizzare le produzioni del territorio e le denominazioni di origine controllate.

Corsinovi conclude affermando che è necessario contrastare gli intenti favorevoli alla manipolazione genetica della vite anche perché questa sarebbe un'impostazione che capovolge gli obbiettivi di sviluppo economico contenuti nei piani provinciali di sviluppo delle varie amministrazioni provinciali più direttamente interessate alle attività della viticoltura di qualità.

 

 

INSERTO DEL SETTIMANALE L'ATTENZIONE n. 1392/2-12-00

 

A Nizza un'altra tappa fondamentale

 

L'Italia si presenterà con una posizione unitaria alla conferenza intergovernativa di Nizza che deciderà sulle riforme dell'Unione europea.

Dopo settimane di polemiche e tensioni, maggioranza e opposizione hanno raggiunto un accordo sulla mozione che racchiude le posizioni dell'Italia in vista del vertice del prossimo 6 dicembre.

Il documento è stato votato da 501 deputati, dodici i voti contrari, quattro gli astenuti.

L'accordo è stato raggiunto dopo un incontro fra i due incaricati di maggioranza e opposizione, Luigi Berlinguer e Marco Follini: che un'intesa fosse vicina lo si era capito sin dalla fine del discorso del presidente del Consiglio sul tema.

 

 

I termini dell'accordo

Al termine dell'incontro con Follini, Berlinguer ha spiegato che la Casa delle Libertà ha accettato la formula con cui approvava la mozione, riferita però alle sole "dichiarazioni del presidente del Consiglio": l'opposizione ha detto sì all'inserimento nella mozione di un riferimento alla Carta dei diritti.

Come controparte ha ottenuto l'inserimento di un principio caro anche alla Lega, quello che nella procedura di creazione della Costituzione europea ci sia anche una partecipazione ampia degli Stati membri e un coinvolgimento dei loro cittadini.

Al termine dell'intervento di Giuliano Amato, sia Beppe Pisanu - capogruppo di Forza Italia alla Camera - sia Giancarlo Pagliarini - presidente dei deputati della Lega nord - si erano detto soddisfatti del contenuto del discorso e avevano preannunciato la possibilità di un atteggiamento unitario.

 

 

L'intervento di Amato

Nel suo discorso Amato ha chiesto al Parlamento un mandato per negoziare ad alto livello, garantendo il totale impegno dell'Italia per consentire l'allargamento dell'Unione - previsto per il 2003 - e l'approvazione di una carta fondamentale del-l'Europa, con valore legale.

In questo senso, ha spiegato Amato, è fondamentale che a dicembre si dia il via libera alla Carta dei diritti: un documento che contiene sicuramente principi "più avanzati" rispetto a quelli sui quali si basa la 'Convenzione del '50', sia per quanto riguarda le libertà che i diritti .

"Tutto questo - ha spiegato il presidente del Consiglio - significa che l'Europa non accetta l'intolleranza razziale e la xenofobia, e neanche il razzismo". "L'accettazione del diverso deve essere scontata", ha sottolineato Amato, fermo restando che questa non può essere subita passivamente ma in una ottica di "integrazione" e di garanzie dei diritti di tutti.

Sul tema delle riforme, uno dei più controversi tra quelli in agenda, Amato ha spiegato che l'Italia è disponibile a far passare la maggioranza qualificata su tutti i temi.

Il presidente ha concluso il suo intervento chiedendo un mandato per consentire all'esecutivo di lavorare per soluzioni di alto profilo: su questa richiesta ha ricevuto l'applauso anche dai banchi dell'opposizione.

 

 

Dal Parlamento europeo

Da parte sua il Parlamento europeo aveva già approvato le linee fondamentali della Carta dei Diritti con 410 voti favorevoli, 93 contrari e 27 astensioni.

L'Assemblea aveva chiesto chel'approvazione definitiva avvenisse proprio al summit di Nizza.

Il Parlamento aveva definito, in una risoluzione del 16 marzo 2000, i criteri essenziali cui doveva rispondere il testo della Convenzione per poter essere accolto dall'Assemblea.

Essi facevano riferimento all'inserimento della Carta nel trattato dell'Unione, così da accordarle valore giuridicamente vincolante; al riconoscimento del libero accesso per tutti i cittadini alla Corte di giustizia europea; all'uso della procedura di codecisione per qualsiasi intervento a livello di diritti fondamentali; all'estensione dei diritti a tutte le Istituzioni ed a tutti gli organi dell'Unione ed a tutte le politiche della Comunità ed, infine, al riconoscimento di una serie di diritti nuovi nei confronti, per esempio, delle tecnologie dell'informazione, delle biotecnologie, della parità delle donne e della tutela dell'ambiente.

Secondo la risoluzione, la Carta doveva essere composta da tre capitoli: i diritti dell'uomo, con applicazione universale; i diritti fondamentali, riconosciuti in tutta l'Unione ed i diritti dei cittadini, collegati con la cittadinanza europea. Parallelamente, in tutti questi tre settori, dovevano essere previsti diritti personali, diritti politici e diritti socio-economici.

I diritti sono raggruppati in sei capitoli, che fanno riferimento alla dignità, alla libertà, all'uguaglianza, alla solidarietà, alla cittadinanza ed alla giustizia. Un ultima parte, contiene disposizioni generali relative al campo di applicazione della Carta, alla portata dei diritti garantiti ed al livello di protezione.

Fra i diritti riconosciuti compaiono l'inviolabilità della dignità dell'uomo, del diritto alla vita e dell'integrità della persona così come il divieto della tortura e dello schiavismo. Il capitolo libertà comprende, fra l'altro, il diritto alla vita privata e familiare, la protezione dei dati personali, il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, il diritto di informazione, il diritto all'educazione, al lavoro ed all'impresa, oltre ai più tradizionali diritti di libertà, coscienza, pensiero, associazione, ecc.

Infine, il capitolo giustizia consacra a livello comunitario i diritti ad un ricorso effettivo ed all'accesso a tribunali imparziali, la presunzione di innocenza, il diritto alla difesa, il principio di uguaglianza e proporzionalità dei delitti e delle pene ed il diritto a non essere giudicato o condannato due volte per lo stesso reato.

 

Unione europea: le previsioni economiche per il triennio 2000/2002

 

 

La situazione economica odierna è la migliore che si sia mai registrata negli ultimi dieci anni, grazie sia alla solidità dei fondamentali interni dell'UE, sia al contributo di una domanda esterna in crescita.

Lo dichiara il Commissario europeo Solbes presentando le previsioni per il periodo 2000/2002.

