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MEDICINA - Una nuova terapia per la cirrosi epatica e il tumore al fegato

Una nuova terapia per la cura della cirrosi epatica e del tumore al fegato utilizzata nell'Azienda ospedaliero universitaria di Pisa Una nuova terapia per la cura della cirrosi epatica e del tumore al fegato utilizzata nell'Azienda ospedaliero universitaria di Pisa

La cura utilizzata nell’unità operativa di medicina generale epato-digestiva e epatologia dell’Azienda ospedaliero universitaria di Pisa. I costi e i possibili risparmi. La necessità di centri ad alta specializzazione

AGIPRESS – PISA - Potrebbe essere la terapia giusta al momento giusto per la prevenzione e la cura della cirrosi epatica e del tumore del fegato. La terapia è utilizzata nell’unità operativa  universitaria  medicina generale 2 epato-digestiva e dell’unità operativa  epatologia dell’Azienda ospedaliero universitaria di Pisa. A dirigere la prima il professor Ferruccio Bonino, scienziato di fama mondiale perché scopritore dei virus epatitici maggiori, direttrice della seconda la dottoressa Maurizia Brunetto.

Costi ed effetti collaterali della cura
Grazie al progresso delle conoscenze di questi ultimi anni è oggi possibile un’individualizzazione della terapia antivirale nell’epatite cronica B e C (Chb e Chc) mediante la scelta di chi, quando e come curare in relazione alle caratteristiche del virus e dell’ospite. La cura più efficace, quella del paziente asintomatico con epatite cronica senza cirrosi, che permette la guarigione completa della malattia, implica però la proposta a soggetti asintomatici di una terapia molto costosa, con effetti collaterali importanti e con lo scopo di prevenire una evoluzione di malattia futura, molto probabile, ma non certa.

Trattamento solo in centri specializzati
Il trattamento precoce va perciò gestito presso centri e da esperti di elevata specializzazione che garantiscano l’appropriatezza terapeutica. I momenti decisionali più importanti  sono scanditi dalle tempistiche della cura: prima, durante e dopo il trattamento. Grazie agli studi e innovazioni introdotti dal Centro di Pisa negli ultimi anni è oggi possibile distinguere in modo semplice e poco costoso con un solo prelievo di sangue e la misura contemporanea del Dna dell’epatite virale i portatori di epatite  non attivi che non hanno bisogno di cura da quelli invece attivi che necessitano di una terapia antivirale. Inoltre utilizzando gli stessi indicatori per i pazienti con epatite cronica B e modelli bio-matematici per lo studio della dinamica delle cellule infette nei pazienti con epatite cronica C è possibile impostare strategie terapeutiche personalizzate molto più efficaci e meno costose.

I possibili risparmi per la spesa sanitaria
Studi di “cost-effectiveness” e “budget impact” pubblicati recentemente hanno dimostrato  che l’applicazione su scala nazionale dei modelli terapeutici del  Centro di Pisa, diretto da Maurizia Brunetto, determinerebbe una riduzione progressiva della spesa sanitaria per tale patologia di almeno 70 milioni di euro.

Cosa fare prima del trattamento 
Per personalizzare la cura bisogna analizzare prima di tutto l’eterogeneità dei fattori patogenetici che riguardano in particolare la genetica dell’ospite e del virus e le loro interazioni patogenetiche. La valutazione dello stadio della fibrosi aveva molto valore anni fa, quando assieme al grado di infiammazione costituiva lo strumento di valutazione dell’efficacia dei farmaci. Oggi, la quantificazione della carica virale ha sostituito lo “staging” e “grading” istologico ed è diventata il più importante parametro di valutazione di efficacia della terapia antivirale negli studi clinici di registrazione dei farmaci. La carica virale è infatti un’espressione della relazione patogenetica tra genetica virale e genetica dell’ospite e permette la valutazione diretta dell’azione terapeutica del farmaco che ha lo scopo di abbattere la replicazione virale.
Prima di intraprendere la cura occorre perciò valutare anche i co-fattori patogenetici che sono capaci di modificare significativamente sia la storia naturale di malattia che le risposta al trattamento. Scarseggiano, però gli approcci metodologici appropriati alla valutazione d’efficacia dell’analisi multifattoriale combinata dei diversi fattori e cofattori nella pratica clinica.

Cosa fare dopo il trattamento
Dopo la fine del trattamento i soggetti che mantengono la risposta senza recidiva con transaminasi normali per oltre un anno dalla fine del trattamento si possono considerare guariti. Va mantenuto un controllo periodico nel tempo dell’ecografia epatica più stringente in coloro che avevano già una cirrosi in quanto il rischio di sviluppo di un epatocarcinoma in tali pazienti e ridotto significativamente dalla guarigione dell’epatite cronica, ma non annullato.

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