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AGRICOLTURA - I giovani: meglio un agriturismo che lavorare in ufficio

I giovani preferiscono lavorare in un agriturismo che in uffici9o. Lo rivela un'indagine condotta da Coldiretti e Swg I giovani preferiscono lavorare in un agriturismo che in uffici9o. Lo rivela un'indagine condotta da Coldiretti e Swg

E’ “fuga” nelle campagne. Lo rivela un’indagine di Coldiretti/Swg: il 38% preferirebbe gestire una struttura agricola piuttosto che lavorare in una multinazionale (28%) o in banca (26%). Ecco  le storie toscane di chi ha mollato tutto e ha cambiato vita

 

AGIPRESS – TOSCANA - Non c’è solo il problema della disoccupazione, più di tre giovani sotto i 40 anni su quattro (77%) una volta trovato il lavoro pensano di cambiarlo perché sono scontenti. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Swg presentata al Beach Cub, in Versilia, in occasione delle premiazioni dell’Oscar Green 2013 . In  quella occasione sono storie di persone che hanno deciso di “cambiare” strada consapevoli che non sarebbe stata una passeggiata; che hanno lasciato un lavoro sicuro, un contratto a tempo indeterminato per un’esperienza che oggi li esalta. Secondo l’indagine Coldiretti/Swg, infatti, il 38% dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (28%) o fare l’impiegato in banca (26%). Oggi si registra un profondo cambiamento rispetto al passato, quando la vita in campagna era considerata spesso sinonimo di arretratezza e ritardo culturale nei confronti di quella in città: “La rivoluzione è iniziata, in verità è in atto già da alcuni anni - spiega Paolo Giorgi, delegato Giovani Impresa Toscana – nella nostra regione sono nate e stanno nascendo tante belle imprese, così come tanti giovani stanno guardando con curiosità, attenzione ed interesse a questo settore che a differenza di altri comparti mostra e dimostra segnali in controtendenza”.

 

DALLO STUDIO DENTISTICO AL SOCCORSO ANTIFRANE - Valentina Rappelli (Massa Carrara)

Ha mollato il suo precedente lavoro da assistente di uno studio dentistico per dedicarsi con passione all’agricoltura. Insieme al marito Andrea, ex operaio in mobilità - afferma la Coldiretti - a settembre del 2012 Valentina Rappelli decise di buttarsi in un’impresa del tutto originale: la produzione di Vetiver, una pianta erbacea che viene utilizzata in ingegneria verde come strumento per il consolidamento e la conservazione del suolo. In poche parole il vetiver è una pianta innovativa che può sostituire il cemento per consolidare zone franose, depurare terreni e fermare l'erosione delle spiagge. Valentina e Andrea sono convinti del loro nuovo metodo estremamente efficace e meno invasivo e sperano nella sua diffusione. D’altra parte basta solo un cambio di mentalità verso una cultura eco-sostenibile.

 

DAL RISTORANTE INGLESE ALL’ELICICOLTURA – Iacopo Gallini (Pisa)

Dalla grande metropoli Londra alla piccola San Miniato per allevare chiocciole. La scelta di Iacopo Galliani, 24 anni, milanese di nascita appunto, è stata radicale. Una laurea in Agraria all’Università di Firenze e un padre che lavora in ambito sociale per “inventarsi” un lavoro diverso (e un’impresa) da tutti gli altri e da tutti quelli che fanno i suoi coetanei. Ex cameriere in un ristorante a Londra con contratto a tempo indeterminato, e prima ancora “tecnico informatico” in un negozio di Pc e varie a Milano, si era stufato dei ritmi frenetici della città e di un lavoro che non lo faceva sorridere. La sua è stata una vera e propria fuga. Iacopo – spiega Coldiretti - “coltiva” lumache per la ristorazione e presto anche per il settore della cosmetica: ad aiutarlo ci sono soggetti con disabilità psichiche medio-gravi. Il suo allevamento ha un estensione di 10.000 mq. di terreno nel quale trovano collocazione 40 recinti che possono ospitare meglio oltre un milione di chiocciole. Il suo è oggi un allevamento che unisce profit e non profit perché impiega le risorse dell’agricoltura per promuovere ed accompagnare azioni terapeutiche, di riabilitazione e inclusione sociale e lavorativa di persone svantaggiate o a rischio di esclusione sociale. La grande metropoli non gli manca, anzi, esattamente tutto il contrario. Il suo futuro l’ha trovato a San Miniato.

