L'ATTENZIONE 

10 febbraio 2001
Uccelli selvatici e Habitat
la Commissione interviene contro la mancata protezione di importanti
siti naturali in Belgio, Italia e Spagna
La Commissione europea ha deciso di adire la Corte di giustizia europea
nei confronti del Belgio e di inviare un parere motivato (seconda lettera
di avvertimento) all'Italia e alla Spagna per non aver protetto importanti
siti naturali ai sensi delle direttive comunitarie Uccelli selvatici e Habitat.
La decisione nei confronti del Belgio concerne la mancata protezione
di specie di uccelli selvatici nella zona di protezione speciale della vallata
di Swarte Beek (Limburgo) dagli effetti negativi di attività ricreative
ed agricole.
Nel caso della Spagna, la Commissione ha deciso di notificare un parere
motivato concernente la costruzione di un aeroporto privato nella zona di
protezione speciale di Ciudad Real senza rispettare i requisiti di protezione
del sito. Per l'Italia sono in causa i danni apportati dalla recente realizzazione
di un campo di golf ad habitat prioritari a Is Arenas (Sardegna) che erano
stati proposti dall'Italia per protezione ai sensi della direttiva Habitat.
Commentando le decisioni, la Commissaria per l'ambiente Margot Wallström
ha dichiarato: "Per la conservazione della natura nell'Unione europea
non basta avere una legislazione adeguata, essa deve anche essere applicata
correttamente." La direttiva Uccelli selvatici (Direttiva del Consiglio
79/409/EEC), uno dei primi atti legislativi per la conservazione della natura,
stabilisce un sistema generale di protezione per le specie di uccelli selvatici
della Comunità. Questo sistema comprende vari elementi, distinti
ma collegati, tra cui la conservazione degli habitat, in particolare mediante
le zone di protezione speciale (ZPS).
La direttiva comunitaria Habitat (Direttiva del Consiglio 92/43/EEC
sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora
e della fauna selvatiche) stabilisce un sistema di protezione analogo, esteso
però a vari animali e piante e a diversi tipi di habitat e prevede
la creazione di una rete di siti protetti "Natura 2000" che ingloba
le ZPS ai sensi della direttiva Uccelli selvatici. La direttiva Habitat
modifica anche alcune disposizioni sulla conservazione degli habitat della
direttiva Uccelli selvatici.
La decisione della Commissione riflette il suo impegno a garantire l'osservanza
in tutta la Comunità della legislazione comunitaria per la protezione
della fauna e della flora selvatiche e degli habitat.
IVA: la Commissione decide di adire la Corte di giustizia nei confronti
di sei Stati membri che non hanno tassato gli aiuti per i foraggi essiccati
La Commissione europea ha deciso di adire la Corte di giustizia nei
confronti di Finlandia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Svezia in
quanto tali Stati non hanno riscosso l'imposta sul valore aggiunto (IVA)
su una sovvenzione versata dalla Commissione europea alle imprese di trasformazione
produttrici di foraggi essiccati.
La Commissione ritiene che tali Stati membri non abbiano rispettato
l'obbligo, derivante dalla sesta direttiva IVA (77/388/CEE), di sottoporre
a IVA le sovvenzioni connesse direttamente con i prezzi.
L'articolo 11 della sesta direttiva IVA prevede che la base imponibile
comprenda "le sovvenzioni connesse direttamente con i prezzi".
Nel caso specifico, la sovvenzione versata dalla Comunità europea
alle imprese di trasformazione produttrici di foraggi essiccati rappresenta
una somma versata da una parte terza, che permette all'impresa di ottenere
un prezzo vantaggioso in un settore i cui il prezzo mondiale è inferiore
al prezzo di costo. Mentre gli altri Stati membri tassano tale aiuto, la
Finlandia, la Germania, l'Italia, il Portogallo la Spagna e la Svezia non
riscuotono l'IVA sugli aiuti.
Tale situazione non solo viola la sesta direttiva IVA ma crea allo stesso
tempo una distorsione della concorrenza tra le imprese di trasformazione
dei differenti Stati membri, delle quali alcune percepiscono gli aiuti diminuiti
dell'IVA e altre no.
Una proposta di direttiva sulla
formazione professionale degli autisti
La Commissione europea ha adottato una proposta di direttiva che prevede
l'addestramento obbligatorio per coloro che esercitano la professione di
autisti, sia che trasportino beni che persone, su strada. Obiettivo della
proposta è di migliorare il servizio offerto nonché la concorrenza
all'interno di un settore in continua espansione. Nel presentare l'iniziativa,
la Commissaria responsabile per la politica dei trasporti dell'Ue, Loyola
de Palacio, ha commentato: "La formazione professionale è un
tema molto importante, che non andrebbe mai dimenticato: esso costituisce
un fattore cruciale verso il continuo miglioramento delle condizioni di
lavoro nel settore".
Servizi finanziari: risoluzione extragiudiziale
delle controversie
La Commissione vara una rete per la risoluzione extragiudiziale delle
controversie nel settore dei servizi finanziari, per aiutare le imprese
e i consumatori europei a risolvere le proprie vertenze in modo rapido ed
efficiente, evitando - nei limiti del possibile - che vengano avviati procedimenti
giudiziari lunghi non meno che onerosi.
Questa rete, denominata FIN-NET, mira in particolare ad agevolare la
risoluzione delle controversie in materia di consumi, qualora il prestatario
di servizi sia stabilito in uno Stato membro diverso da quello in cui risiede
il consumatore.
Essa riunisce oltre 35 organi nazionali di ricorso, che coprono in modo
specifico alcuni servizi finanziari (per esempio i dispositivi di mediazione
dei settori bancario e assicurativo) oppure dirimono in generale vertenze
in materia di consumi (per esempio gli organi di ricorso per i consumatori).
Oltre a quelli tradizionali, esistono anche i servizi in linea.
La difficoltà di poter formare ricorso in sede extragiudiziale
frappone ostacoli allo sviluppo delle prestazioni transnazionali, in particolare
nel settore dei servizi finanziari, dove questa difficoltà potrebbe
nuocere allo sviluppo del commercio elettronico.
25 gennaio 2001
Conservazione del patrimonio
culturale e naturale
Nella lista del patrimonio mondiale figurano numerosi siti europei.
Tale circostanza è dovuta in parte alla grande influenza avuta dalla
cultura del vecchio continente, ma anche alla definizione di criteri di
selezione basati essenzialmente sul concetto europeo di patrimonio. Di conseguenza,
i paesi meno sviluppati sono stati involontariamente penalizzati. I deputati
desiderano che gli Stati membri incoraggino i paesi extra-europei a completare
la loro lista dei beni appartenenti al patrimonio naturale e culturale.
Il Parlamento ha approvato la decisione di destinare il 34% del budget
del programma 'Cultura 2000' al patrimonio, nel senso più ampio del
termine. Sostiene inoltre l'idea di creare un sistema europeo di classificazione
del patrimonio, basato su definizioni comuni e su chiari sistemi di identificazione.
L'assegnazione di un'etichetta europea riconoscibile potrebbe contribuire
a mettere in evidenza la diversità e la ricchezza del patrimonio
dell'Unione.
I beni naturali e architettonici, a livello urbano e rurale, dovrebbero
essere considerati come un tutto indivisibile. L'Assemblea chiede quindi
che le politiche ambientali tengano conto dell'impatto visivo sul patrimonio
artistico e sul panorama rurale. Nessun progetto pubblico o privato che
possa danneggiare il patrimonio culturale, storico e artistico dovrebbe
ricevere il sostegno di fondi europei.
Il Parlamento sollecita inoltre la Commissione a riservare una particolare
attenzione alla formazione dei restauratori del patrimonio e all'artigianato
artistico in modo da preservare queste rare capacità professionali.
Infine, i deputati chiedono alla Commissione e agli Stati membri di
studiare, in collaborazione con l'UNESCO e il Consiglio d'Europa, la possibilità
di attuare un sistema legale e fiscale, a scala internazionale, che faciliti
le forme di mecenatismo in questo settore. Al gruppo di lavoro, che dovrà
essere creato a questo fine, dovrebbero prendere parte anche alcuni deputati.
La Commissione propone che l'Unione europea firmi
il protocollo sui trasporti della Convenzione alpina
La Commissione europea ha proposto oggi che l'Unione europea firmi il
protocollo sui trasporti della Convenzione per la protezione delle Alpi,
deciso dalle parti contraenti alla fine del mese di maggio 2000. Una volta
entrato in vigore, questo protocollo dovrebbe costituire, insieme all'accordo
UE-Svizzera sui trasporti terrestri del giugno 1999, alla prossima revisione
degli orientamenti per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti
e al nuovo Libro bianco sulla politica comune dei trasporti, una solida
base di una politica sostenibile dei trasporti nell'area alpina. "I
trasporti nella regione alpina sono una delle questioni più sensibili
a livello ambientale in Europa" ha detto la Signora Loyola de Palacio,
Vicepresidente della Commissione responsabile per l'energia ed i trasporti.
"La regione alpina deve conciliare le opposte necessità
di conservare un ambiente naturale unico e la sua posizione economica strategica
in un punto di incrocio degli scambi europei.
Con la firma e una rapida applicazione del protocollo sui trasporti
della Convenzione alpina la politica comunitaria disporrà di migliori
strumenti per rispondere alle aspettative delle popolazioni locali".