Si prevede che il tasso medio di crescita del PIL nell'UE continuerà ad attestarsi intorno al 3 %. Il rallentamento rispetto all'elevato tasso di espansione del 3,4 % stimato per il 2000 è dovuto principalmente alla brusca impennata dei prezzi del petrolio; questo fattore spiega anche perché il tasso d'inflazione medio nell'area dell'euro supererà la soglia del 2% nell'anno in corso e in quello successivo. La debolezza dell'euro accentua l'inflazione importata, ma l'inflazione di fondo rimane moderata. Grazie alla perdurante creazione di nuovi posti di lavoro e alla riduzione della pressione fiscale si verifica una netta crescita del reddito disponibile.

La situazione delle finanze pubbliche continua a migliorare, ma lo sforzo di risanamento strutturale si sta esaurendo in quanto i dividendi della crescita vengono parzialmente destinati alla riduzione della pressione fiscale. L'elevato avanzo delle amministrazioni pubbliche che verrà presumibilmente realizzato nel 2000 è dovuto in gran parte ai proventi delle aste delle licenze UMTS.

 

 

Un prezzo del petrolio superiore alle attese

L'aumento del prezzo del petrolio al di là delle aspettative costituisce lo sviluppo più rilevante dopo la pubblicazione delle previsioni economiche di primavera della Commissione nell'aprile 2000. Si prevede che il prezzo del petrolio rimarrà relativamente elevato; un moderato calo dovrebbe delinearsi entro la metà del prossimo anno. Si ipotizza un prezzo medio del petrolio per il 2000 di 29 USD, contro 17,8 USD l'anno scorso; nel 2001 il prezzo medio potrebbe risultare di 30 USD, prima di scendere a circa 27 USD nel 2002.

Le conseguenze saranno probabilmente assai meno drammatiche di quelle degli shock petroliferi degli anni Settanta, per tre ragioni principali: i) in termini reali, il prezzo di un barile di petrolio, benché abbia superato il suo valore medio a lungo termine, è tuttora inferiore del 50% circa ai picchi registrati all'inizio degli anni Ottanta; ii) i progressi realizzati nel campo del risparmio di energia hanno ridotto la dipendenza relativa della produzione dal petrolio; iii) il quadro macroeconomico è oggi chiaramente orientato alla stabilità e le aspettative inflazionistiche sono moderate.

La Commissione stima che l'aumento dei prezzi del petrolio limerà tre decimi di punto percentuale dal tasso di crescita dell'UE per il prossimo anno, ma il suo impatto sull'inflazione è più sensibile.

Il petrolio ha aggiunto circa sette decimi di punto percentuale all'inflazione dell'anno in corso, ma nel 2001 esso dovrebbe determinare un incremento di soli quattro decimi di punto percentuale dell'inflazione misurata in termini di IAPC (indice armonizzato dei prezzi al consumo).

Anche a livello mondiale si avvertono gli effetti dell'aumento del prezzo del petrolio, ma quel che più pesa sulle cifre è il previsto atterraggio morbido dell'economia USA da un tasso di crescita del 5,1% nel 2000 al 3,3% nel 2001. Si stima che il PIL mondiale in termini reali registrerà quest'anno una forte crescita del 4,4%; le previsioni indicano che nei prossimi due anni esso potrebbe espandersi al tasso più moderato del 4 % circa. L'espansione mondiale è accompagnata da un vivace commercio internazionale (che ha segnato nel 2000 un incremento del 10,8%, che dovrebbe ridursi all'8,1% nel 2002). Al livello mondiale, l'effetto più visibile dell'aumento del prezzo del petrolio è l'accumulazione di un ampio avanzo delle partite correnti da parte dei paesi esportatori di petrolio. Dato l'avverso andamento delle ragioni di scambio, il saldo delle partite correnti dell'UE è diventato negativo nel corso del 2000 (-0,3 % del PIL) e questo passivo dovrebbe, secondo le proiezioni, crescere leggermente l'anno prossimo.

 

 

La crescita dell'economia UE ha toccato il picco nel secondo trimestre 2000

Il tasso di crescita annuo della produzione industriale nell'Unione europea è salito sino a raggiungere il 7,3% nel maggio 2000, prima di ridiscendere a valori dell'ordine del 4-5%. La fiducia dei consumatori, quale risulta dai sondaggi d'opinione, è diminuita bruscamente in settembre, ma non è scesa ulteriormente in ottobre. Anche se la fiducia in generale rimane vicina ai massimi storici, questi indicatori suggeriscono che la crescita dell'economia nell'UE ha probabilmente raggiunto il punto culminante nel secondo trimestre 2000 e che si prospetta un rallentamento, con l'economia che comincia a risentire del peso della bolletta petrolifera.

Il tasso di crescita medio del PIL nell'UE per il 2000 è stimato al 3,4% (3,5% nell'area dell'euro). Si tratta del tasso di crescita più elevato dal 1989. La Germania e l'Italia, dopo aver registrato nel 1999 risultati deludenti, stanno recuperando terreno, ma nell'UE permane una certa dispersione dei tassi di crescita. Si prevede che registreranno una crescita elevata specialmente gli Stati membri più piccoli. Il Portogallo, dove l'espansione del prodotto sta rallentando per attestarsi su livelli più sostenibili, costituisce un'eccezione. Per quanto riguarda gli Stati membri più grandi, l'attività in Francia stava già decelerando nel primo semestre 2000 e la crescita per quest'anno non sarà così forte come si prevedeva in precedenza. I tassi di crescita per quest'anno sono stati rivisti al ribasso rispetto alle previsioni di primavera della Commissione anche per il Portogallo, la Finlandia (in minor misura) e il Regno Unito.

L'espansione si fonda largamente su una robusta domanda interna, al cui rafforzamento ha contribuito la stabilità dei tassi d'interesse a lungo termine. Inoltre, la crescita su scala mondiale ha provocato una forte domanda di esportazioni. Secondo le stime le esportazioni dell'UE sono aumentate quest'anno, in termini di volume, del 10,3% in media (rispetto al 4,5% nel 1999). Le esportazioni potranno quindi più che compensare il lieve rallentamento che si registrerà probabilmente per i consumi privati (al 2,8%) e gli investimenti (al 5,3%).

 

 

Le prospettive di crescita rimangono buone

Anche se si prevede un rallentamento del tasso di crescita medio nell'UE al 3,1% (3,2% nell'area dell'euro) nel 2001 e al 3% nel 2002, le prospettive rimangono assai positive.