 

DAL MUSEO ALLA BOTTEGA – Roberta Benedetti (Pistoia)

Dai Macchiaioli alle olive. Roberta Benedetti, laurea in Storia dell’arte a Firenze, da tre anni insieme a mamma e sorella conduce “La Bottega di Fonteregia”, azienda agricola a Montecatini Alto. Olio aromatizzato (all'origano, rosmarino, peperoncino) e taglieri ricavati dagli ulivi sono le specialità della Bottega, che è anche Punto Campagna Amica. Roberta ha 30 anni, e durante il periodo universitario – racconta Coldiretti - ha fatto la guida museale a Montecatini Terme. Ha lavorato anche in una mostra antologica dedicata ai Macchiaioli. Terminati gli studi però: ha preferito “sporcarsi” le mani a raccogliere olive, abbandonando i Macchiaioli. La passione per l'arte rimane, ma l'agricoltura ora è il mio mestiere.

 

DALLO STAGE ALL’ORTO DA ADOTTARE – Francesco Paolicchi (Pisa)

Non è vero che gli stage non funzionano. Francesco Paolicchi, 25 anni, pisano non sapeva esattamente cosa fare dopo l’università fino a che nel suo percorso post-laurea non ha incontrato quelli che oggi sono i suoi “compagni” d’avventura. Laureato in Agraria, proprio come i suoi “soci-colleghi” Alessandro Di Fonzo, 35 e Francesco Manciocco, 31, è in quelle ore che Francesco doveva dedicare allo stage che nasce il progetto “Mi Coltivo”. “Mi Coltivo” mette in condizioni il consumatore di adottare un piccolo orto di circa 30 metri quadrati con tanto di possibilità di personalizzare spaventapasseri, cancellino d’ingresso, steccato e consegna a domicilio dei prodotti “raccolti”. Il loro progetto – spiega Coldiretti - punta su stagionalità, filiera cortissima, alimentazione sana e sostenibile, e soprattutto su metodi di produzione esclusivamente agronomici (a residuo zero). Utilizzando Facebook, internet e l’e-commerce per promuovere i loro prodotti: il loro obiettivo è creare una realtà in campo agricolo fortemente innovativa e collegata direttamente al consumatore.

 

DAL TAXI AL FRANTOIO - Gianluca Grandis (San Cascano in Val di Pesa - Firenze)

Ha guidato per 10 anni un taxi su e giù per il centro di Firenze. Traffico, smog, stress, clacson ed il radiotaxi sempre acceso pronto per far salire a bordo un nuovo cliente erano nella sua giornata tipo. Poi un giorno ha detto: basta, cambio vita. E lo ha fatto per davvero. Gianluca Grandis, 35 anni, oggi produce olio extravergine di oliva, possiede un frantoio aziendale modernissimo ben avviato e recupera i sottoprodotti della lavorazione (sansa) per trasformarlo in combustile alternativo ecologico. Produce anche un buonissimo vino Chianti Classico. Insieme alla fidanzata – racconta Coldiretti - ha investito nel sogno di una vita diversa che corrisponde al nome de “La Ranocchiaia”. Il suo presente ed il suo futuro si trova a San Casciano, a solo 9 chilometri dal Palazzo Vecchio ma così lontano dal suo passato. Gianluca condivide questa scelta insieme alla fidanzata Judyta.