L'obiettivo della Convenzione alpina, adottata nel 1991 dai paesi alpini
e ratificata dalla Comunità europea, è di conservare e proteggere
le Alpi mediante misure che comprendono protocolli specifici in settori
quali la difesa del suolo, la gestione delle acque, il turismo, la gestione
dei rifiuti e i trasporti.
Il protocollo sui trasporti, uno degli elementi fondamentali della Convenzione,
è stato concordato alla fine del mese di maggio 2000 dall'Austria,
dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, dal Liechtenstein, da Monaco,
dalla Slovenia, dall'Italia e dalla UE. Il protocollo è stato depositato
per la firma delle parti contraenti, tra cui la UE, in occasione della Conferenza
ministeriale della Convenzione alpina, svoltasi a Lucerna il 30 e il 31
ottobre 2000.
L'obiettivo del protocollo è di stabilire principi e regole specifiche
per tutti i modi di trasporto onde garantire la mobilità sostenibile
e la protezione dell'ambiente nell'area alpina.
Tali misure dovranno mirare a ridurre il volume del traffico e i rischi
da esso presentati ed a trasferire una quota maggiore dei trasporti, soprattutto
di quelli di merci, verso la ferrovia mediante la creazione di infrastrutture
adeguate.
Il protocollo della Convenzione alpina è conforme agli obiettivi
e agli orientamenti della politica comunitaria nel settore dei trasporti.
La Commissione ritiene pertanto che questo protocollo debba essere firmato
dalla UE e presenta a tal fine un progetto di decisione del Consiglio relativa
alla firma del protocollo in nome della CE.
7 dicembre 2000
Dove e come fare shopping
all'europea
Già oggi i consumatori possono familiarizzare con la moneta unica
entrando in uno dei negozi che espongono l'Euro-logo, il marchio che contraddistingue
gli esercizi commerciali già pronti ad accettare pagamenti espressi
in euro.
L'Euro-logo garantisce al consumatore la correttezza delle operazioni
di conversione valutaria, l'indicazione dei prezzi sia in lire che in euro,
una chiara e semplice informazione sulle principali modalità di introduzione
dell'euro nel nostro Paese. Per saperne di più, si può vi
sitare il sito della Camera di commercio di Roma a sostegno della campagna
Euro-logo: www.eurologo-roma.com
La moneta unica europea non esiste ancora sotto forma di banconote,
ma può già essere usata come unità di conto per fare
acquisti, per esempio con carta di credito.
Per evitare complicazioni, ci si può rivolgere ai negozi che
espongono il marchio Euro-logo (volt sorridente accanto alla scritta "euro"),
che hanno i cartellini dei prezzi sia in lire che in euro. Il conteggio
dalla lira all'euro viene sempre realizzato senza aggravio di costi e al
tasso ufficiale di conversione (1 euro = 1936,27 lire), secondo le regole
di arrotondamento stabilite dalla normativa comunitaria.
I bambini di oggi cresceranno con la moneta unica che sarà in
circolazione a partire dal gennaio 2002, una soluzione, quella del gioco,
che potrebbe dare qualche idea anche agli adulti
La Commissione europea ha messo a punto una serie di giochi per aiutare
le persone più anziane, i portatori di handicap, ma anche tutti i
consumatori a familiarizzare con la moneta unica. Molte le associazioni
che hanno collaborato alla nascita di questi giochi, associazioni che riceveranno
gratuitamente i giochi su CD-Rom, che saranno poi prodotti in serie.
Al riguardo un funzionario della Direzione Generale per la Protezione
del consumatore "Attraverso questi giochi il consumatore memorizza
il valore delle monete in Euro e si prepara alla reale entrata in circolazione
della moneta unica europea. Nella maggior parte dei casi si tratta di effettuare
acquisti, di vendere, rispondere a domande o calcolare le conversioni da
una valuta all'Euro" cosi ci dice Helena Raman Janand. "I discorsi
sul denaro sono sempre stati considerati un argomento tabù; quando
però si parla di soldi attraverso i giochi, ci si possono anche concedere
anche errori, visto che non vi saranno ripercussioni negative per il contribuente".
Nei negozi non si possono trovare giochi prodotti dalla Commissione,
sugli scaffali però ci sono giochi prodotti da altre società.
In Francia ad esempio c,è "Euro Go!" un gioco che permette
di simulare il passaggio alla valuta Euro. Su un tabellone in cartone è
stato disegnato un supermercato: I giocatori hanno a disposizione diverse
monete, di colore differente, e il tasso di conversione in Euro è
stabilito da una tabella, lo scopo del gioco è effettuare transazioni
con gli altri concorrenti, gestire il budget fino ad acquistare l'intero
supermercato.
Commissionato da una associazione di consumatori alla società
di edizioni francesi Ediconsum, le carte e le pedine sono però fabbricate
da un'altra società. Fino al 1999 sono stati venduti oltre 13000
esemplari acquistati da associazione di carattere previdenziale. Il design
è stato messo a punto con l,aiuto di economisti.
Ediconsum pensa a "Europa for all una nuova edizione semplificata
del gioco richiesta e finalizzata alle associazioni di portatori di handicap,
molti gli sponsor, tra cui lo stesso governo francese. Divertente, dura
tra i 20-30 minuti.
Sarà stampato in 11 lingue europee, distribuito prima alle associazioni
poi in tutta Europa, anche se si prevede che l'interesse per il gioco diminuirà
dopo l'entrata in vigore dell'Euro.
"Euromind" è invece un altro gioco di società
reperibile in Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda; i concorrenti devono
rispondere a domande varie sui paesi europei, si può pasare da una
tappa all'altra pagando in Euro. Un modo per imparare a contare, pagare,
gestire un budget in Euro. Prodotto da una piccola impresa francese, Jean
Michael Tetigen, il realizzatore del progetto, è fiero del risultato
ottenuto senza aver ottenuto fondi dall'Unione Europea.
Quest"anno inoltre verrà sformata una nuova edizione: "Euromind
junior", con domande ideate per alunni oltre i sette anni. Un concorsi
su "Euromind" aperto a tutte le scuole europee è il sogno
di Tetigen
Il gioco è disponibile in 6 lingue, tra cui l'inglese per interesse
di un grossista britannico, anche se la Gran Bretagna per ora ha detto no
all'Euro.
30 novembre 2000
Le Province italiane contro
le
decisioni europee sul vino
transgenico
Su proposta del presidente del Dipartimento Europa dell'UPI, il fiorentino
Alessandro Corsinovi, le Province italiane fanno sentire la loro voce nei
confronti delle gravi decisioni adottate dal Parlamento europeo: tra pochi
giorni infatti il consiglio dei ministri della Comunità si prepara
ad aprire la porta alla produzione di vino transgenico.
Il Dipartimento Europa dell'UPI è composto da trenta amministratori
provinciali in rappresentanza delle varie province italiane.
Ne fanno parte nove presidenti di provincia, vari assessori e consiglieri
provinciali delle diverse forze politiche.
Nell'ultima riunione svoltasi a Roma nella scorsa settimana l'organismo
presieduto dal consigliere del CCD della provincia di Firenze Corsinovi
ha approvato all'unanimità un importante documento che è stato
immediatamente trasmesso ai ministri delle politiche comunitarie e dell'agricoltura.
Documento approvato
Il Dipartimento Europa dell'UPI ritiene che la decisione del Parla-mento
europeo di dare il via alla sperimentazione degli Ogm (or-ganismi geneticamente
modificati) nella coltivazione della vite e nella produzione del vino ha
creato inquietudine tra le popolazioni di molte realtà provinciali
del nostro paese e nei viticoltori.
Il provedimento di modifica della Direttiva 68/193/eee sulla commercializzazione
dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite (in pratica le viti
transgeniche) è già iscritto all'ordine del giorno del consiglio
dei ministri dell'agricoltura Ue.
Poiché il Parlamento europeo si è già espresso
a favore (427 favorevoli e 83 contrari) la direttiva potrebbe passare. Quella
del Parlamento europeo è una decisione che potrà avere risvolti
gravissimi se soprattutto, in base alle norme generali già oggi in
vigore, le procedure per concedere licenze di colture Ogm (in fase di revisione
da parte del Consiglio dei ministri dell'Ue) venissero varate.
L'Unione delle Province d'Italia riconferma la necessità che
si realizzi una alleanza tra i paesi interessati per cercare di sospendere
l'approvazione del provvedimento al Consiglio dei ministri europei e, se
questo non fosse possibile, invita il Governo italiano ad adottare immediate
iniziative per non recepire la direttiva comunitaria e impugnarla di fronte
alla Corte di Giustizia.
Presentando ed illustrando il documento al Dipartimento Europa dell'UPI
da lui presieduto, Corsinovi ha detto che la manipolazione genetica e l'introduzione
di uve e di vino transgenico determinerebbero una omogeneizzazione delle
produzioni con conseguente appiattimento e unificazione dei sapori e del
gusto senza creare alcun tipo di vantaggio né per i consumatori né
per i produttori.
Si profila la possibilità di creazione di veri e propri vini
sintetici e c'è comunque il rischio che, modificando la natura intrinseca
delle coltivazioni, vengano alterati la tipicità e le caratteristiche
organolettiche di ciascun vino. Da alcuni anni ormai una grande parte delle
derrate prodotte per il mercato e utilizzate dalle industrie alimentari
vengono fabbricate con il ricorso alle ibridazioni ed anche alla manipolazione
genetica. Dopo il mais, la soia, il tabacco, adesso tocca all'uva: l'ingegneria
genetica consentirà di intervenire sul Dna della pianta della vite
modificandolo per ottenere una nuova varietà di vite.