Esse sono determinate principalmente da quattro fattori: i) l'aumento dei prezzi del petrolio e il deprezzamento dell'euro hanno fatto accelerare l'inflazione, che pesa sul reddito reale delle famiglie e sui costi di produzione delle imprese; ii) d'altra parte, le riduzioni delle imposte e il perdurante forte tasso di creazione di nuovi posti di lavoro contribuiscono a mantenere un andamento relativamente robusto del reddito disponibile aggregato, che continua a sostenere i consumi privati; iii) la spinta che gli esportatori dell'UE hanno ricevuto dalla forte domanda mondiale e dalla debolezza dell'euro nel 2000 si esaurirà nell'arco del periodo di riferimento delle previsioni, ma la domanda mondiale continuerà ad essere forte; iv) l'aumento dei tassi d'interesse a breve termine cui si è assistito si rifletterà, con un certo ritardo, sull'attività economica, ma in una prospettiva storica i tassi d'interesse a lungo termine rimangono bassi.

Le basi della ripresa rimangono larghe. Si prevede che i consumi privati aumenteranno del 2% all'anno nei prossimi due anni. Per l'area dell'euro si tratta persino di un'accelerazione rispetto al 2000. La crescita degli investimenti in attrezzature sta leggermente rallentando verso tassi annui del 6-7% nel 2001-2002 dal 6,6% di quest'anno (7,5% nell'area dell'euro), per influsso di una domanda finale meno dinamica, cui si aggiungono condizioni finanziarie più restrittive e costi più alti. Per gli investimenti in costruzioni si prevede un aumento del 3% all'anno nei prossimi due anni. Confluiscono nel valore aggregato per l'UE una ripresa marginale in Ger-mania e un netto rallentamento in qualcuna delle altre principali economie.

La maggior parte degli Stati membri registra la medesima tendenza ad un moderato rallentamento, ma continua a realizzare tassi di crescita prossimi o superiori al 3%. Solo per la Grecia si prevede un'accelerazione dell'attività (al 4,8% nel 2002) in quanto questo paese beneficerà dei frutti dell'adesione all'area della moneta unica e gode anche di una forte ascesa degli investimenti connessa alla preparazione delle Olimpiadi del 2004. Al contrario, ci si attende che la Danimarca non riuscirà a realizzare tassi di crescita superiori al 2,5%, poiché gli effetti della stretta di bilancio continueranno a pesare sui consumi privati. In Portogallo, la decelerazione rispetto agli elevati tassi di crescita del recente passato è dovuta al rallentamento della crescita della domanda interna.

 

 

Un numero elevato di nuovi posti di lavoro

Nel 2000 verranno creati nell'UE circa 2,6 milioni di posti di lavoro, con una crescita dell'occupazione che, secondo le previsioni, dovrebbe accelerare per raggiungere il tasso dell'1,6%. Si tratta del risultato migliore dal 1990. Ci si attende che la creazione di occupazione continuerà ad essere sostenuta (il 1,2% nel 2002 per l'UE nel suo complesso), ma con una tendenza al rallentamento. Per il prossimo anno, questo si spiega con la decelerazione dell'attività e il manifestarsi di una scarsità di lavoratori qualificati in alcuni paesi, specialmente laddove il tasso di disoccupazione è già sceso a livelli molto bassi, il che impedirà alle imprese di creare nuovi posti di lavoro nonostante le favorevoli prospettive della domanda.

Secondo le proiezioni, il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere dall'8,4% di quest'anno al 7,3% nel 2002. Il numero di disoccupati nell'UE (sulla base delle statistiche nazionali) sarà allora sceso a 13,3 milioni dai 16,4 milioni del 1999. Sei Stati membri dovrebbero registrare tassi di disoccupazione inferiori al 5% nel 2002. Una dinamica salariale moderata, nonostante l'aumento dei prezzi del petrolio.

Ci si attende che il reddito nominale pro capite da lavoro dipendente crescerà nel 2000 del 2,8% circa, solo poco più dei prezzi al consumo. Per il 2001 e il 2002, è pronosticata una crescita delle retribuzioni nominali leggermente più rapida, rispettivamente del 3,2% e del 3,3%, a seguito dell'imprevisto aumento dell'inflazione nell'anno in corso, in un contesto di maggiore tensione dei mercati del lavoro. Tuttavia l'aumento del costo del lavoro per unità di prodotto rimarrà moderato.

Questo andamento nell'insieme favorevole si fonda sul presupposto che la contrattazione salariale continuerà ad essere orientata all'obiettivo della stabilità dei prezzi. Inoltre, i governi di diversi Stati membri hanno ridotto la pressione fiscale sui redditi da lavoro, il che favorirà la creazione di occupazione e potrebbe contribuire a moderare le rivendicazioni salariali.

In alcuni Stati membri, che hanno beneficiato di parecchi anni di forte crescita e nei quali la situazione del mercato del lavoro sta diventando più tesa, gli aumenti salariali potrebbero essere più elevati della media comunitaria. Questo vale in particolare per la Grecia, l'Irlanda, i Paesi Bassi e il Portogallo.

 

L'inflazione di fondo rimane stabile

Mentre nel 1999 il tasso annuo di crescita dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) è stato solo dell'1,1% per l'area dell'euro, si stima che quest'anno esso raggiungerà il 2,3%. La forte crescita dei prezzi all'importazione, sospinta dai prezzi del petrolio e dal deprezzamento dell'euro, è la causa principale di questo fenomeno. L'inflazione sottostante derivante da fattori interni è molto più bassa.

Per il prossimo anno, secondo le previsioni, l'inflazione in termini di IAPC dovrebbe fermarsi al 2,2% nell'area dell'euro per ritornare a livelli inferiori al 2% nel 2002. Si prevede che gli effetti indiretti, di secondo impatto, dell'aumento del prezzo del petrolio rimarranno limitati. La moderazione salariale dovrebbe persistere. I miglioramenti della produttività comprimono l'ascesa del costo del lavoro per unità di prodotto. Inoltre, la pressione della concorrenza nei mercati del prodotto limita il trasferimento dei più elevati prezzi all'importazione.

I tassi d'inflazione in termini di IAPC nei paesi più grandi dell'UE dovrebbero, secondo le proiezioni, ravvicinarsi ancor più nell'arco del periodo di riferimento. Tuttavia, in alcuni degli Stati membri più piccoli, in particolare in Irlanda e nei Paesi Bassi, nel 2001 i tassi d'inflazione (anche per effetto dell'inasprimento delle imposte indirette) rimarranno significativamente più elevati della media comunitaria. Tuttavia in questi paesi l'inflazione dovrebbe scendere in modo più pronunciato della media comunitaria e, quindi, i differenziali di inflazione nell'area dell'euro dovrebbero restringersi da 3,4 punti percentuali nel 2000 ad 1,6 punti percentuali nel 2002.

