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Flebologia e chirurgia vascolare a difesa dell’apparato circolatorio

Flebologia e chirurgia vascolare a difesa dell’apparato circolatorio. Intervista al dott. Gabriele Bertoni Flebologia e chirurgia vascolare a difesa dell’apparato circolatorio. Intervista al dott. Gabriele Bertoni

Ne parliamo con il Dott. Gabriele Bertoni, flebologo e chirurgo vascolare, nonché membro della società italiana di flebologia ed esponente del College of Phlebology.

AGIPRESS - SPECIALI - L’apparato circolatorio è un intricato sistema di vene, capillari e arterie la cui regolare funzione è fondamentale per il benessere dell’intero organismo. Quando una piccola rotella di questo meccanismo si inceppa, ecco apparire i primi sintomi, più o meno visibili. La chirurgia vascolare è quella branca della chirurgia che si occupa delle patologie dei vasi sanguigni. Proprio da questo ramo si sta affermando -finalmente anche in Italia- la figura del flebologo, uno specialista che tratta le malattie del sistema venoso, fornendo diagnosi e terapie ad hoc. Comunemente chiamato “il medico delle vene”, il flebologo cura sia le vene superficiali (capillari, varici, edemi e flebiti) che quelle profonde (reflusso venoso e trombosi venose profonde). Approfondiamo con il Dott. Gabriele Bertoni, flebologo e chirurgo vascolare, nonché membro della società italiana di flebologia ed esponente del College of Phlebology (info su gabrielebertoni.it).

Dott. Bertoni, ci spieghi meglio di che cosa si occupano la chirurgia vascolare e la flebologia. La Chirurgia vascolare si occupa del trattamento chirurgico delle patologie dei vasi sanguigni, anche se storicamente l'attenzione è posta sulle patologie arteriose come aneurismi e ischemie. La flebologia si dedica nello specifico alle patologie circolatorie che riguardano il versante venoso della circolazione. Queste alterazioni sono molto più diffuse di quello che generalmente si pensi. Si stima infatti che un’altissima percentuale della popolazione generale (circa il 40%, tra uomini e donne) soffra di patologie venose da reflusso, come ad esempio le vene varicose. Questo tipo di patologia, sebbene raramente sia pericolosa, è tuttavia in grado di alterare anche in modo profondo la qualità di vita dei pazienti che ne soffrono. Lungi dall'essere un problema prettamente estetico, l'insufficienza venosa può portare alla formazione di ulcerazioni alle gambe, flebiti e gonfiore, anche severo.

Si sente spesso parlare di problemi venosi legati all’ambito prettamente femminile. È vera questa credenza popolare? E quali sono i miti da sfatare in materia di problematiche venose? Nell’immaginario comune le patologie venose sono spesso associate, erroneamente, al sesso femminile, all’età avanzata o alla gravidanza. In realtà queste patologie sono egualmente suddivise tra uomini e donne; le donne hanno solamente il merito di rivolgersi allo specialista in anticipo rispetto al genere maschile, essendo più attente ai problemi estetici, che nella fase iniziale si manifestano magari tramite dei semplici capillari. Con le tecniche attuali, e in particolare attraverso lo strumento dell’ecocolordoppler, riusciamo ad individuare queste patologie perfino in pazienti giovanissimi di sesso maschile.

I segni di questa patologia sono sempre evidenti o possono anche essere non visibili esternamente? Per un 20% di soggetti con problemi venosi manifesti (capillari o vene varicose) la statistica ci dice che un altro 20% soffre di disturbi legati alla patologia venosa, ma senza mostrarne segni visibili. Possono essere persone con crampi notturni, gonfiore alle caviglie, senso di pesantezza alle gambe, prurito o bruciore, tutti sintomi che riportano però ad una patologia venosa principale. Il problema delle vene varicose, liquidato da molti medici di base solo come un fatto estetico, è in realtà una patologia il cui spettro va dai semplici capillari, alle vene varicose, ma può anche arrivare a determinare l'insorgenza di problemi ben più gravi, come le ulcere venose. Dunque, meglio non attendere! E' bene prevenire e prenotare una visita al manifestarsi dei primi sintomi.

Ci sono fattori genetici o stili di vita che possono favorire la comparsa di questa patologia? Se sì, cosa possiamo fare e che comportamenti possiamo adottare per prevenire o ritardarne i sintomi? Chiaramente ci sono fattori che possono peggiorare la situazione, come rimanere in piedi per lungo tempo, uno stile di vita sedentario, il sovrappeso, l'assunzione di alcuni farmaci, le radiazioni UV, il calore, il freddo, il fumo e l’alcool. Un’attività fisica regolare (anche solo 40 minuti di camminata al giorno), una dieta equilibrata e ricca di vitamine e bioflavonoidi, eventuali integratori prescritti dal medico e calze a compressione graduata possono sicuramente aiutare ad arginare sintomi e problematiche, ma non sono di certo la cura definitiva del problema. La base è comunque una predisposizione famigliare alla patologia, che può essere rintracciata nei parenti prossimi nell’85% dei casi.

Come si può curare questa patologia? Non esiste una soluzione standard. Lo specialista, dopo una visita accurata e un attento esame ecocolordoppler, prospetterà soluzioni personalizzate e interventi su misura. Tra questi ci potrebbero essere terapie sclerosanti con tecnica mista (schiuma più liquido), ablazione laser della safena e micro-incisioni in anestesia locale per le vene più superficiali (in totale regime ambulatoriale), che permettono risultati rapidi, nel massimo comfort e sicurezza, senza convalescenza né ferie forzate dal lavoro.

A volte si tende a rimandare una visita in quanto è credenza comune pensare che le vene “tanto ritornino”, almeno a livello estetico. È così? Guardi, in passato vi era un alto tasso di recidiva, in particolare legato ad una scarsa attenzione alla diagnosi e all'impiego della chirurgia tradizionale come metodo estirpativo del problema. Ad oggi vi sono trattamenti personalizzati e mini-invasivi che, assieme ad una attenta e scrupolosa diagnosi, permettono una soluzione definitiva del problema. Lo scopo finale del flebologo è quello di migliorare in maniera permanente la qualità della vita del paziente attraverso una diagnostica all’avanguardia e con trattamenti minimamente invasivi che possano permettere una ripresa immediata della quotidianità. 

Un consiglio finale ai nostri lettori. Personalmente consiglio sempre di diffidare da chi propone interventi obsoleti e di rivolgersi sempre a professionisti che si avvalgono delle più moderne tecnologie per la cura delle patologie venose. Medici che si aggiornano e si confrontano continuamente con i propri colleghi a livello nazionale e internazionale, perché, come in ogni ambito, la continua formazione è essenziale sia per l’operato del medico che per il benessere finale del paziente. Ai primi sintomi, o anche solo in via preventiva in caso di forte famigliarità, effettuate una visita di controllo e dissipate i vostri dubbi con lo specialista, trovando la soluzione più adatta a voi.

AGIPRESS

Ultima modifica ilGiovedì, 01 Dicembre 2022 17:34
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