Corsinovi sostiene che non si tratta di esprimere una condanna generalizzata
e incondizionata all'ingresso degli Ogm in agricoltura e che non si devono
creare inutili allarmismi destinati a tramutarsi in battaglie forse già
perse in partenza, ma il caso dell'introduzione degli Ogm nel mondo della
viticoltura deve però essere trattato con grande attenzione. Si potranno
ottenere nuove varietà di piante della vite immuni da determinate
patologie ma dietro apparenti motivazioni che puntano a "giustificare"
questo tipo di decisioni, c'è la concreta possibilità che
gruppi economici e società multinazionali utilizzino l'ingegneria
genetica nel settore vitivinicolo per ben altri obbiettivi. Con la manipolazione
genetica verrebbe di fatto "saltato" il ruolo dell'ambiente e
le caratteristiche tipiche dei territori dove per secoli si sono prodotti
i vitigni. Si potranno avere vini caldi, zuccherini e concentrati anche
in Groenlandia, e anche vini fini ed eterei all'equatore.
Siamo consapevoli che la ricerca scientifica non si può fermare,
prosegue Corsinovi, ma l'obbiettivo delle biotecnologie in questo settore
dell'agricoltura dovrebbe essere quello di difendere le viti da gravi patologie
come la peronospora e la filossera e di caratterizzare le nostre varietà
di viti salvaguardando il binomio vitigno-territorio. Con le manipolazioni
genetiche dell'uva potremmo avviarci verso la distruzione di millenni di
storia dell'agricoltura e tutto questo senza adeguate né tantomeno
giustificate motivazioni. Il vino è anche tradizione, cultura, ambiente
ed è qualcoa che in molte delle nostre province e regioni si lega
fortemente alla promozione dell'immagine di vasta parte del territorio italiano.
E' pertanto necessario salvaguardare la salubrità e la localizzazione
tipica dei vini delle nostre province. Corsinovi aggiunge anche che il settore
vitivinicolo è un comparto produttivo importante per molte province
e non possiamo consentire che i nostri vini siano messi in difficoltà
dall'invasione di prodotti geneticamente manipolati, standardizzati e di
qualità discutibile. Da tempo le forze economico-produttive, i Comuni,
le Province e le Regioni hanno puntato sulla zonizzazione dei territori,
sulla selezione dei vitigni zona per zona con l'espresso scopo di valorizzare
le produzioni del territorio e le denominazioni di origine controllate.
Corsinovi conclude affermando che è necessario contrastare gli
intenti favorevoli alla manipolazione genetica della vite anche perché
questa sarebbe un'impostazione che capovolge gli obbiettivi di sviluppo
economico contenuti nei piani provinciali di sviluppo delle varie amministrazioni
provinciali più direttamente interessate alle attività della
viticoltura di qualità.
INSERTO DEL SETTIMANALE L'ATTENZIONE
n. 1392/2-12-00
A Nizza un'altra tappa fondamentale
L'Italia si presenterà con una posizione unitaria alla conferenza
intergovernativa di Nizza che deciderà sulle riforme dell'Unione
europea.
Dopo settimane di polemiche e tensioni, maggioranza e opposizione hanno
raggiunto un accordo sulla mozione che racchiude le posizioni dell'Italia
in vista del vertice del prossimo 6 dicembre.
Il documento è stato votato da 501 deputati, dodici i voti contrari,
quattro gli astenuti.
L'accordo è stato raggiunto dopo un incontro fra i due incaricati
di maggioranza e opposizione, Luigi Berlinguer e Marco Follini: che un'intesa
fosse vicina lo si era capito sin dalla fine del discorso del presidente
del Consiglio sul tema.
I termini dell'accordo
Al termine dell'incontro con Follini, Berlinguer ha spiegato che la
Casa delle Libertà ha accettato la formula con cui approvava la mozione,
riferita però alle sole "dichiarazioni del presidente del Consiglio":
l'opposizione ha detto sì all'inserimento nella mozione di un riferimento
alla Carta dei diritti.
Come controparte ha ottenuto l'inserimento di un principio caro anche
alla Lega, quello che nella procedura di creazione della Costituzione europea
ci sia anche una partecipazione ampia degli Stati membri e un coinvolgimento
dei loro cittadini.
Al termine dell'intervento di Giuliano Amato, sia Beppe Pisanu - capogruppo
di Forza Italia alla Camera - sia Giancarlo Pagliarini - presidente dei
deputati della Lega nord - si erano detto soddisfatti del contenuto del
discorso e avevano preannunciato la possibilità di un atteggiamento
unitario.
L'intervento di Amato
Nel suo discorso Amato ha chiesto al Parlamento un mandato per negoziare
ad alto livello, garantendo il totale impegno dell'Italia per consentire
l'allargamento dell'Unione - previsto per il 2003 - e l'approvazione di
una carta fondamentale del-l'Europa, con valore legale.
In questo senso, ha spiegato Amato, è fondamentale che a dicembre
si dia il via libera alla Carta dei diritti: un documento che contiene sicuramente
principi "più avanzati" rispetto a quelli sui quali si
basa la 'Convenzione del '50', sia per quanto riguarda le libertà
che i diritti .
"Tutto questo - ha spiegato il presidente del Consiglio - significa
che l'Europa non accetta l'intolleranza razziale e la xenofobia, e neanche
il razzismo". "L'accettazione del diverso deve essere scontata",
ha sottolineato Amato, fermo restando che questa non può essere subita
passivamente ma in una ottica di "integrazione" e di garanzie
dei diritti di tutti.
Sul tema delle riforme, uno dei più controversi tra quelli in
agenda, Amato ha spiegato che l'Italia è disponibile a far passare
la maggioranza qualificata su tutti i temi.
Il presidente ha concluso il suo intervento chiedendo un mandato per
consentire all'esecutivo di lavorare per soluzioni di alto profilo: su questa
richiesta ha ricevuto l'applauso anche dai banchi dell'opposizione.
Dal Parlamento europeo
Da parte sua il Parlamento europeo aveva già approvato le linee
fondamentali della Carta dei Diritti con 410 voti favorevoli, 93 contrari
e 27 astensioni.
L'Assemblea aveva chiesto chel'approvazione definitiva avvenisse proprio
al summit di Nizza.
Il Parlamento aveva definito, in una risoluzione del 16 marzo 2000,
i criteri essenziali cui doveva rispondere il testo della Convenzione per
poter essere accolto dall'Assemblea.
Essi facevano riferimento all'inserimento della Carta nel trattato dell'Unione,
così da accordarle valore giuridicamente vincolante; al riconoscimento
del libero accesso per tutti i cittadini alla Corte di giustizia europea;
all'uso della procedura di codecisione per qualsiasi intervento a livello
di diritti fondamentali; all'estensione dei diritti a tutte le Istituzioni
ed a tutti gli organi dell'Unione ed a tutte le politiche della Comunità
ed, infine, al riconoscimento di una serie di diritti nuovi nei confronti,
per esempio, delle tecnologie dell'informazione, delle biotecnologie, della
parità delle donne e della tutela dell'ambiente.
Secondo la risoluzione, la Carta doveva essere composta da tre capitoli:
i diritti dell'uomo, con applicazione universale; i diritti fondamentali,
riconosciuti in tutta l'Unione ed i diritti dei cittadini, collegati con
la cittadinanza europea. Parallelamente, in tutti questi tre settori, dovevano
essere previsti diritti personali, diritti politici e diritti socio-economici.
I diritti sono raggruppati in sei capitoli, che fanno riferimento alla
dignità, alla libertà, all'uguaglianza, alla solidarietà,
alla cittadinanza ed alla giustizia. Un ultima parte, contiene disposizioni
generali relative al campo di applicazione della Carta, alla portata dei
diritti garantiti ed al livello di protezione.
Fra i diritti riconosciuti compaiono l'inviolabilità della dignità
dell'uomo, del diritto alla vita e dell'integrità della persona così
come il divieto della tortura e dello schiavismo. Il capitolo libertà
comprende, fra l'altro, il diritto alla vita privata e familiare, la protezione
dei dati personali, il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, il
diritto di informazione, il diritto all'educazione, al lavoro ed all'impresa,
oltre ai più tradizionali diritti di libertà, coscienza, pensiero,
associazione, ecc.
Infine, il capitolo giustizia consacra a livello comunitario i diritti
ad un ricorso effettivo ed all'accesso a tribunali imparziali, la presunzione
di innocenza, il diritto alla difesa, il principio di uguaglianza e proporzionalità
dei delitti e delle pene ed il diritto a non essere giudicato o condannato
due volte per lo stesso reato.
Unione europea: le previsioni
economiche per il triennio 2000/2002
La situazione economica odierna è la migliore che si sia mai
registrata negli ultimi dieci anni, grazie sia alla solidità dei
fondamentali interni dell'UE, sia al contributo di una domanda esterna in
crescita.
Lo dichiara il Commissario europeo Solbes presentando le previsioni
per il periodo 2000/2002.