 

Il saldo delle Amministrazioni pubbliche

Il saldo delle amministrazioni pubbliche è passato da un disavanzo dello 0,7% del PIL nel 1999 a un avanzo del 1,2% nel 2000 (da -1,3% a +0,3% del PIL nell'area dell'euro). L'anno prossimo l'avanzo delle amministrazioni pubbliche dovrebbe scendere allo 0,2% del PIL per l'insieme dell'UE (e convertirsi di nuovo in un disavanzo dello 0,5% del PIL nell'area dell'euro). I risultati positivi del 2000 e del 2001 sono dovuti in gran parte agli introiti delle aste per le licenze UMTS, particolarmente elevati per l'anno in corso. Tuttavia, anche senza queste entrate una tantum, la situazione delle finanze pubbliche apparirebbe significativamente migliore quest'anno che l'anno precedente; per il 2001 il miglioramento sarebbe invece solo marginale. Tuttavia al miglioramento dei saldi effettivi non corrisponde un andamento analogamente favorevole dei saldi di bilancio sottostanti. Nell'ipotesi di politiche invariate, le previsioni per il 2002 danno un avanzo dello 0,3% per l'UE e un disavanzo dello 0,3% del PIL per l'area dell'euro.

Gli Stati membri si stanno avvicinando all'obiettivo di saldi di bilancio prossimi al pareggio del patto di stabilità e crescita, ma vi sono differenze da paese a paese. Nel 2001 solo cinque Stati membri registreranno un disavanzo: di meno del 1% del PIL per la Grecia e l'Austria, di un valore compreso fra l'1 e il 1,5% del PIL per la Germania, la Francia (escluse le entrate derivanti dalle aste UMTS per quell'anno), l'Italia e il Portogallo.

 

Rischi ed incertezze: effetti mediati

dell'aumento del prezzo del petrolio

 

Un fattore chiave per l'assetto e lo sviluppo dell'economia dell'UE è l'impatto dell'impennata dei prezzi del petrolio. Molto dipenderà da quanto durerà il periodo di prezzi alti e dalla portata, rispetto alle previsioni, degli effetti di secondo impatto. Una piena compensazione attraverso l'aumento dei salari e dei prezzi delle merci rischia di innescare una spirale inflazionistica alla quale la BCE dovrà inevitabilmente reagire, con un conseguente effetto di compressione dell'attività. In alcuni Stati membri la riduzione delle imposte e dei contributi sociali potrebbe moderare le rivendicazioni salariali e contenere il costo del lavoro. Tuttavia, laddove stanno emergendo vincoli di capacità e deficienze dell'offerta di lavoro, queste misure fiscali potrebbero non riuscire a contenere le pressioni salariali e creerebbero anzi condizioni propizie ad un surriscaldamento.

Un altro rischio è dato dagli squilibri delle partite correnti a livello mondiale, in particolare dal disavanzo degli USA, e dal fatto che le relazioni dei tassi di cambio delle principali monete non sono in linea con i fondamentali economici. Nel caso di un aggiustamento improvviso e disordinato, potrebbe verificarsi una violenta inversione della direzione dei flussi di capitale, con conseguenze drammatiche per la stabilità dei mercati finanziari.

Infine, per il 2002 si prevede un tasso di crescita del PIL dell'UE del 3% circa. Si potrebbe avere un risultato migliore se alcuni degli effetti della "nuova economia" si diffondessero con maggiore forza e rapidità di quanto ipotizzato nello scenario prudente sul quale poggiano le previsioni d'autunno.

 

 

23 novembre 2000

 

 

La Conferenza euromediterranea

 

In preparazione della conferenza euro-mediterranea dei ministri degli affari esteri di Marsiglia, il Parlamento ha adottato una risoluzione, a seguito di un'interrogazione orale al Consiglio ed alla Commissione, sull'implementazione del processo di Barcellona, relativo alla cooperazione euro-mediterranea, che stabilisce un'area di libero scambio nel bacino mediterraneo.

Nel documento si invitano il Consiglio e la Commissione a negoziare al più presto un mandato più flessibile, così da rendere più rapide le negoziazioni. Inoltre, si sottolinea l'importanza di mettere a disposizione fondi sufficienti per la politica euro-mediterranea e di avviare una procedura di controllo dell'uso di tali finanziamenti, specialmente per quanto concerne MEDA.

La risoluzione afferma la necessità di accordare diritti pieni agli emigrati legali e di trovare una soluzione globale, in collaborazione con i partner euro-mediterranei, al problema dei flussi migratori, sottolineando anche l'esigenza di lottare fermamente contro il razzismo e la xenofobia. Viene citato poi il problema del debito, invitando gli Stati membri a esaminare le possibilità di convertirlo in fondi dedicati alla cooperazione civile. Infine, si chiede al Consiglio ed alla Commissione di assumere l'iniziativa per creare un coordinamento fra tutte le parti interessate ai programmi di sostegno agli investimenti pubblici e privati nella regione mediterranea.

Fra gli emendamenti approvati, uno chiede di avviare il coordinamento della politica agricola mediterranea mentre un altro sottolinea l'importanza della clausola dei diritti umani negli accordi euro-mediteranei e invita la Commissione a dar priorità ai progetti in questo campo.

 

Le Istituzioni europee dialogano con i giovani

 

Su iniziativa del Parlamento europeo in collaborazione con la Commissione europea e l'Università Bocconi ha avuto luogo sabato 18 novembre in via Sarfatti 25 a Milano il primo evento interattivo dal titolo "L'Europa che verrà, l'Europa che vorrei". Si tratta di un convegno che è trasmesso in diretta via internet e di un Forum on line attivo sino alla data del Consiglio Europeo di Nizza del 7 e 8 dicembre. Si rivolge in particolare a studenti delle scuole medie superiori e a universitari. "Il dialogo tra i giovani e le istituzioni europee" sottolinea Gian Pietro Fontana-Rava, direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea "è di basilare importanza soprattutto in vista della prossima Conferenza Intergovernativa a Nizza".

Numerose le personalità che sono intervenute. Per la parte istituzionale ("L'Europa che verrà") hanno parlato il Vicepresidente del Parlamento europeo on. Guido Podestà, il Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo on. Giorgio Napolitano, la Commissaria europea per l'Istruzione e la Cultura Viviane Reding. I lavori sono stati introdotti dal Rettore dell'Università Bocconi prof. Carlo Secchi e le conclusioni tratte dal Commissario europeo alla Concorrenza prof. Mario Monti.

Per la parte "spontanea" ("L'Europa che vorrei") segnaliamo gli interventi di Diana Bianchedi, medaglia d'oro di fioretto alle ultime Olimpiadi, di Stefania Dente, presidente di Médicins sans Frontières, dell'attrice Ottavia Piccolo e di Gianluca Dettori , giovane imprenditore di Vitaminic.

