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Le storie dal Pronto Soccorso n.6 - di Stefano Grifoni

Le storie dal Pronto Soccorso n.6 - di Stefano Grifoni Le storie dal Pronto Soccorso n.6 - di Stefano Grifoni

Il pappagallo innamorato.

AGIPRESS - Francesco entrò in pronto soccorso con il volto insanguinato e alcune ferite alle mani. In quella maschera di sangue le sopracciglia erano abbassate, gli occhi fissi, si vedevano i denti che le labbra avevano scoperto. Lui  respirava molto velocemente. Aveva la camicia strappata in più parti ed era molto agitato. Il medico lo fece accomodare su un lettino mentre l’infermiera  medicava il volto e le mani di Francesco, chiese  “Dove è caduto?”.

Francesco in uno stato di apparente tranquillità fulminò il dottore  con una sguardo e disse : “E’ stato un pappagallo ara giallo blu, sono quelli grossi che parlano e cantano. Ero in casa di una mia amica Gianna, attrice di teatro. Anche io faccio l’attore di teatro. Mentre insieme a Gianna stavamo ripetendo una parte mi sono accorto che il pappagallo aveva il corpo proteso in avanti con le ali aperte e piumaggio gonfio. Ad un certo punto mi ha aggredito e non sapevo come difendermi. Mi si è attaccato ai capelli e ai vestiti e continuava a mordermi con il suo becco. Ho provato un grande dolore”.

Nella stanza visita dove si trovava Francesco, entrò Gianna, la signorina che aveva assistito alla scena e che lo aveva accompagnato in pronto soccorso. Si salutarono appena, disse: “Mi dispiace moltissimo. Arturo ha perso il controllo. Fa parte del suo comportamento essere chiassoso. E’ intelligente e buono, ha una forte socialità e una buona conversazione gestuale e vocale. Fino ad oggi non ha mai aggredito nessuno”. Il dottore chiese se era molto tempo che aveva in casa il pappagallo. Gianna rispose che erano molti anni.

Gianna era una ragazza  giovane sui 30 anni alta e magra, carnagione chiara e occhi azzurri, un viso luminoso che infondeva simpatia. Indossava una maglietta rosa e un paio di pantaloni bianchi aderenti. Continuò “Anni fa mi sono sentita molto sola. Dovevo cambiare per lavoro sempre città, persone, amici e allora decisi di comprare Arturo per avere un affetto stabile. Lo portavo  con me ovunque andassi.  La mattina lo chiamavo  e lui volava sul mio letto. Quando era piccolo gli parlavo come si parla ad un bambino e lui mi capiva e imparava molto in fretta. Lo lasciavo libero in casa, si appoggiava sulla mia spalla e poi sulla  mia mano, faceva giravolte,  mi faceva ridere anche quando ero stanca e infelice”.

“Ma davvero parla ? chiese il medico ?” “Si” disse Gianna!  “Mi chiama Gianna amore, con le ali mi fa carezze o almeno io credo. Mentre cresceva imparava cose nuove e improvvisava qualche parola delle parti che dovevo recitare”. “Come è potuto accadere, come mai ha aggredito Francesco?”  “Ho vissuto sempre da sola  con Arturo” rispose Gianna. “Poco tempo fa sono stata avvicinata da Francesco. Era molto gentile e io lo apprezzavo molto. Poi sa come succede, i nostri occhi si sono incontrati, lui mi ha preso per mano, ha cominciato a toccarmi e  mi ha stretto sempre di più a sé. Mi sono ritrovata tra le sue braccia.” “Ma il pappagallo cosa c’entra?  chiese il dottore . “Mentre Francesco mi abbracciava Arturo si posava su di me e strillava: “Cattivo, cattivo... uomo finto e bugiardo.”

Ero attratta fisicamente da Francesco ma ad un certo punto mi sono domandata se il mio affetto per lui  era più forte che per Arturo.  Ma perché Arturo lo ha aggredito ? chiese il dottore “Forse perché non sentiva Francesco  sincero. Lei sa che gli animali ci proteggono dagli errori. Sono esseri semplici solo loro possono capire quando un sentimento è vero perché il loro amore è disinteressato”. Finito  di curare le ferite di Francesco ancora dolorante, lui  guardò Gianna e le disse: “Il tuo Arturo è geloso di me. Io non amo gli animali specialmente quelli che aggrediscono per niente”. Gianna gli rispose: “Chi non ama gli animali non può amare le persone e soprattutto non può amare me”. Gianna capì che la storia con Francesco finiva lì in quella stanza di ospedale. Uscendo disse “Vede  dottore, Arturo aveva ragione, stavo sbagliando”.

di STEFANO GRIFONI direttore Pronto Soccorso AOU Careggi

Ultima modifica ilSabato, 08 Aprile 2023 09:59
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