Si prevede che il tasso medio di crescita del PIL nell'UE continuerà
ad attestarsi intorno al 3 %. Il rallentamento rispetto all'elevato tasso
di espansione del 3,4 % stimato per il 2000 è dovuto principalmente
alla brusca impennata dei prezzi del petrolio; questo fattore spiega anche
perché il tasso d'inflazione medio nell'area dell'euro supererà
la soglia del 2% nell'anno in corso e in quello successivo. La debolezza
dell'euro accentua l'inflazione importata, ma l'inflazione di fondo rimane
moderata. Grazie alla perdurante creazione di nuovi posti di lavoro e alla
riduzione della pressione fiscale si verifica una netta crescita del reddito
disponibile.
La situazione delle finanze pubbliche continua a migliorare, ma lo sforzo
di risanamento strutturale si sta esaurendo in quanto i dividendi della
crescita vengono parzialmente destinati alla riduzione della pressione fiscale.
L'elevato avanzo delle amministrazioni pubbliche che verrà presumibilmente
realizzato nel 2000 è dovuto in gran parte ai proventi delle aste
delle licenze UMTS.
Un prezzo del petrolio superiore alle attese
L'aumento del prezzo del petrolio al di là delle aspettative
costituisce lo sviluppo più rilevante dopo la pubblicazione delle
previsioni economiche di primavera della Commissione nell'aprile 2000. Si
prevede che il prezzo del petrolio rimarrà relativamente elevato;
un moderato calo dovrebbe delinearsi entro la metà del prossimo anno.
Si ipotizza un prezzo medio del petrolio per il 2000 di 29 USD, contro 17,8
USD l'anno scorso; nel 2001 il prezzo medio potrebbe risultare di 30 USD,
prima di scendere a circa 27 USD nel 2002.
Le conseguenze saranno probabilmente assai meno drammatiche di quelle
degli shock petroliferi degli anni Settanta, per tre ragioni principali:
i) in termini reali, il prezzo di un barile di petrolio, benché abbia
superato il suo valore medio a lungo termine, è tuttora inferiore
del 50% circa ai picchi registrati all'inizio degli anni Ottanta; ii) i
progressi realizzati nel campo del risparmio di energia hanno ridotto la
dipendenza relativa della produzione dal petrolio; iii) il quadro macroeconomico
è oggi chiaramente orientato alla stabilità e le aspettative
inflazionistiche sono moderate.
La Commissione stima che l'aumento dei prezzi del petrolio limerà
tre decimi di punto percentuale dal tasso di crescita dell'UE per il prossimo
anno, ma il suo impatto sull'inflazione è più sensibile.
Il petrolio ha aggiunto circa sette decimi di punto percentuale all'inflazione
dell'anno in corso, ma nel 2001 esso dovrebbe determinare un incremento
di soli quattro decimi di punto percentuale dell'inflazione misurata in
termini di IAPC (indice armonizzato dei prezzi al consumo).
Anche a livello mondiale si avvertono gli effetti dell'aumento del prezzo
del petrolio, ma quel che più pesa sulle cifre è il previsto
atterraggio morbido dell'economia USA da un tasso di crescita del 5,1% nel
2000 al 3,3% nel 2001. Si stima che il PIL mondiale in termini reali registrerà
quest'anno una forte crescita del 4,4%; le previsioni indicano che nei prossimi
due anni esso potrebbe espandersi al tasso più moderato del 4 % circa.
L'espansione mondiale è accompagnata da un vivace commercio internazionale
(che ha segnato nel 2000 un incremento del 10,8%, che dovrebbe ridursi all'8,1%
nel 2002). Al livello mondiale, l'effetto più visibile dell'aumento
del prezzo del petrolio è l'accumulazione di un ampio avanzo delle
partite correnti da parte dei paesi esportatori di petrolio. Dato l'avverso
andamento delle ragioni di scambio, il saldo delle partite correnti dell'UE
è diventato negativo nel corso del 2000 (-0,3 % del PIL) e questo
passivo dovrebbe, secondo le proiezioni, crescere leggermente l'anno prossimo.
La crescita dell'economia UE ha toccato il picco
nel secondo trimestre 2000
Il tasso di crescita annuo della produzione industriale nell'Unione
europea è salito sino a raggiungere il 7,3% nel maggio 2000, prima
di ridiscendere a valori dell'ordine del 4-5%. La fiducia dei consumatori,
quale risulta dai sondaggi d'opinione, è diminuita bruscamente in
settembre, ma non è scesa ulteriormente in ottobre. Anche se la fiducia
in generale rimane vicina ai massimi storici, questi indicatori suggeriscono
che la crescita dell'economia nell'UE ha probabilmente raggiunto il punto
culminante nel secondo trimestre 2000 e che si prospetta un rallentamento,
con l'economia che comincia a risentire del peso della bolletta petrolifera.
Il tasso di crescita medio del PIL nell'UE per il 2000 è stimato
al 3,4% (3,5% nell'area dell'euro). Si tratta del tasso di crescita più
elevato dal 1989. La Germania e l'Italia, dopo aver registrato nel 1999
risultati deludenti, stanno recuperando terreno, ma nell'UE permane una
certa dispersione dei tassi di crescita. Si prevede che registreranno una
crescita elevata specialmente gli Stati membri più piccoli. Il Portogallo,
dove l'espansione del prodotto sta rallentando per attestarsi su livelli
più sostenibili, costituisce un'eccezione. Per quanto riguarda gli
Stati membri più grandi, l'attività in Francia stava già
decelerando nel primo semestre 2000 e la crescita per quest'anno non sarà
così forte come si prevedeva in precedenza. I tassi di crescita per
quest'anno sono stati rivisti al ribasso rispetto alle previsioni di primavera
della Commissione anche per il Portogallo, la Finlandia (in minor misura)
e il Regno Unito.
L'espansione si fonda largamente su una robusta domanda interna, al
cui rafforzamento ha contribuito la stabilità dei tassi d'interesse
a lungo termine. Inoltre, la crescita su scala mondiale ha provocato una
forte domanda di esportazioni. Secondo le stime le esportazioni dell'UE
sono aumentate quest'anno, in termini di volume, del 10,3% in media (rispetto
al 4,5% nel 1999). Le esportazioni potranno quindi più che compensare
il lieve rallentamento che si registrerà probabilmente per i consumi
privati (al 2,8%) e gli investimenti (al 5,3%).
Le prospettive di crescita rimangono buone
Anche se si prevede un rallentamento del tasso di crescita medio nell'UE
al 3,1% (3,2% nell'area dell'euro) nel 2001 e al 3% nel 2002, le prospettive
rimangono assai positive.
Esse sono determinate principalmente da quattro fattori: i) l'aumento
dei prezzi del petrolio e il deprezzamento dell'euro hanno fatto accelerare
l'inflazione, che pesa sul reddito reale delle famiglie e sui costi di produzione
delle imprese; ii) d'altra parte, le riduzioni delle imposte e il perdurante
forte tasso di creazione di nuovi posti di lavoro contribuiscono a mantenere
un andamento relativamente robusto del reddito disponibile aggregato, che
continua a sostenere i consumi privati; iii) la spinta che gli esportatori
dell'UE hanno ricevuto dalla forte domanda mondiale e dalla debolezza dell'euro
nel 2000 si esaurirà nell'arco del periodo di riferimento delle previsioni,
ma la domanda mondiale continuerà ad essere forte; iv) l'aumento
dei tassi d'interesse a breve termine cui si è assistito si rifletterà,
con un certo ritardo, sull'attività economica, ma in una prospettiva
storica i tassi d'interesse a lungo termine rimangono bassi.
Le basi della ripresa rimangono larghe. Si prevede che i consumi privati
aumenteranno del 2% all'anno nei prossimi due anni. Per l'area dell'euro
si tratta persino di un'accelerazione rispetto al 2000. La crescita degli
investimenti in attrezzature sta leggermente rallentando verso tassi annui
del 6-7% nel 2001-2002 dal 6,6% di quest'anno (7,5% nell'area dell'euro),
per influsso di una domanda finale meno dinamica, cui si aggiungono condizioni
finanziarie più restrittive e costi più alti. Per gli investimenti
in costruzioni si prevede un aumento del 3% all'anno nei prossimi due anni.
Confluiscono nel valore aggregato per l'UE una ripresa marginale in Ger-mania
e un netto rallentamento in qualcuna delle altre principali economie.
La maggior parte degli Stati membri registra la medesima tendenza ad
un moderato rallentamento, ma continua a realizzare tassi di crescita prossimi
o superiori al 3%. Solo per la Grecia si prevede un'accelerazione dell'attività
(al 4,8% nel 2002) in quanto questo paese beneficerà dei frutti dell'adesione
all'area della moneta unica e gode anche di una forte ascesa degli investimenti
connessa alla preparazione delle Olimpiadi del 2004. Al contrario, ci si
attende che la Danimarca non riuscirà a realizzare tassi di crescita
superiori al 2,5%, poiché gli effetti della stretta di bilancio continueranno
a pesare sui consumi privati. In Portogallo, la decelerazione rispetto agli
elevati tassi di crescita del recente passato è dovuta al rallentamento
della crescita della domanda interna.
Un numero elevato di nuovi posti di lavoro
Nel 2000 verranno creati nell'UE circa 2,6 milioni di posti di lavoro,
con una crescita dell'occupazione che, secondo le previsioni, dovrebbe accelerare
per raggiungere il tasso dell'1,6%. Si tratta del risultato migliore dal
1990. Ci si attende che la creazione di occupazione continuerà ad
essere sostenuta (il 1,2% nel 2002 per l'UE nel suo complesso), ma con una
tendenza al rallentamento. Per il prossimo anno, questo si spiega con la
decelerazione dell'attività e il manifestarsi di una scarsità
di lavoratori qualificati in alcuni paesi, specialmente laddove il tasso
di disoccupazione è già sceso a livelli molto bassi, il che
impedirà alle imprese di creare nuovi posti di lavoro nonostante
le favorevoli prospettive della domanda.