A questo confronto-dialogo che ha dibattuto sul significato che per l'Europa di domani hanno parole chiave come conoscenza, libertà e solidarietà, imprenditorialità, qualità, hanno assistito alcune migliaia di giovani: alcuni in "diretta", altri via internet. L'invito era aperto a tutti.

 

Rappresentanza a Milano della Commissione europea,

Corso Magenta 59 - 20123 Milano, tel.02-467.5141, fax 02-481.8543, sito internet www.commissione-europea-mi.com, sito internet www.uni-bocconi.it.europa,


 

 

22 luglio 2000


Nuove regole sulla gestione dei fondi strutturali

Presentate dalla Commissione europea due nuove bozze di regolamento contenenti l'una norme dettagliate in materia di gestione e controllo sulla spesa dei fondi strutturali, l'altra alcuni chiarimenti sulle correzioni necessarie qualora uno Stato membro commetta un errore nell'uso dei finanziamenti di sua competenza.

L'obiettivo dei provvedimenti in questione è quello di rendere ciascun attore a livello regionale e locale consapevole delle proprie responsabilità nell'ambito della gestione decentralizzata dei fondi comunitari.

 

 

 

Tra 18 mesi circolerà l'Euro: la Commissione accelera i preparativi

La Commissione europea ha pubblicato per la prima volta un calendario dettagliato delle tappe che porteranno all'esordio ufficiale dell'Euro previsto per il primo gennaio 2002.

Alcuni studi comunitari di settore hanno rilevato che mentre la produzione di monete in Euro ed i piani nazionali per la sostituzione del contante procedono secondo i tempi previsti, le piccole imprese risultano essere indietro nell'adeguamento e i cittadini ancora molto perplessi sui particolari del passaggio alla nuova moneta.

L'Esecutivo comunitario ha perciò invitato gli Stati membri a intensificare le campagne d'informazione congiunte al fine di preparare i ritardatari per tempo.

 

 

Aiuti agli investimenti nelle regioni svantaggiate dell'Italia

Importante placet dell'Esecutivo comunitario in materia di aiuti agli investimenti previsti dalla legge 488: la Commissione ha approvato il regime di aiuti in questione per il periodo 2000-2006, sottolineando che le domande devono essere presentate prima che venga data esecuzione agli investimenti.

Il regime, consistente in 35.000 miliardi di lire, risulta conforme alle discipline comunitarie applicabili a questo tipo di aiuti, e prevede sovvenzioni per investimenti produttivi in cui siano coinvolte imprese: a) ubicate nelle regioni che possono beneficiare degli aiuti regionali ex art.87, § 3, lett. a e c del Trattato CE; e b) piccole e medie imprese che si trovano nelle zone ammissibili ai benefici dei Fondi strutturali ma non agli aiuti regionali.

L'equivalente sovvenzione netto (ESN), che rappresenta il vantaggio finale che si presume l'impresa trarrà dall'aiuto una volta detratte le imposte, è del 50% per la Calabria e del 35% per Basilicata, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.

 

 

 

La Commissione europea firma un protocollo sulle mine anti-uomo

Un protocollo per l'intervento umanitario sul disinnesco delle mine anti-uomo è stato firmato dal Centro di Ricerca dell'Esecutivo europeo insieme con Belgio, Canada, Olanda, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti.

Il progetto ITEP (International Test and Evaluation Programme) consiste nel creare una rete europea di centri di ricerca pubblici e privati che sviluppino le tecnologie di disinnesco. L'ITEP riceverà anche il sostegno economico delle Nazioni Unite.

 

 

 

Italia e Irlanda sotto accusa

La Commissione prosegue i procedimenti contro Italia e Irlanda per scarsa cooperazione con Bruxelles in materia di informazione ambientale.

L'Esecutivo europeo ha inviato, infatti, un "parere motivato" all'Irlanda e all'Italia perché questi Stati non le hanno comunicato alcune informazioni richieste da Bruxelles in materia di ambiente. L'invio rappresenta il secondo stadio del procedimento per violazione del trattato CE (art.10) che segue la messa in mora per mancata cooperazione.

L'UE aveva fatto all'Italia le seguenti contestazioni:

1. Possibile scorretta applicazione della direttiva quadro sui rifiuti, della direttiva sulle acque sotterranee e della direttiva sugli habitat naturali in relazione ad una discarica di rifiuti solidi metallici in località Samolaco (Sondrio, Lombardia) che, secondo la denuncia, provocherebbe l'inquinamento da cromo del bacino idrico del Parco naturale "Pian di Spagna e Lago di Mezzola", designata come area di protezione speciale (SPA) ai sensi della direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici e che è stata proposta come area protetta ai sensi della direttiva sugli habitat naturali.

2. Possibile scorretta applicazione della direttiva quadro sui rifiuti, della direttiva sugli habitat naturali e della direttiva sull'incenerimento dei rifiuti urbani in relazione ad una denuncia rivolta contro l'inceneritore di rifiuti dell'isola di Ventotene (Latina); secondo la denuncia l'impianto inquinerebbe l'aria, il suolo e l'acqua.

3. Possibile scorretta applicazione della direttiva VIA in relazione al progetto di discarica in località Spoltore (Pescara) che secondo la denuncia non sarebbe stato oggetto di valutazione dell'impatto ambientale.

4. Possibile scorretta applicazione della direttiva quadro sui rifiuti, delle direttive sull'incenerimento dei rifiuti urbani in relazione ad un inceneritore di rifiuti urbani in località Rende (Cosenza) il quale, secondo la denuncia, inquinerebbe l'aria, il suolo e le acque sotterranee e provocherebbe danni alla salute umana.

È bene ricordare che tutti questi casi sollevano la più vasta questione della misura in cui la gestione dei rifiuti in Italia ottemperi alla normativa ambientale comunitaria.

 

 

Allargamento UE: protezione della salute e dei consumatori

La commissione parlamentare "Ambiente, Salute pubblica e Protezione dei Consumatori" ha sottolineato, in un'udienza pubblica dello scorso 11 luglio, che la salute e la protezione dei consumatori meritano un'attenzione prioritaria nel processo d'allargamento agli Stati che hanno fatto richiesta per l'adesione.

In tema di salute pubblica, infatti, il Parlamento europeo reclama un maggior coinvolgimento di detti Paesi alle problematiche affrontate a livello di Unione, anche in vista di un miglior recepimento dell'acquis communitaire.

Più in concreto, si teme in realtà il rischio di un vero e proprio esodo di una schiera di medici e infermieri sottopagati verso gli Stati membri, dove prendere d'assalto posti molto meglio retribuiti e con condizioni di lavoro e prospettive di carriera di gran lunga migliori.