 

 DALLA MULTINAZIONALE FARMACEUTICA ALLA COOPERAZIONE SOCIALE - Marco Bechini (Lucca)

Marco Bechini, 39 anni, lavorava per una multinazionale prima di lasciare la vecchia e sicura strada per prenderne una nuova, piena di imprevisti e poche certezze. Il suo era il lavoro dei suoi sogni: progettava prototipi di impianti e macchine per l’industria farmaceutica. La graduale necessità di “cambiare vita” si fa sentire nel 2000, l’esperienza del volontariato alla Diocesi di Lucca insieme alla compagnia, poi un viaggio in Rwanda, la prima sul campo, e nel 2004 il Burkina Faso. Marco ottiene l’aspettativa e lascia temporaneamente il lavoro: trascorre due anni in Burkina Faso dove si impegna nell’apertura di una missione. Al suo rientro, la svolta. Prende forma il progetto “Calafata”. La Cooperativa produce olio e vino, ortaggi, miele e cura giardini e spazi verdi per conto di amministrazioni comunali e privati. A fornire la manodopera ogni giorno – spiega Coldiretti - sono una decina tra ex tossicodipendenti, persone con problemi di salute mentale e persino profughi che hanno così l’opportunità di imparare un mestiere e ricominciare una nuova vita.

 

DALLA FERRARI ALL’AGRITURISMO – Daniele Grandolfi (Siena)

Dai calcoli alle sperimentazioni, dalla progettazione alla consulenza a venditori italiani ed esteri, per approdare in un nuovo mondo e trovare il senso della vita nell’agricoltura. È la storia di Daniele Grandolfi, ingegnere meccanico, progettista in Ferrari che, con la moglie Letizia, laureata in Economia aziendale, impegnata nel recruiting a Modena, si è buttato anima e corpo, cambiando tutto, per dedicarsi all’agriturismo e alla terra in uno degli angoli più suggestivi della Toscana nel Senese, nella Val d’Orcia patrimonio Unesco. Qui la giovane coppia ha trovato la casa che cercava: Podere Casa Baccano. Ecco il nome dell’azienda agricola che guarda Pienza, San Quirico d’Orcia e la Rocca di Castiglione, otto ettari di terreno e mille piante di olivo che circondano la casa in cui Daniele e Letizia fanno agriturismo. Una scelta lavorativa e di vita – spiega Coldiretti - che lo porta ad essere, ogni giorno, circondato dalla natura, dall’impegno per preservarla, da città d’arte, località termali, chiese e pievi, rimanendo sempre un ingegnere: ai problemi e alle questioni inerenti l’agricoltura, Daniele sempre delle soluzioni pratiche e rigorose come quando faceva i calcoli per la Ferrari. L’agriturismo è anche - continua Coldiretti - contatto diretto e relazione con le persone, accoglienza. Della precedente vita - conclude Coldiretti - Daniele e Letizia Grandolfi hanno conservato l’apertura verso i nuovi media, la comunicazione esterna, soprattutto internet, con cui promuovono la propria struttura.

 

DAL PIANO BAR ALLA DIDATTICA PER BAMBINI - Claudia Ceglia (Firenze)

Dal piano bar alla didattica per bambini. Il passo non è stato breve se poi in mezzo ci metti una laurea in veterinaria, nel frattempo sospesa, una indipendenza economica che non guasta mai e la possibilità di stare a contatto con la gente. Ogni sera una festa diversa e gente diversa: per molti un sogno. La svolta per Claudia Ceglia, 40 anni, avviene 5 anni fa quando – spiega Coldiretti - decide di mollare la sua orchestra, chiudere il pianoforte e di cercare un terreno agricolo a Lasta a Signa, a 5 minuti dal centro urbano. Ad accompagnarla in questa ricerca è Monia, amica e socia, 39 anni: le due ragazze si conoscono tra i corridoi dell’Università. Anche Monia, proprio come Claudia, sospenderà gli studi per dedicare tutte le risorse ed il tempo al progetto “Isola Manna”. Nata nel 2009 “Isola Manna” è una realtà dinamica che mette al centro i bambini e le famiglie attraverso un ricco e variegato percorso di fattorie didattiche, esperienze live nell’aia a contatto con gli animali, asinelli, caprette, cani, e la natura. L’altra caratteristica dell’azienda è la riduzione degli sprechi, ottimizzazione delle risorse e la sostenibilità delle produzioni: la scelta di pratiche agronomiche è orientata – spiega Coldiretti - al mantenimento di un'agricoltura sostenibile così come il materiale per integrare la fertilità del terreno viene prodotto creando del compost con i residui di potatura degli ulivi e proviene dal letame degli animali. L’azienda produce ortaggi, zafferano, olio, uova, lumache ed il pollo livornese.

Agipress

 

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