Secondo le proiezioni, il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere
dall'8,4% di quest'anno al 7,3% nel 2002. Il numero di disoccupati nell'UE
(sulla base delle statistiche nazionali) sarà allora sceso a 13,3
milioni dai 16,4 milioni del 1999. Sei Stati membri dovrebbero registrare
tassi di disoccupazione inferiori al 5% nel 2002. Una dinamica salariale
moderata, nonostante l'aumento dei prezzi del petrolio.
Ci si attende che il reddito nominale pro capite da lavoro dipendente
crescerà nel 2000 del 2,8% circa, solo poco più dei prezzi
al consumo. Per il 2001 e il 2002, è pronosticata una crescita delle
retribuzioni nominali leggermente più rapida, rispettivamente del
3,2% e del 3,3%, a seguito dell'imprevisto aumento dell'inflazione nell'anno
in corso, in un contesto di maggiore tensione dei mercati del lavoro. Tuttavia
l'aumento del costo del lavoro per unità di prodotto rimarrà
moderato.
Questo andamento nell'insieme favorevole si fonda sul presupposto che
la contrattazione salariale continuerà ad essere orientata all'obiettivo
della stabilità dei prezzi. Inoltre, i governi di diversi Stati membri
hanno ridotto la pressione fiscale sui redditi da lavoro, il che favorirà
la creazione di occupazione e potrebbe contribuire a moderare le rivendicazioni
salariali.
In alcuni Stati membri, che hanno beneficiato di parecchi anni di forte
crescita e nei quali la situazione del mercato del lavoro sta diventando
più tesa, gli aumenti salariali potrebbero essere più elevati
della media comunitaria. Questo vale in particolare per la Grecia, l'Irlanda,
i Paesi Bassi e il Portogallo.
L'inflazione di fondo rimane stabile
Mentre nel 1999 il tasso annuo di crescita dell'indice armonizzato dei
prezzi al consumo (IAPC) è stato solo dell'1,1% per l'area dell'euro,
si stima che quest'anno esso raggiungerà il 2,3%. La forte crescita
dei prezzi all'importazione, sospinta dai prezzi del petrolio e dal deprezzamento
dell'euro, è la causa principale di questo fenomeno. L'inflazione
sottostante derivante da fattori interni è molto più bassa.
Per il prossimo anno, secondo le previsioni, l'inflazione in termini
di IAPC dovrebbe fermarsi al 2,2% nell'area dell'euro per ritornare a livelli
inferiori al 2% nel 2002. Si prevede che gli effetti indiretti, di secondo
impatto, dell'aumento del prezzo del petrolio rimarranno limitati. La moderazione
salariale dovrebbe persistere. I miglioramenti della produttività
comprimono l'ascesa del costo del lavoro per unità di prodotto. Inoltre,
la pressione della concorrenza nei mercati del prodotto limita il trasferimento
dei più elevati prezzi all'importazione.
I tassi d'inflazione in termini di IAPC nei paesi più grandi
dell'UE dovrebbero, secondo le proiezioni, ravvicinarsi ancor più
nell'arco del periodo di riferimento. Tuttavia, in alcuni degli Stati membri
più piccoli, in particolare in Irlanda e nei Paesi Bassi, nel 2001
i tassi d'inflazione (anche per effetto dell'inasprimento delle imposte
indirette) rimarranno significativamente più elevati della media
comunitaria. Tuttavia in questi paesi l'inflazione dovrebbe scendere in
modo più pronunciato della media comunitaria e, quindi, i differenziali
di inflazione nell'area dell'euro dovrebbero restringersi da 3,4 punti percentuali
nel 2000 ad 1,6 punti percentuali nel 2002.
Il saldo delle Amministrazioni pubbliche
Il saldo delle amministrazioni pubbliche è passato da un disavanzo
dello 0,7% del PIL nel 1999 a un avanzo del 1,2% nel 2000 (da -1,3% a +0,3%
del PIL nell'area dell'euro). L'anno prossimo l'avanzo delle amministrazioni
pubbliche dovrebbe scendere allo 0,2% del PIL per l'insieme dell'UE (e convertirsi
di nuovo in un disavanzo dello 0,5% del PIL nell'area dell'euro). I risultati
positivi del 2000 e del 2001 sono dovuti in gran parte agli introiti delle
aste per le licenze UMTS, particolarmente elevati per l'anno in corso. Tuttavia,
anche senza queste entrate una tantum, la situazione delle finanze pubbliche
apparirebbe significativamente migliore quest'anno che l'anno precedente;
per il 2001 il miglioramento sarebbe invece solo marginale. Tuttavia al
miglioramento dei saldi effettivi non corrisponde un andamento analogamente
favorevole dei saldi di bilancio sottostanti. Nell'ipotesi di politiche
invariate, le previsioni per il 2002 danno un avanzo dello 0,3% per l'UE
e un disavanzo dello 0,3% del PIL per l'area dell'euro.
Gli Stati membri si stanno avvicinando all'obiettivo di saldi di bilancio
prossimi al pareggio del patto di stabilità e crescita, ma vi sono
differenze da paese a paese. Nel 2001 solo cinque Stati membri registreranno
un disavanzo: di meno del 1% del PIL per la Grecia e l'Austria, di un valore
compreso fra l'1 e il 1,5% del PIL per la Germania, la Francia (escluse
le entrate derivanti dalle aste UMTS per quell'anno), l'Italia e il Portogallo.
Rischi ed incertezze: effetti mediati
dell'aumento del prezzo del petrolio
Un fattore chiave per l'assetto e lo sviluppo dell'economia dell'UE
è l'impatto dell'impennata dei prezzi del petrolio. Molto dipenderà
da quanto durerà il periodo di prezzi alti e dalla portata, rispetto
alle previsioni, degli effetti di secondo impatto. Una piena compensazione
attraverso l'aumento dei salari e dei prezzi delle merci rischia di innescare
una spirale inflazionistica alla quale la BCE dovrà inevitabilmente
reagire, con un conseguente effetto di compressione dell'attività.
In alcuni Stati membri la riduzione delle imposte e dei contributi sociali
potrebbe moderare le rivendicazioni salariali e contenere il costo del lavoro.
Tuttavia, laddove stanno emergendo vincoli di capacità e deficienze
dell'offerta di lavoro, queste misure fiscali potrebbero non riuscire a
contenere le pressioni salariali e creerebbero anzi condizioni propizie
ad un surriscaldamento.
Un altro rischio è dato dagli squilibri delle partite correnti
a livello mondiale, in particolare dal disavanzo degli USA, e dal fatto
che le relazioni dei tassi di cambio delle principali monete non sono in
linea con i fondamentali economici. Nel caso di un aggiustamento improvviso
e disordinato, potrebbe verificarsi una violenta inversione della direzione
dei flussi di capitale, con conseguenze drammatiche per la stabilità
dei mercati finanziari.
Infine, per il 2002 si prevede un tasso di crescita del PIL dell'UE
del 3% circa. Si potrebbe avere un risultato migliore se alcuni degli effetti
della "nuova economia" si diffondessero con maggiore forza e rapidità
di quanto ipotizzato nello scenario prudente sul quale poggiano le previsioni
d'autunno.
23 novembre 2000
La Conferenza euromediterranea
In preparazione della conferenza euro-mediterranea dei ministri degli
affari esteri di Marsiglia, il Parlamento ha adottato una risoluzione, a
seguito di un'interrogazione orale al Consiglio ed alla Commissione, sull'implementazione
del processo di Barcellona, relativo alla cooperazione euro-mediterranea,
che stabilisce un'area di libero scambio nel bacino mediterraneo.
Nel documento si invitano il Consiglio e la Commissione a negoziare
al più presto un mandato più flessibile, così da rendere
più rapide le negoziazioni. Inoltre, si sottolinea l'importanza di
mettere a disposizione fondi sufficienti per la politica euro-mediterranea
e di avviare una procedura di controllo dell'uso di tali finanziamenti,
specialmente per quanto concerne MEDA.
La risoluzione afferma la necessità di accordare diritti pieni
agli emigrati legali e di trovare una soluzione globale, in collaborazione
con i partner euro-mediterranei, al problema dei flussi migratori, sottolineando
anche l'esigenza di lottare fermamente contro il razzismo e la xenofobia.
Viene citato poi il problema del debito, invitando gli Stati membri a esaminare
le possibilità di convertirlo in fondi dedicati alla cooperazione
civile. Infine, si chiede al Consiglio ed alla Commissione di assumere l'iniziativa
per creare un coordinamento fra tutte le parti interessate ai programmi
di sostegno agli investimenti pubblici e privati nella regione mediterranea.
Fra gli emendamenti approvati, uno chiede di avviare il coordinamento
della politica agricola mediterranea mentre un altro sottolinea l'importanza
della clausola dei diritti umani negli accordi euro-mediteranei e invita
la Commissione a dar priorità ai progetti in questo campo.
