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Supercoppa, tra finzione ed etica

Supercoppa, tra finzione ed etica Supercoppa, tra finzione ed etica

Il commento di Massimo Sandrelli.

AGIPRESS - Milan - Inter è il superderby. È una partita imperdibile anche per i non tifosi. Così mi sono piazzato davanti al televisore con gusto. Il fatto che si giocasse nello King Fahd Stadium di Riad era solo una nota di colore. Man mano con lo scorrere dei minuti avevo come una strana sensazione. Me ne sono reso conto al secondo gol dell’Inter. La regia televisiva indugiava sul pubblico per mostrarne l’entusiasmo. Lo sventolio delle bandiere nerazzurre però corrispondeva a quelle rossonere. Anzi ad un punto sono sobbalzato: un tifoso interista e uno milanista abbracciati che sorridevano. Che diamine. Allora facendo più attenzione mi sono reso conto che si trattava di un’enorme messa in scena. Gli spettatori, molti dei quali dalla pelle bruna, erano stati ingaggiati per completare la spettacolo. In teatro gli organizzatori una volta reclutavano la “claque” per condizionare il favore del pubblico. In Arabia hanno fatto prima: abbiamo una grande partita, procuriamoci un pubblico adeguato o verosimile. Che importa se poi sono milanisti, interisti e niente di ciò, come si dice, la televisione è finzione quindi… Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, interpretando la perplessità popolare, alla vigilia aveva sentito il bisogno di alzare un dubbio ma il suo omologo della Lega Calcio, Lorenzo Casini aveva risposto stizzito: e noi i soldi dove li troviamo? Diciamo per chiarezza che la federazione è la “madre naturale” del calcio tutto ma da anni ha delegato alle Leghe la gestione del movimento a vari livelli. Casini presiede quella di serie A che gestisce soldi, mercato, marketing e quant’altro. La Lega che sarebbe la Confindustria del pallone, stipula i contratti e “vende” il prodotto calcio. Purtroppo gli attuali “padroni del vapore” che sono i soci della Lega, si trovano in mezzo a una montagna di debiti che loro stessi e i loro predecessori hanno causato concedendo faraonici contratti e in qualche caso anche qualche integrazione clandestina. Naturalmente ora cercano soldi a destra e a manca. Perché si è arrivati prossimi al tracollo finanziario richiederebbe un lungo discorso e forse poco interessante per l’opinione pubblica. Basti dire che nel calcio di oggi guadagnano solo calciatori, allenatori e agenti o mediatori, come si vogliano chiamare. Le spese sono esorbitanti e i conti in rosso. Così il professor Lorenzo Casini è stato eletto con questo compito preciso. Il contratto proposto dalla Arabia Saudita è generoso: venticinque milioni di euro per tre edizioni, quasi un’offerta da non poter rifiutare. L’Arabia è candidata per ottenere i mondiali 2030 e quindi vuole accreditarsi presso i potenti del mondo del pallone. Il calcio è uno sport che diventando professionismo ha dovuto accettare le regole dello spettacolo. Il fascino del calcio, che lo rende il preferito nella più parte del mondo, scatena la passione della gente. L’ex presidente della Juventus Andrea Agnelli e una decina di altri avevano tentato un colpo di mano per fare la Superlega, una sorta di Haarlem Globetrotters, in modo da dividere in pochi i soldi dei diritti tivù. La domanda è che se per fare uno spettacolo sempre più remunerativo bisogna ricorrere ad una  finzione perfino smodata, ci sarà uno confine etico invalicabile? AGIPRESS

di Massimo Sandrelli

Ultima modifica ilVenerdì, 20 Gennaio 2023 18:06
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