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Le storie dal Pronto Soccorso n.3 - di Stefano Grifoni

Le storie dal Pronto Soccorso n.3 - di Stefano Grifoni Le storie dal Pronto Soccorso n.3 - di Stefano Grifoni

IL RISVEGLIO

AGIPRESS - Il dottore ruppe il lungo silenzio mentre si trovava nella stanza di Angela Chiese alla madre come trovava la figlia dopo l’intervento subito  di urgenza al cervello per una emorragia.  Il medico  poi si rivolse agli studenti e chiese: “Qualcuno di voi ha amici che hanno avuto lo stesso problema di Angela?”. Alcuni risposero  che era la prima volta che vedevano una paziente risvegliarsi dopo un  intervento al cervello . “Per lei”  disse il medico, rivolto alla madre di Angela “è stata sicuramente una esperienza molto dura al pensiero che una figlia  potesse rimanere per sempre su una sedia  a rotelle. Spesso le persone non rimangono autonome, perdono l’uso degli arti, hanno difficoltà a svolgere semplici attività quotidiane  per deficit delle capacità visive, uditive, perdono la memoria breve”. “Per me è stata una esperienza terribile…. essere chiamati perché una figlia è in pericolo di vita… può immaginare”,  rispose la madre.

Il medico iniziò a raccontare la storia di Angela ai giovani studenti:  “Mentre era in tranvia è caduta a terra priva di coscienza  ed è arrivata in pronto soccorso. La tac del cranio ha dimostrato  la presenza di una emorragia cerebrale dovuta alla rottura di una malformazione arterovenosa del cervello. I  medici  del pronto soccorso, dopo avere fatto la diagnosi, hanno  inviato Angela in sala operatoria neurochirurgica. L’operazione è durata molte ore ma fortunatamente è riuscita”.

“Signora, come era  Angela prima  di  avere questo problema?” –  chiese il medico. E la madre rispose:  “Era una ragazza timida, le piaceva il mare e andare al luna park  a divertirsi  con la sua amica del cuore. Io non  volevo  che   ci andasse  perché  consideravo il luna park pericoloso,  ma  a lei  piaceva molto salire su quelle macchine volanti. Si vestiva in maniera semplice con pantaloni e maglione,  si truccava per strada e non so perché si scioglieva i capelli .  Quando poi tornava a casa mi raccontava tutto quello che aveva fatto. Del giorno in cui è arrivata in ospedale non ricorda niente, forse qualcosa che ha preceduto la perdita di conoscenza e la caduta a terra”.

Angela guardava tutti con curiosità e teneva la mano della mamma nella sua. Il medico continuò: “Per una emorragia cerebrale si può morire:  è una malattia grave, può arrecare seri danni:  però si può guarire  anche se  a volte solo parzialmente, oppure come in questo caso del tutto”. Parlava in modo autorevole facendo tesoro della propria esperienza. La madre di  Angela aveva sperato che la figlia si salvasse da questa situazione. Come poteva immaginare e sapere che Angela dopo l’intervento si sarebbe risvegliata senza danni neurologici?, chiese al dottore. “I pazienti che non ce la fanno  non si muovono,   non parlano, non reagiscono alla voce di una persona che li ama  come la mamma, che alla fine è l’unica persona  che cercano risvegliandosi. Le mamme di chi si risveglia  muoiono due volte  e spesso continuano a morire ogni giorno”. “Ma quando ha capito che si stava risvegliando ?” chiese il dottore.  “Un giorno, dopo molte ore dall’intervento,  ho sentito che mi stringeva il braccio e ho capito…”  “Secondo lei Angela ricorda cosa è successo?”.

“Dottore non ho capito se si ricorda cosa è successo. Mi racconta di un forte dolore alla testa e successivamente il niente. Non sono convinta che i ricordi siano spariti completamente”. “Angela tu che ne pensi?”, chiese il medico. “Non so… per me  è stato come un sogno”, rispose la ragazza . “Cosa hai sognato Angela” chiese la madre.  “Stavo ritornando dal mare   ed ero molto triste come mi succede sempre  ogni volta che lascio quel posto. Un periodo intenso pieno di cose nuove. Io amo vivere esperienze diverse, conoscere cose nuove.  Ho conosciuto un uomo che ha dedicato  la sua vita alla pesca.  Mi sono divertita ad ascoltare le sue esperienze e i suoi racconti,  le diverse tipologie di pesca., le diverse terminologie, i diversi rituali  usati nella  pesca dei tonni. Ero intimidita di fronte a un uomo che aveva lottato faccia a faccia con i più grandi tonni del mediterraneo.  Mi sono  trovata immersa in un acqua  limpida e profonda  armata di maschera e boccaglio, un paio di pinne”.  “Tu ami il mare”, disse il dottore. “Io faccio pesca subacquea  e ho un fucile a molla. È un po’ pericoloso  andare in profondità”. “Ah, sì… ecco” – disse Angela – “mi sono trovata proprio in profondità e stavo molto bene … Invece quando mi sono risvegliata mi sembrava di essere paralizzata avevo come la sensazione di una minacciosa presenza estranea che cercava di farmi del male. Poi tutto è passato. Penso di aver continuato a sognare poi ho sentito la voce di mia mamma che mi chiamava e ho aperto  gli occhi. Ho visto che mia mamma piangeva, ho sentito le lacrime che gli scendevano e che bagnavano il mio braccio sul quale lei appoggiava il volto. Forse saranno state proprio queste lacrime  a darmi la forza di   risvegliarmi e poter sorridere a chi non mi aveva abbandonato mai durante tutto questo tempo”. La madre mentre ascoltava il racconto di Angela si commosse nuovamente e disse al dottore: “Spesso i risvegli sono invisibili, serve saperli  riconoscere”. AGIPRESS

di Stefano Grifoni direttore Pronto Soccorso Careggi

Ultima modifica ilMartedì, 24 Gennaio 2023 17:14
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