Le Istituzioni europee dialogano
con i giovani
Su iniziativa del Parlamento europeo in collaborazione con la Commissione
europea e l'Università Bocconi ha avuto luogo sabato 18 novembre
in via Sarfatti 25 a Milano il primo evento interattivo dal titolo "L'Europa
che verrà, l'Europa che vorrei". Si tratta di un convegno che
è trasmesso in diretta via internet e di un Forum on line attivo
sino alla data del Consiglio Europeo di Nizza del 7 e 8 dicembre. Si rivolge
in particolare a studenti delle scuole medie superiori e a universitari.
"Il dialogo tra i giovani e le istituzioni europee" sottolinea
Gian Pietro Fontana-Rava, direttore della Rappresentanza a Milano della
Commissione europea "è di basilare importanza soprattutto in
vista della prossima Conferenza Intergovernativa a Nizza".
Numerose le personalità che sono intervenute. Per la parte istituzionale
("L'Europa che verrà") hanno parlato il Vicepresidente
del Parlamento europeo on. Guido Podestà, il Presidente della Commissione
Affari Costituzionali del Parlamento europeo on. Giorgio Napolitano, la
Commissaria europea per l'Istruzione e la Cultura Viviane Reding. I lavori
sono stati introdotti dal Rettore dell'Università Bocconi prof. Carlo
Secchi e le conclusioni tratte dal Commissario europeo alla Concorrenza
prof. Mario Monti.
Per la parte "spontanea" ("L'Europa che vorrei")
segnaliamo gli interventi di Diana Bianchedi, medaglia d'oro di fioretto
alle ultime Olimpiadi, di Stefania Dente, presidente di Médicins
sans Frontières, dell'attrice Ottavia Piccolo e di Gianluca Dettori
, giovane imprenditore di Vitaminic.
A questo confronto-dialogo che ha dibattuto sul significato che per
l'Europa di domani hanno parole chiave come conoscenza, libertà e
solidarietà, imprenditorialità, qualità, hanno assistito
alcune migliaia di giovani: alcuni in "diretta", altri via internet.
L'invito era aperto a tutti.
Rappresentanza a Milano della Commissione europea,
Corso Magenta 59 - 20123 Milano, tel.02-467.5141, fax 02-481.8543, sito
internet www.commissione-europea-mi.com, sito internet www.uni-bocconi.it.europa,
22 luglio 2000
Nuove regole sulla gestione dei fondi strutturali
Presentate dalla Commissione europea due nuove bozze di regolamento
contenenti l'una norme dettagliate in materia di gestione e controllo sulla
spesa dei fondi strutturali, l'altra alcuni chiarimenti sulle correzioni
necessarie qualora uno Stato membro commetta un errore nell'uso dei finanziamenti
di sua competenza.
L'obiettivo dei provvedimenti in questione è quello di rendere
ciascun attore a livello regionale e locale consapevole delle proprie responsabilità
nell'ambito della gestione decentralizzata dei fondi comunitari.
Tra 18 mesi circolerà l'Euro: la Commissione
accelera i preparativi
La Commissione europea ha pubblicato per la prima volta un calendario
dettagliato delle tappe che porteranno all'esordio ufficiale dell'Euro previsto
per il primo gennaio 2002.
Alcuni studi comunitari di settore hanno rilevato che mentre la produzione
di monete in Euro ed i piani nazionali per la sostituzione del contante
procedono secondo i tempi previsti, le piccole imprese risultano essere
indietro nell'adeguamento e i cittadini ancora molto perplessi sui particolari
del passaggio alla nuova moneta.
L'Esecutivo comunitario ha perciò invitato gli Stati membri a
intensificare le campagne d'informazione congiunte al fine di preparare
i ritardatari per tempo.
Aiuti agli investimenti nelle regioni svantaggiate
dell'Italia
Importante placet dell'Esecutivo comunitario in materia di aiuti agli
investimenti previsti dalla legge 488: la Commissione ha approvato il regime
di aiuti in questione per il periodo 2000-2006, sottolineando che le domande
devono essere presentate prima che venga data esecuzione agli investimenti.
Il regime, consistente in 35.000 miliardi di lire, risulta conforme
alle discipline comunitarie applicabili a questo tipo di aiuti, e prevede
sovvenzioni per investimenti produttivi in cui siano coinvolte imprese:
a) ubicate nelle regioni che possono beneficiare degli aiuti regionali ex
art.87, § 3, lett. a e c del Trattato CE; e b) piccole e medie imprese
che si trovano nelle zone ammissibili ai benefici dei Fondi strutturali
ma non agli aiuti regionali.
L'equivalente sovvenzione netto (ESN), che rappresenta il vantaggio
finale che si presume l'impresa trarrà dall'aiuto una volta detratte
le imposte, è del 50% per la Calabria e del 35% per Basilicata, Campania,
Puglia, Sardegna e Sicilia.
La Commissione europea firma un protocollo
sulle mine anti-uomo
Un protocollo per l'intervento umanitario sul disinnesco delle mine
anti-uomo è stato firmato dal Centro di Ricerca dell'Esecutivo europeo
insieme con Belgio, Canada, Olanda, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti.
Il progetto ITEP (International Test and Evaluation Programme) consiste
nel creare una rete europea di centri di ricerca pubblici e privati che
sviluppino le tecnologie di disinnesco. L'ITEP riceverà anche il
sostegno economico delle Nazioni Unite.
Italia e Irlanda sotto accusa
La Commissione prosegue i procedimenti contro Italia e Irlanda per scarsa
cooperazione con Bruxelles in materia di informazione ambientale.
L'Esecutivo europeo ha inviato, infatti, un "parere motivato"
all'Irlanda e all'Italia perché questi Stati non le hanno comunicato
alcune informazioni richieste da Bruxelles in materia di ambiente. L'invio
rappresenta il secondo stadio del procedimento per violazione del trattato
CE (art.10) che segue la messa in mora per mancata cooperazione.
L'UE aveva fatto all'Italia le seguenti contestazioni:
1. Possibile scorretta applicazione della direttiva quadro sui rifiuti,
della direttiva sulle acque sotterranee e della direttiva sugli habitat
naturali in relazione ad una discarica di rifiuti solidi metallici in località
Samolaco (Sondrio, Lombardia) che, secondo la denuncia, provocherebbe l'inquinamento
da cromo del bacino idrico del Parco naturale "Pian di Spagna e Lago
di Mezzola", designata come area di protezione speciale (SPA) ai sensi
della direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici e che è
stata proposta come area protetta ai sensi della direttiva sugli habitat
naturali.
2. Possibile scorretta applicazione della direttiva quadro sui rifiuti,
della direttiva sugli habitat naturali e della direttiva sull'incenerimento
dei rifiuti urbani in relazione ad una denuncia rivolta contro l'inceneritore
di rifiuti dell'isola di Ventotene (Latina); secondo la denuncia l'impianto
inquinerebbe l'aria, il suolo e l'acqua.
3. Possibile scorretta applicazione della direttiva VIA in relazione
al progetto di discarica in località Spoltore (Pescara) che secondo
la denuncia non sarebbe stato oggetto di valutazione dell'impatto ambientale.
4. Possibile scorretta applicazione della direttiva quadro sui rifiuti,
delle direttive sull'incenerimento dei rifiuti urbani in relazione ad un
inceneritore di rifiuti urbani in località Rende (Cosenza) il quale,
secondo la denuncia, inquinerebbe l'aria, il suolo e le acque sotterranee
e provocherebbe danni alla salute umana.
È bene ricordare che tutti questi casi sollevano la più
vasta questione della misura in cui la gestione dei rifiuti in Italia ottemperi
alla normativa ambientale comunitaria.
Allargamento UE: protezione della salute
e dei consumatori
La commissione parlamentare "Ambiente, Salute pubblica e Protezione
dei Consumatori" ha sottolineato, in un'udienza pubblica dello scorso
11 luglio, che la salute e la protezione dei consumatori meritano un'attenzione
prioritaria nel processo d'allargamento agli Stati che hanno fatto richiesta
per l'adesione.
In tema di salute pubblica, infatti, il Parlamento europeo reclama un
maggior coinvolgimento di detti Paesi alle problematiche affrontate a livello
di Unione, anche in vista di un miglior recepimento dell'acquis communitaire.
Più in concreto, si teme in realtà il rischio di un vero
e proprio esodo di una schiera di medici e infermieri sottopagati verso
gli Stati membri, dove prendere d'assalto posti molto meglio retribuiti
e con condizioni di lavoro e prospettive di carriera di gran lunga migliori.
Ma il vero problema sembra essere costituito, per i Paesi cosiddetti
"CEEC" (Central and Eastern Countries), dallo sforzo (economico
e non) richiesto per l'adozione di una legislazione più attenta alla
salute e alla sicurezza.
Esempi come la Polonia, dove il personale infermieristico lavora anche
36 ore di seguito senza sosta con ovvie conseguenze per la salute
propria e per quella dei pazienti sono chiari indici di quanto sia
difficile cambiare i vari sistemi sanitari nazionali, strutture appesantite
dalla centralizzazione amministrativa e dalla verticalizzazione delle competenze.
Una rappresentante della commissione del Parlamento UE ha lamentato persino
un impoverimento dei fondi del programma comunitario PHARE destinati alla
salute pubblica, nonostante gli evidenti bisogni. Nessun imbarazzo da parte
di un parlamentare lituano, inoltre, nel denunciare un deplorevole binomio,
salute e povertà: sono molti infatti i paesi dell'est europeo a dover
ancora combattere con le conseguenze dei grandi cambiamenti di ordine sociale
ed economico che li hanno travolti, trasformandoli tuttavia spesso in spettatori
passivi ed inermi di fenomeni in crescita quali l'esclusione sociale, gli
anziani, le malattie trasmissibili, la violenza.