Ma il vero problema sembra essere costituito, per i Paesi cosiddetti "CEEC" (Central and Eastern Countries), dallo sforzo (economico e non) richiesto per l'adozione di una legislazione più attenta alla salute e alla sicurezza.

Esempi come la Polonia, dove il personale infermieristico lavora anche 36 ore di seguito senza sosta ­ con ovvie conseguenze per la salute propria e per quella dei pazienti ­ sono chiari indici di quanto sia difficile cambiare i vari sistemi sanitari nazionali, strutture appesantite dalla centralizzazione amministrativa e dalla verticalizzazione delle competenze. Una rappresentante della commissione del Parlamento UE ha lamentato persino un impoverimento dei fondi del programma comunitario PHARE destinati alla salute pubblica, nonostante gli evidenti bisogni. Nessun imbarazzo da parte di un parlamentare lituano, inoltre, nel denunciare un deplorevole binomio, salute e povertà: sono molti infatti i paesi dell'est europeo a dover ancora combattere con le conseguenze dei grandi cambiamenti di ordine sociale ed economico che li hanno travolti, trasformandoli tuttavia spesso in spettatori passivi ed inermi di fenomeni in crescita quali l'esclusione sociale, gli anziani, le malattie trasmissibili, la violenza.

Candido, poi, il commento di Elias Mossialos della London School of Economics sullo stato in cui versano detti sistemi sanitari nei paesi dell'Europa centro-orientale: "un caos", in cui regna l'asservimento alla corruzione come mezzo per ottenere dai medici "[] ciò che si vuole".

Dal lato della protezione dei consumatori, le cose non sono molto migliori. Ciò che è stato messo in rilievo all'interno della commissione, sono le difficoltà in cui versano ancora alcuni Stati nello sviluppare un sistema di protezione del consumatore: manca infatti una rete di scambio d'informazioni e di supporto reciproco fra autorità nazionali e Organizzazioni non Governative coinvolte. La protezione del consumatore nei paesi CEEC dovrebbe puntare su settori quali quello alimentare, servizi finanziari, servizi pubblici, istruzione. Soddisfatto a tal proposito il direttore generale del Comitato dei consumatori dell'Estonia, Helle Arunit, che ha puntualizzato come il processo di armonizzazione con il diritto comunitario è nel suo paese a buon punto: l'acquis sarà applicato a breve. Mentre richieste di intervento dell'Unione europea provengono da Breda Kutin, dell'Associazione dei Consumatori della Slovenia, che teme un'inerzia dei governi dei Paesi candidati nella promozione di associazioni di consumatori che possano avere un ruolo effettivo nei processi decisionali.

 

 

 

15 luglio 2000

 

 

 

Strasburgo, italiani divisi sulla solidarietà ai disabili

 

Diversi eurodeputati italiani hanno votato contro, giovedì scorso al parlamento europeo, alcuni paragrafi di una risoluzione che esprimeva solidarietà ai giornalisti malmenati dalla polizia olandese allo stadio di Rotterdam nella serata della finale di Euro 2000 e ai disabili che, secondo la risoluzione, sono stati discriminati nella stessa occasione.

11 dei 22 deputati italiani presenti nell'aula di Strasburgo al momento del voto (su 87 eletti!) hanno votato contro l'articolo 7 del progetto di risoluzione, che esprimeva "solidarietà ai disabili discriminati e ai giornalisti fermati nel corso di questo preoccupante episodio".

Polo e lista Bonino contrari, centrosinistra a favore.

L'articolo 7 è stato bocciato dall'aula con 139 no e 102 sì. Contrari i tre deputati di Forza Italia presenti, Gawronski, Fiori e Podestà; Gemelli del Ccd; Fatuzzo della lista pensionati; Dell'Alba, Della Vedova, Cappato, Dupuis e Turco della lista Bonino più il verde Celli. A favore Ds, Rifondazione Comunista, Democratici, Boselli dello Sdi e Cossutta del Pdci. Astenuto Speroni, leghista.

Stesso schieramento dei deputati italiani sul paragrafo J della risoluzione, anch'esso bocciato, che denunciava la violenze ai giornalisti e la violazione del diritto di cronaca a Rotterdam, con la sola eccezione, secondo quanto si ricava dalle liste del voto nominale, del sì del verde Celli. Un voto compatto degli italiani avrebbe invertito il risultato del voto.

Deputati italiani divisi - nonostante tutti i partiti avessero assicurato il loro appoggio prima del voto - anche sul punto I della risoluzione, che denunciava il trattamento subito dai disabili italiani a Rotterdam, portati a spalla a causa del blocco degli ascensori per motivi di sicurezza: ma anche qui con eccezioni, il sì del forzista Podestà e l'astensione di Gawronski e dei cinque della lista Bonino.

Al momento della pubblicazione delle liste di voto, la capogruppo Ds a Strasburgo Pasqualina Napoletano si è detta "molto sorpresa". Sempre secondo le liste nominali, nessun deputato di An e delle Ppi ha partecipato allo scrutinio.

Il parlamento europeo ha approvato solo un paragrafo della proposta di risoluzione sugli incidenti di Rotterdam (con votazione semplice, senza appello nominale e quindi senza lista di voto), nel quale viene comunque denunciata l'aggressione subita dai giornalisti italiani e si chiede al governo olandese l'apertura di un'inchiesta ufficiale.

 

 

 

Tavola Rotonda 2000: aspetti socio-economici della "Governance" europea

 

Bruxelles, Lunedì 17- Martedì 18 luglio 2000

 

Organizzata da: Centro Europeo per le Regioni (CER-IEAP), Unione Italiana delle Camere di Comercio Industria Artigianato e Agricoltura (UNIONCAMERE) e Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome

 

La Conferenza Intergovernativa é stata introdotta recentemente con l'obiettivo di dare alla struttura europea e al processo d'integrazione una nuova forma, per far fronte alle sfide che si propongono per i prossimi anni con l'entrata di altri Paesi europei nell'Unione. Una nuova forma di "governance europea" si renderà necessaria in termini di ripianificazione dei compiti e delle funzioni dei governi territoriali nel contesto europeo per favorire la coesione e la crescita in generale e soprattutto a questi livelli.

A seguito delle Tavole Rotonde del 1998/1999 il Centro Europeo per le Regioni (CER-IEAP), l'Istituto per la Pubblica Amministrazione di Maastricht (IEAP) antenna di Barcellona, in cooperazione con Unioncamere e la Con-ferenza dei Presidenti delle Regioni organizza, il 17-18 luglio 2000, una Tavola Rotonda 2000 sugli "Aspetti socio-economici della governance europea del territorio".