Candido, poi, il commento di Elias Mossialos della London School of
Economics sullo stato in cui versano detti sistemi sanitari nei paesi dell'Europa
centro-orientale: "un caos", in cui regna l'asservimento alla
corruzione come mezzo per ottenere dai medici "[] ciò che si
vuole".
Dal lato della protezione dei consumatori, le cose non sono molto migliori.
Ciò che è stato messo in rilievo all'interno della commissione,
sono le difficoltà in cui versano ancora alcuni Stati nello sviluppare
un sistema di protezione del consumatore: manca infatti una rete di scambio
d'informazioni e di supporto reciproco fra autorità nazionali e Organizzazioni
non Governative coinvolte. La protezione del consumatore nei paesi CEEC
dovrebbe puntare su settori quali quello alimentare, servizi finanziari,
servizi pubblici, istruzione. Soddisfatto a tal proposito il direttore generale
del Comitato dei consumatori dell'Estonia, Helle Arunit, che ha puntualizzato
come il processo di armonizzazione con il diritto comunitario è nel
suo paese a buon punto: l'acquis sarà applicato a breve. Mentre richieste
di intervento dell'Unione europea provengono da Breda Kutin, dell'Associazione
dei Consumatori della Slovenia, che teme un'inerzia dei governi dei Paesi
candidati nella promozione di associazioni di consumatori che possano avere
un ruolo effettivo nei processi decisionali.
15 luglio 2000
Strasburgo, italiani divisi sulla solidarietà ai disabili
Diversi eurodeputati italiani hanno votato contro, giovedì scorso
al parlamento europeo, alcuni paragrafi di una risoluzione che esprimeva
solidarietà ai giornalisti malmenati dalla polizia olandese allo
stadio di Rotterdam nella serata della finale di Euro 2000 e ai disabili
che, secondo la risoluzione, sono stati discriminati nella stessa occasione.
11 dei 22 deputati italiani presenti nell'aula di Strasburgo al momento
del voto (su 87 eletti!) hanno votato contro l'articolo 7 del progetto di
risoluzione, che esprimeva "solidarietà ai disabili discriminati
e ai giornalisti fermati nel corso di questo preoccupante episodio".
Polo e lista Bonino contrari, centrosinistra a favore.
L'articolo 7 è stato bocciato dall'aula con 139 no e 102 sì.
Contrari i tre deputati di Forza Italia presenti, Gawronski, Fiori e Podestà;
Gemelli del Ccd; Fatuzzo della lista pensionati; Dell'Alba, Della Vedova,
Cappato, Dupuis e Turco della lista Bonino più il verde Celli. A
favore Ds, Rifondazione Comunista, Democratici, Boselli dello Sdi e Cossutta
del Pdci. Astenuto Speroni, leghista.
Stesso schieramento dei deputati italiani sul paragrafo J della risoluzione,
anch'esso bocciato, che denunciava la violenze ai giornalisti e la violazione
del diritto di cronaca a Rotterdam, con la sola eccezione, secondo quanto
si ricava dalle liste del voto nominale, del sì del verde Celli.
Un voto compatto degli italiani avrebbe invertito il risultato del voto.
Deputati italiani divisi - nonostante tutti i partiti avessero assicurato
il loro appoggio prima del voto - anche sul punto I della risoluzione, che
denunciava il trattamento subito dai disabili italiani a Rotterdam, portati
a spalla a causa del blocco degli ascensori per motivi di sicurezza: ma
anche qui con eccezioni, il sì del forzista Podestà e l'astensione
di Gawronski e dei cinque della lista Bonino.
Al momento della pubblicazione delle liste di voto, la capogruppo Ds
a Strasburgo Pasqualina Napoletano si è detta "molto sorpresa".
Sempre secondo le liste nominali, nessun deputato di An e delle Ppi ha partecipato
allo scrutinio.
Il parlamento europeo ha approvato solo un paragrafo della proposta
di risoluzione sugli incidenti di Rotterdam (con votazione semplice, senza
appello nominale e quindi senza lista di voto), nel quale viene comunque
denunciata l'aggressione subita dai giornalisti italiani e si chiede al
governo olandese l'apertura di un'inchiesta ufficiale.
Tavola Rotonda 2000: aspetti socio-economici della "Governance"
europea
Bruxelles, Lunedì 17- Martedì 18 luglio 2000
Organizzata da: Centro Europeo per le Regioni (CER-IEAP), Unione Italiana
delle Camere di Comercio Industria Artigianato e Agricoltura (UNIONCAMERE)
e Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome
La Conferenza Intergovernativa é stata introdotta recentemente
con l'obiettivo di dare alla struttura europea e al processo d'integrazione
una nuova forma, per far fronte alle sfide che si propongono per i prossimi
anni con l'entrata di altri Paesi europei nell'Unione. Una nuova forma di
"governance europea" si renderà necessaria in termini di
ripianificazione dei compiti e delle funzioni dei governi territoriali nel
contesto europeo per favorire la coesione e la crescita in generale e soprattutto
a questi livelli.
A seguito delle Tavole Rotonde del 1998/1999 il Centro Europeo per le
Regioni (CER-IEAP), l'Istituto per la Pubblica Amministrazione di Maastricht
(IEAP) antenna di Barcellona, in cooperazione con Unioncamere e la Con-ferenza
dei Presidenti delle Regioni organizza, il 17-18 luglio 2000, una Tavola
Rotonda 2000 sugli "Aspetti socio-economici della governance europea
del territorio".
Le sessioni esamineranno l'essenza del problema, i maggiori fattori
economici in questo contesto e poi lo scenario istituzionale; queste le
tematiche previste: "Sviluppo economico locale e regionale nell'Unione
Europea", "Le Politiche Comunitarie ed il loro contributo/impatto
in vista dell'allargamento", "La nuova Governance ed il ruolo
delle istituzioni del territorio".
Rappresentanti e politici di autorità regionali e locali, i loro
funzionari, i loro rappresentanti regionali a Bruxelles, i membri del Comitato
delle Regioni e del Parlamento Europeo avranno la possibilità di
discutere approfonditamente e scambiare idee sui temi sopra menzionati.
Sede: Salle Europe, Comitato Economico e Sociale, Rue Ravenstein 2,
1000 Bruxelles
Informazioni: Marco Lopriore, Funzionario delegato UNIONCAMERE Sede
di Bruxelles, Telefono +32 2- 512 22 40; e-mail: marco.lopriore@unioncamere.be
Alexander Heichlinger, Capo progetto CER-IEAP Telefono +34 93 402 40
50; e-mail: a.heichlinger@eipa-ecr.com
Milano ancora senza depuratore: Italia deferita alla Corte di Giustizia
Deferimento alla Corte di Giustizia per Italia, Austria e Germania a
causa della mancata applicazione della Direttiva sul trattamento delle acque
di scarico urbane.
Questa la decisione della Commissione europea, che per la stessa ragione
ha anche inviato un parere motivato al Belgio.
Sotto accusa, per quanto riguarda l'Italia, l'assenza di un depuratore
per la città di Milano, le cui acque reflue vengono convogliate in
aree a rischio-polluzione ai sensi della stessa direttiva. In particolare,
si legge nel comunicato di Bruxelles, le acque del capoluogo lombardo avrebbero
dovuto essere sottoposte a trattamento fin dal dicembre 1998.
Dal Parlamento
Rassegna dei dibattiti e delle decisioni prese dal Parlamento europeo
in sessione plenaria il 4 e 5 luglio 2000
LIFE
L'iter legislativo che ha portato all'approvazione dello strumento finanziario
comunitario per l'ambiente si è quasi concluso. Con l'adozione della
relazione in terza lettura, il regolamento su LIFE potrà entrare
in vigore nel corso dell'estate, e già nel secondo semestre 2000
potranno essere sostenuti progetti nel quadro di LIFE III.
FERROVIE COMUNITARIE
C'è accordo tra Consiglio e Parlamento sulla necessità
di stabilire un mercato interno per il settore comunitario, ma divergenze
ancora esistono in merito alle modalità di realizzazione di tale
mercato, soprattutto sul calendario da seguire. La liberalizzazione della
rete ferroviaria dovrà avvenire gradualmente, e nelle sue prime fasi
riguarderà il trasporto internazionale di merci, mentre è
prevista per il 2010 la liberalizzazione del trasporto internazionale dei
passeggeri.
RICICLAGGIO DEI CAPITALI
Viene ampliato il campo d'azione della normativa anti-riciclaggio: gli
obblighi imposti dalla proposta già approvata sono stati estesi anche
ad operatori che non esercitano professioni di intermediazione o comunque
finanziarie.
La lista "nera" comprende dunque anche i commercianti di opere
d'arte, i venditori di articoli di lusso aventi un prezzo di vendita superiore
a 50.000 euro, le case d'asta e i funzionari doganali e tributari, nonché
notai e consulenti legali quando rappresentino clienti in operazioni commerciali.
ARMONIZZAZIONE DEI VISTI
Un nuovo regolamento, in sostituzione del 574/1999, stabilirà
l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono soggetti all'obbligo di visto
per l'attraversamento delle frontiere esterne dell'Unione europea e un elenco
di quelli per cui tale obbligo non sussiste.
Auspicata anche una semplificazione nelle modalità di rilascio
del visto.
PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI E I CD "PRINCIPI DI APPRODO SICURO"
Il Parlamento esprime il suo giudizio negativo sull'accordo raggiunto
dalla Commissione con gli Stati Uniti sul trasferimento dei dati personali,
e chiede all'Esecutivo comunitario di tornare al tavolo delle negoziazioni
e cambiare l'accordo in modo tale che sia riconosciuto almeno il diritto
individuale di appello ad un organismo indipendente laddove i principi della
protezione dei dati personali vengano violati.
Auspicata anche una normativa che obblighi le imprese a risarcire ogni
possibile danno. La normativa americana dei "Safe Harbors", osserva
inoltre il Parlamento, non è ancora pienamente attuata.
Verso il brevetto comunitario
La Commissione europea ha proposto la creazione di un unico brevetto
comunitario per dare agli inventori la possibilità di ottenere un
diritto esclusivo valido in tutta l'Unione Europea, consentendo altresì
di ridurre i costi di registrazione e di incentivare le innovazioni. Il
Commissario europeo per il mercato interno Frits Bolkestein ha così
commentato: "Spesso in passato la ricerca europea ha prodotto risultati
che poi altri hanno usato a fini commerciali. Dobbiamo cambiare questo stato
di cose: il brevetto comunitario consentirà di abbattere i costi
e garantirà un alto livello di protezione".
Con la procedura semplificata non sarà più necessario,
inoltre, tradurre la richiesta di registrazione nelle undici lingue ufficiali
dell'Unione, in quanto sarà sufficiente presentare la domanda in
inglese, francese e tedesco perché questa sia esaminata dagli uffici
competenti.
Vercelli: risicoltori in rivolta
Protesta dei risicoltori del vercellese contro l'Unione europea che
avrebbe deciso di abolire l'ammasso (cioè il diritto del prodotto
invenduto) e ridurre i terreni coltivati fino ad un massimo del 10%
Questo provvedimento - hanno fatto sapere gli organizzatori della manifestazione,
cioè Coldiretti, Confagricoltura ed Unione agricoltori - significherebbe
per il Piemonte una perdita di coltivazione per circa 15-20 mila ettari.
Il danno sarebbe evidente per un'area votata da secoli a questa produzione.
La questione, comunque, non riguarda solo il Piemonte ed il nostro Paese
ma anche altri membri dell'Unione europea interessati alla produzione del
riso.
8 luglio 2000
Il battesimo dell'Oeresund,
il ponte che unisce l'Europa

Tra Svezia e Danimarca, ormai, non c'è più solo mare.
Il ponte Oeresund adesso funziona. Sedici chilometri per collegare la
capitale danese Copenghen alla terza città svedese, Malmoe.
I primi viaggiatori d'eccezione -corona oblige- i regnanti dei due stati.
Da sabato sera primo luglio alle ventitrè, via libera per tutti quelli
che vorranno attraversare l'Europa in diagonale: in treno, a piedi, in macchina,
su un tragitto che si articola in un tunnel subacqueo, un'isola artificiale
e un ponte ingabbiato tra piloni e tiranti. Nel primo pomeriggio del 30
giugno, i due convogli reali si sono incontrati a metà strada dalle
due coste, a Peberholm, per una breve cerimonia ispirata alle tradizioni
locali.
Margrete di Danimarca e Carlo Gustavo XVI di Svezia, accompagnati dai
rispetti consorti, premier e delegazioni, hanno suggellato i simbolico aggancio
tra i due paesi.
Poi, di nuovo tutti in carrozza, a tagliare il nastro del nuovo confine
e presenziare al fantasmagorico gran finale.
Qualche informazione pratica: per percorrere Oeresund calcolate poco
più di quindici minuti e una spesa sui trenta euro, circa sessantamila
lire; per costruire l'opera, di lire ce ne sono volute circa cinquemila
miliardi; durata dei lavori: cinque anni.
Si parte da Kastrup, l'aeroporto di Copenaghen. Si arriva a Malmoe,
nella regione dell'Ascania. O viceversa.
Ma il ponte di Londra ... balla

Per un ponte che è l'orgoglio di due Paesi, un altro ponte che
è la disperazione della Gran Bretagna: il vento fa "ballare"
il ponte di Londra. I turisti vivono attimi di paura e la polizia decide
di farlo chiudere.
E' bastato un po' di vento per spegnere impietosamente la "lama
di luce" sul Tamigi: la polizia ha deciso di chiudere per qualche ora
il nuovissimo Millennium Bridge, futuristico ponte pedonale, a poche ore
dalla sua apertura al pubblico.
Il motivo? La grande opera di Lord Norman Foster ha cominciato a oscillare
sempre più decisamente nel vento: spaventando le centinaia di turisti
che la stavano attraversando. Paradossalmente, il Millennium Bridge è
costruito proprio per oscillare: perché è un ponte pedonale
sospeso, apprezzato dai fan di Lord Foster (autore anche del nuovo Reichstag
di Berlino e del nuovo aeroporto di Hong Kong) oltre che per la sua linea
elegante anche per la capacità di far sentire chi lo attraversa "dolcemente
cullato dal vento, come se fosse su una mongolfiera"(parole del Guardian).
Peccato però che l'impressione dei malcapitati "passeggeri"
del ponte-mongolfiera (costato 60 miliardi) sia stata più simile
al prosaico mal di mare.
Nel pomeriggio il ponte è stato riaperto, ma la polizia ha limitato
il numero dei passanti "per motivi di sicurezza".
Un pomeriggio insomma di lieve imbarazzo, l'ultimo di una serie provocata
dal non sempre impeccabile funzionamento dei "gioielli della tecnica"
inaugurati negli ultimi mesi a Londra.
Il Millennium Dome di Greenwich, futuristica costruzione nata come fiore
all'occhiello della "Nuova Gran Bretagna" è stato stroncato
da molti critici, e accoglie un numero di visitatori nettamente inferiore
alle previsioni (il bilancio è in rosso). La Ruota del Millennio,
grande ruota panoramica battezzata "l'occhio di Londra sul futuro",
è rimasta ferma per problemi tecnici proprio a San Silvestro. E migliaia
di londinesi continuano a considerarla, più che l'occhio della città,
un pugno nell'occhio che rovina la celebre vista sul Tamigi.
E ora anche il ponte - gioiello partorito da alcuni delle più
brillanti menti del Regno, da Foster allo scultore Sir Anthony Caro - pare
nascere sotto cattivi auspici.
Concorrenza: la Commissione su casi riguardanti
aziende italiane
Con tre diversi provvedimenti, la Commissione europea è intervenuta
su casi che riguardavano direttamente alcune imprese italiane. In data 29
giugno, l'Esecutivo comunitario ha infatti chiuso la procedura avviata nei
confronti della Saeco, azienda italiana produttrice di macchine per caffè,
dopo aver preso atto che quest'ultima ha attuato un nuovo sistema di garanzia
applicabile ai suoi prodotti che elimina i vincoli territoriali preesistenti.
Inoltre, il 30 giugno scorso, la Commissione europea ha assunto altre
due decisioni con le quali da un lato si dà il via libera alla partecipazione
dell'italiana ENI al 33% del capitale della portoghese GALP (l'azienda pubblica
del gas lusitana); dall'altro si autorizza il controllo congiunto di Stream,
il gestore privato di televisione a pagamento, da parte di Telecom Italia
e della News Corp Ltd.
Occupazione: quasi 9 milioni di posti lavoro
creati dal "terzo sistema"
Trecento fra cooperative, associazioni, aziende private e del settore
pubblico di tutta Europa si sono riunite il 29 e il 30 giugno scorsi al
Parlamento europeo per esplorare ulteriori modalità di sviluppo del
potenziale occupazionale del cosiddetto "terzo sistema", conosciuto
anche come "economia sociale". Alla conferenza, organizzata congiuntamente
da Parlamento europeo e Commissione, si è dibattuto dei risultati
ottenuti dall'azione pilota del terzo sistema, lanciata nel 1997, e via
via attuata dall'Esecutivo comunitario.
Particolare attenzione a temi quali il miglioramento dei servizi offerti
dall'economia sociale, i finanziamenti degli stessi e la creazione di partenariati
con altri operatori della scena economica. Sono le organizzazioni non-profit,
il key factor grazie al quale il "terzo sistema" genera impiego,
specialmente in nuovi settori, fornendo risposte adeguate ai bisogni in
continua evoluzione della società, bisogni non soddisfatti dall'economia
"tradizionale".
Il risultato è un felice mix di obiettivi insieme economici e
sociali, che garantiscono l'offerta di prodotti e servizi complementari
a quelli forniti normalmente da entrambi i settori pubblico e privato, e,
soprattutto, che rilanciano l'occupabilità dei non-impiegati e delle
categorie socialmente escluse.
Secondo uno studio presentato alla conferenza viene fuori che il terzo
sistema conta nell'Unione Europea ben 8.9 milioni di lavori full time, dei
quali 2.3 milioni ne contano le cooperative, 0.3 le mutue e ben 6.3 associazioni
e fondazioni.
Anna Diamantopoulou, Commissaria europea per l'Occupa-zione e gli Affari
sociali, ha sottolineato come, oltre a un crescendo nella richiesta di qualità
nei servizi offerti al di fuori dei mercati tradizionali e alle numerose
conseguenze dell'offerta di tali servizi, anche il rapporto lavoratore-datore
di lavoro stia cambiando, non prefigurandosi più come quello esistente
nelle tradizionali organizzazioni lavorative.