Le sessioni esamineranno l'essenza del problema, i maggiori fattori economici in questo contesto e poi lo scenario istituzionale; queste le tematiche previste: "Sviluppo economico locale e regionale nell'Unione Europea", "Le Politiche Comunitarie ed il loro contributo/impatto in vista dell'allargamento", "La nuova Governance ed il ruolo delle istituzioni del territorio".

Rappresentanti e politici di autorità regionali e locali, i loro funzionari, i loro rappresentanti regionali a Bruxelles, i membri del Comitato delle Regioni e del Parlamento Europeo avranno la possibilità di discutere approfonditamente e scambiare idee sui temi sopra menzionati.

 

Sede: Salle Europe, Comitato Economico e Sociale, Rue Ravenstein 2, 1000 Bruxelles

Informazioni: Marco Lopriore, Funzionario delegato UNIONCAMERE Sede di Bruxelles, Telefono +32 ­2- 512 22 40; e-mail: marco.lopriore@unioncamere.be

Alexander Heichlinger, Capo progetto CER-IEAP Telefono +34 93 402 40 50; e-mail: a.heichlinger@eipa-ecr.com

 

 

Milano ancora senza depuratore: Italia deferita alla Corte di Giustizia

Deferimento alla Corte di Giustizia per Italia, Austria e Germania a causa della mancata applicazione della Direttiva sul trattamento delle acque di scarico urbane.

Questa la decisione della Commissione europea, che per la stessa ragione ha anche inviato un parere motivato al Belgio.

Sotto accusa, per quanto riguarda l'Italia, l'assenza di un depuratore per la città di Milano, le cui acque reflue vengono convogliate in aree a rischio-polluzione ai sensi della stessa direttiva. In particolare, si legge nel comunicato di Bruxelles, le acque del capoluogo lombardo avrebbero dovuto essere sottoposte a trattamento fin dal dicembre 1998.

 

 

Dal Parlamento

 

 

Rassegna dei dibattiti e delle decisioni prese dal Parlamento europeo in sessione plenaria il 4 e 5 luglio 2000

 

LIFE

L'iter legislativo che ha portato all'approvazione dello strumento finanziario comunitario per l'ambiente si è quasi concluso. Con l'adozione della relazione in terza lettura, il regolamento su LIFE potrà entrare in vigore nel corso dell'estate, e già nel secondo semestre 2000 potranno essere sostenuti progetti nel quadro di LIFE III.

 

FERROVIE COMUNITARIE

C'è accordo tra Consiglio e Parlamento sulla necessità di stabilire un mercato interno per il settore comunitario, ma divergenze ancora esistono in merito alle modalità di realizzazione di tale mercato, soprattutto sul calendario da seguire. La liberalizzazione della rete ferroviaria dovrà avvenire gradualmente, e nelle sue prime fasi riguarderà il trasporto internazionale di merci, mentre è prevista per il 2010 la liberalizzazione del trasporto internazionale dei passeggeri.

 

RICICLAGGIO DEI CAPITALI

Viene ampliato il campo d'azione della normativa anti-riciclaggio: gli obblighi imposti dalla proposta già approvata sono stati estesi anche ad operatori che non esercitano professioni di intermediazione o comunque finanziarie.

La lista "nera" comprende dunque anche i commercianti di opere d'arte, i venditori di articoli di lusso aventi un prezzo di vendita superiore a 50.000 euro, le case d'asta e i funzionari doganali e tributari, nonché notai e consulenti legali quando rappresentino clienti in operazioni commerciali.

 

ARMONIZZAZIONE DEI VISTI

Un nuovo regolamento, in sostituzione del 574/1999, stabilirà l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono soggetti all'obbligo di visto per l'attraversamento delle frontiere esterne dell'Unione europea e un elenco di quelli per cui tale obbligo non sussiste.

Auspicata anche una semplificazione nelle modalità di rilascio del visto.

 

PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI E I CD "PRINCIPI DI APPRODO SICURO"

Il Parlamento esprime il suo giudizio negativo sull'accordo raggiunto dalla Commissione con gli Stati Uniti sul trasferimento dei dati personali, e chiede all'Esecutivo comunitario di tornare al tavolo delle negoziazioni e cambiare l'accordo in modo tale che sia riconosciuto almeno il diritto individuale di appello ad un organismo indipendente laddove i principi della protezione dei dati personali vengano violati.

Auspicata anche una normativa che obblighi le imprese a risarcire ogni possibile danno. La normativa americana dei "Safe Harbors", osserva inoltre il Parlamento, non è ancora pienamente attuata.

 

 

 

 

 

Verso il brevetto comunitario

 

La Commissione europea ha proposto la creazione di un unico brevetto comunitario per dare agli inventori la possibilità di ottenere un diritto esclusivo valido in tutta l'Unione Europea, consentendo altresì di ridurre i costi di registrazione e di incentivare le innovazioni. Il Commissario europeo per il mercato interno Frits Bolkestein ha così commentato: "Spesso in passato la ricerca europea ha prodotto risultati che poi altri hanno usato a fini commerciali. Dobbiamo cambiare questo stato di cose: il brevetto comunitario consentirà di abbattere i costi e garantirà un alto livello di protezione".

Con la procedura semplificata non sarà più necessario, inoltre, tradurre la richiesta di registrazione nelle undici lingue ufficiali dell'Unione, in quanto sarà sufficiente presentare la domanda in inglese, francese e tedesco perché questa sia esaminata dagli uffici competenti.

 

 

 

 

Vercelli: risicoltori in rivolta

 

 

Protesta dei risicoltori del vercellese contro l'Unione europea che avrebbe deciso di abolire l'ammasso (cioè il diritto del prodotto invenduto) e ridurre i terreni coltivati fino ad un massimo del 10%

Questo provvedimento - hanno fatto sapere gli organizzatori della manifestazione, cioè Coldiretti, Confagricoltura ed Unione agricoltori - significherebbe per il Piemonte una perdita di coltivazione per circa 15-20 mila ettari.

Il danno sarebbe evidente per un'area votata da secoli a questa produzione.

La questione, comunque, non riguarda solo il Piemonte ed il nostro Paese ma anche altri membri dell'Unione europea interessati alla produzione del riso.

 



 

 

8 luglio 2000

 

 

Il battesimo dell'Oeresund,

il ponte che unisce l'Europa

Tra Svezia e Danimarca, ormai, non c'è più solo mare.

Il ponte Oeresund adesso funziona. Sedici chilometri per collegare la capitale danese Copenghen alla terza città svedese, Malmoe.

I primi viaggiatori d'eccezione -corona oblige- i regnanti dei due stati. Da sabato sera primo luglio alle ventitrè, via libera per tutti quelli che vorranno attraversare l'Europa in diagonale: in treno, a piedi, in macchina, su un tragitto che si articola in un tunnel subacqueo, un'isola artificiale e un ponte ingabbiato tra piloni e tiranti. Nel primo pomeriggio del 30 giugno, i due convogli reali si sono incontrati a metà strada dalle due coste, a Peberholm, per una breve cerimonia ispirata alle tradizioni locali.

Margrete di Danimarca e Carlo Gustavo XVI di Svezia, accompagnati dai rispetti consorti, premier e delegazioni, hanno suggellato i simbolico aggancio tra i due paesi.

Poi, di nuovo tutti in carrozza, a tagliare il nastro del nuovo confine e presenziare al fantasmagorico gran finale.

Qualche informazione pratica: per percorrere Oeresund calcolate poco più di quindici minuti e una spesa sui trenta euro, circa sessantamila lire; per costruire l'opera, di lire ce ne sono volute circa cinquemila miliardi; durata dei lavori: cinque anni.

Si parte da Kastrup, l'aeroporto di Copenaghen. Si arriva a Malmoe, nella regione dell'Ascania. O viceversa.

 

Ma il ponte di Londra ... balla

Per un ponte che è l'orgoglio di due Paesi, un altro ponte che è la disperazione della Gran Bretagna: il vento fa "ballare" il ponte di Londra. I turisti vivono attimi di paura e la polizia decide di farlo chiudere.

E' bastato un po' di vento per spegnere impietosamente la "lama di luce" sul Tamigi: la polizia ha deciso di chiudere per qualche ora il nuovissimo Millennium Bridge, futuristico ponte pedonale, a poche ore dalla sua apertura al pubblico.

Il motivo? La grande opera di Lord Norman Foster ha cominciato a oscillare sempre più decisamente nel vento: spaventando le centinaia di turisti che la stavano attraversando. Paradossalmente, il Millennium Bridge è costruito proprio per oscillare: perché è un ponte pedonale sospeso, apprezzato dai fan di Lord Foster (autore anche del nuovo Reichstag di Berlino e del nuovo aeroporto di Hong Kong) oltre che per la sua linea elegante anche per la capacità di far sentire chi lo attraversa "dolcemente cullato dal vento, come se fosse su una mongolfiera"(parole del Guardian).

Peccato però che l'impressione dei malcapitati "passeggeri" del ponte-mongolfiera (costato 60 miliardi) sia stata più simile al prosaico mal di mare.

Nel pomeriggio il ponte è stato riaperto, ma la polizia ha limitato il numero dei passanti "per motivi di sicurezza".

Un pomeriggio insomma di lieve imbarazzo, l'ultimo di una serie provocata dal non sempre impeccabile funzionamento dei "gioielli della tecnica" inaugurati negli ultimi mesi a Londra.

Il Millennium Dome di Greenwich, futuristica costruzione nata come fiore all'occhiello della "Nuova Gran Bretagna" è stato stroncato da molti critici, e accoglie un numero di visitatori nettamente inferiore alle previsioni (il bilancio è in rosso). La Ruota del Millennio, grande ruota panoramica battezzata "l'occhio di Londra sul futuro", è rimasta ferma per problemi tecnici proprio a San Silvestro. E migliaia di londinesi continuano a considerarla, più che l'occhio della città, un pugno nell'occhio che rovina la celebre vista sul Tamigi.

E ora anche il ponte - gioiello partorito da alcuni delle più brillanti menti del Regno, da Foster allo scultore Sir Anthony Caro - pare nascere sotto cattivi auspici.

 

Concorrenza: la Commissione su casi riguardanti aziende italiane

 

Con tre diversi provvedimenti, la Commissione europea è intervenuta su casi che riguardavano direttamente alcune imprese italiane. In data 29 giugno, l'Esecutivo comunitario ha infatti chiuso la procedura avviata nei confronti della Saeco, azienda italiana produttrice di macchine per caffè, dopo aver preso atto che quest'ultima ha attuato un nuovo sistema di garanzia applicabile ai suoi prodotti che elimina i vincoli territoriali preesistenti.

Inoltre, il 30 giugno scorso, la Commissione europea ha assunto altre due decisioni con le quali da un lato si dà il via libera alla partecipazione dell'italiana ENI al 33% del capitale della portoghese GALP (l'azienda pubblica del gas lusitana); dall'altro si autorizza il controllo congiunto di Stream, il gestore privato di televisione a pagamento, da parte di Telecom Italia e della News Corp Ltd.

 

Occupazione: quasi 9 milioni di posti lavoro creati dal "terzo sistema"

 

Trecento fra cooperative, associazioni, aziende private e del settore pubblico di tutta Europa si sono riunite il 29 e il 30 giugno scorsi al Parlamento europeo per esplorare ulteriori modalità di sviluppo del potenziale occupazionale del cosiddetto "terzo sistema", conosciuto anche come "economia sociale". Alla conferenza, organizzata congiuntamente da Parlamento europeo e Commissione, si è dibattuto dei risultati ottenuti dall'azione pilota del terzo sistema, lanciata nel 1997, e via via attuata dall'Esecutivo comunitario.

Particolare attenzione a temi quali il miglioramento dei servizi offerti dall'economia sociale, i finanziamenti degli stessi e la creazione di partenariati con altri operatori della scena economica. Sono le organizzazioni non-profit, il key factor grazie al quale il "terzo sistema" genera impiego, specialmente in nuovi settori, fornendo risposte adeguate ai bisogni in continua evoluzione della società, bisogni non soddisfatti dall'economia "tradizionale".

Il risultato è un felice mix di obiettivi insieme economici e sociali, che garantiscono l'offerta di prodotti e servizi complementari a quelli forniti normalmente da entrambi i settori pubblico e privato, e, soprattutto, che rilanciano l'occupabilità dei non-impiegati e delle categorie socialmente escluse.

Secondo uno studio presentato alla conferenza viene fuori che il terzo sistema conta nell'Unione Europea ben 8.9 milioni di lavori full time, dei quali 2.3 milioni ne contano le cooperative, 0.3 le mutue e ben 6.3 associazioni e fondazioni.

Anna Diamantopoulou, Commissaria europea per l'Occupa-zione e gli Affari sociali, ha sottolineato come, oltre a un crescendo nella richiesta di qualità nei servizi offerti al di fuori dei mercati tradizionali e alle numerose conseguenze dell'offerta di tali servizi, anche il rapporto lavoratore-datore di lavoro stia cambiando, non prefigurandosi più come quello esistente nelle tradizionali organizzazioni lavorative.

 

 

 

 

 

 

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